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sabato 04 dicembre 2021
 
 

Il cuore sta con Totti, la testa con Spalletti: ma il muro di Trigoria no.

22/02/2016  Romanista/1, Manuel Gandin:"A Trigoria c’è un nuovo muro, stupidissimo come tutti i muri. Almeno questo, di muro, e ddai Lucia’, e daje France’, buttatelo giù".

Venti metri di separazione. Circa. Ma poi chi se ne frega se sono di più. Nei giorni in cui parlare di muri confonde un po’ tutti, tra premi cinematografici da un lato, sbarchi e morti di mare, muri invocati e contestati dall’altro, ci mancava solo il muro di Trigoria. Anche se preferiremmo cento muri come a Trigoria piuttosto che altrove. E, comunque, sia come sia, Totti versus Spalletti significa cuore versus cervello, passione contro razionalità, amore contro logica.

Perché, alla fine, la vicenda di uno dei più grandi campioni di calcio si riduce a una domanda senza risposta: chi ha ragione, Francesco o Luciano? L’ottavo re di Roma o il Cincinnato della panchina? Niente di meglio per una città che da sempre s’infervora per un pollice verso allo stesso modo con cui siede a tavola per una spaghettata. Perché tutto a Roma è sacralità profana, gioco serio, lavoro scherzoso, contraddizione eterna. Così, il campione ha ragione, per noi che – eh sì, sveliamolo, anche se non sarebbe corretto: il giornalista ha un cuore tutto giallorosso – quando andiamo allo stadio abbandoniamo ogni ritegno per affidarci da sempre a Totti così come un bambino si stringerebbe alla gonna della mamma. Chi tocca Totti tocca mamma mia, ammonisce il tifoso. Il cuore, ah il cuore, come pulsa per Totti!

Ma poi l’altra parte, quella attaccata al collo, pesante e pensante, be’, quella sta con Luciano Spalletti perché è lui il capobanda, è lui che deve decidere, e ogni decisione deve essere accettata da tutti, tifosi compresi. Anche dai tifosi giornalisti. E, dunque, alla fine, se nessuno ha veramente ragione al cento per cento, ma perché non vi parlate? Perché non sapete comunicare, proprio voi due, l’uno diventato il primo “falso nueve” del calcio moderno grazie all’altro, e l’altro un grande tecnico grazie all’invenzione di uno schema, il 4-2-3-1, nato proprio per ingrandire ancor di più l’immagine e lo spessore del campione?

Boh, valli a capire. Ma si può comprendere meglio lo sforzo tremendo di Totti per giocare ancora. Nessuno ci ha fatto caso, preso com’era a raccontare (in malo modo, superficialmente) che dopo una certa età è meglio smettere, eccetera eccetera. Ma chi controlla i numeri di Totti sa che lui certi traguardi li insegue perché, in effetti, sono lì, a portata di mano. Gli mancano solo sette partite in campionato per raggiungere le 600 presenze, sei per arrivare a quota 800 con la maglia della Roma.

È chiaro che non vuole smettere mentre vede questi obiettivi lì, a pochi centimetri. Ma forse c’è dell’altro, che nessuno può o vuole svelare. E se per caso Totti avesse firmato accordi personali (sponsorizzazioni, contratti pubblicitari o altro) legati al raggiungimento dei 40 anni in campo? E se, sempre magari, sempre “se”, di fronte a queste proposte avesse chiesto alla società un parere: “Che faccio? Mi garantite un altro anno ancora? Altrimenti devo dire di no.” E se, ancora e sempre “se”, il club avesse risposto, con superficialità: “Ma sì, ci mancherebbe, scegli tu quando smettere, firma, non preoccuparti” e ora invece si scopre che tutto sta cambiando? Chissà. Magari non è vero, magari è solo fantasia lontana di chi s’immagina perfino l’inesistente. Ma quello che è certo è che oltre alle stanze, ora a Trigoria c’è un nuovo muro, stupidissimo come tutti i muri. Almeno questo, di muro, e ddai Lucia’, e daje France’, buttatelo giù.

 
 
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