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venerdì 07 agosto 2020
 
PEDOFILIA
 

«Io, abusato più di cento volte»: lo strazio delle vittime

21/02/2019  In aula le testimonianze shock dei sopravvissuti alle molestie dei preti. Così si apre l'incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, che si svolge in Vaticano fino al 24 febbraio. Il Papa auspica «non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci»

«Ci vuole concretezza», lo ripete più volte papa Francesco. «Il santo popolo di Dio ci guarda  e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concerete ed efficaci da predisporre». Bergoglio, dopo la preghiera iniziale, introduce il meeting su La protezione dei minori nella Chiesa, in corso in Vaticano fino al 24 febbraio e ricorda che «grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità». Un male che i 190 che partecipano all’incontro hanno toccato con mano ascoltando alcune testimonianze delle vittime, anzi dei sopravvissuti. Testimonianze scioccanti come quella di una donna africana che è stata abusata per 13 anni da quando ne aveva 15: «Sono rimasta incinta tre volte e mi ha fatto abortire per tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo di lui così tanto che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui mi picchiava». Oppure di un sacerdote di 53 anni, dell’Europa dell’Est: «Da adolescente, dopo la conversione, andavo dal prete perché m insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa, e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto. Questo mi ha ferito profondamente». Ma un’altra ferita gli arriva dal vescovo che, a distanza di tanti anni continua a non rispondergli. O ancora quella di un uomo, asiatico, che racconta di essere stato «molestato sessualmente per tanto tempo e oltre cento volte e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita». Sono cinque a far arrivare la voce nell’aula nuova del Sinodo dove cominciano i lavori. Coperti dall’anonimato cercano, soprattutto, ascolto. «Perché Dio non mi ha ascoltato?», è il grido che risuona da tutti i racconti. «Un grido doloroso e terribile», commenta Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la comunicazione. «Siamo di fronte a una piaga, al grido dei piccoli che chiede giustizia» e la «risposta deve arrivare non a parole, ma in modo concreto e sinodale».

Una concretezza che il Papa mette nero su bianco facendo distribuire ai presenti, come punti di riflessione una traccia di lavoro in 21 punti. Chiede di «elaborare un vademecum pratico nel quale siano specificati i passi da compiere a cura dell’autorità in tutti i momenti chiave dell’emergenza di un caso», chiede, subito al secondo punto, di «dotarsi di strutture di ascolto composte da persone preparate ed esperte, dove si esercita un primo discernimento dei casi delle presunte vittime». Tra i punti chiave la collaborazione con le autorità civili e il sostegno delle vittime e delle loro famiglie, la cura delle comunità ferite, l’età minima per il matrimonio elevata a 16 anni per evitare che, laddove la cultura preveda matrimoni con bambine sia sufficientemente chiaro che si tratta di abusi. E poi ancora programmi di formazione per i seminaristi, valutazione psicologica dei candidati a sacerdozio…

Sono tanti gli spunti di riflessione arrivati già nella prima mattinata di lavori, con le relazioni del cardinale Luis Antonio Tagle, che si chiede «come possiamo professare la fede in Cristo se chiudiamo gli occhi davanti a tutte le ferite inflitte dagli abusi? Fratelli e sorelle, ecco cosa è in gioco in questo momento di crisi, originato dall’abuso dei bambini e dalla nostra cattiva gestione di questo crimine. La nostra gente ha bisogno che noi ci avviciniamo alle sue ferite, che riconosciamo i nostri peccati se vogliamo dare una testimonianza autentica e credibile della nostra fede nella risurrezione. Questo significa che ciascuno di noi, come pure i nostri fratelli e sorelle che sono a casa, devono assumere personalmente la responsabilità di portare la guarigione a questa ferita inferta al Corpo di Cristo, che devono assumere l’impegno di fare tutto quanto sia in nostro potere e capacità per fare in modo che i bambini, nelle nostre comunità, siano al sicuro e amati». come si può professare la fede se chiudiamo gli occhi di fronte agli abusi». Dal canto suo monsignor Charles Scicluna ha richiamato la responsabilità dei vescovi come pastori al servizio della giustizia e ha elencato una serie di buone pratiche per «la salvaguardia dell’innocenza dei nostri bambini e dei nostri giovani». Dalla «segnalazione di atti di cattiva condotta sessuale », che devono essere di dominio pubblico alle indagini, al processo penale canonico, alla collaborazione con le autorità giudiziarie secondo le leggi locali. E poi il capitolo sulla prevenzione che passa attraverso una scelta ponderata dei candidati al sacerdozio che resta una «questione essenziale» e una «profonda e sana formazione alla libertà umana e a una sana dottrina morale».

«È un incontro molto diverso dai Sinodi», ha spiegato l’arcivescovo di Brisbane, Australia, Mark Benedict Coleridge, «nessuno di noi sapeva cosa aspettarsi». Anche lui parla della parola «ascolto come parola chiave, una parola che si usa con una certa facilità, ma le implicazioni sono davvero immense perché stiamo parlando di un nuovo modo di essere Chiesa». Commosso «per le testimonianze dei sopravvissuti, anche se io ne ascolto molte da molto tempo», l’arcivescovo ha sottolineato però che «non le avevo mai ascoltate nel contesto straordinario di questa riunione, alla presenza del Papa. Questo ha dato una dimensione diversa a queste voci che hanno parlato in modo molto profondo». Testimonianze che padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia università gregoriana, ha definito «oneste e brutali. Per questo vorrei rendere omaggio ai sopravvissuti, alle vittime che hanno contribuito a questa prima sessione».

Una sessione in cui, con il breve intervento del Papa, si sono messe in fila tutti i punti nodali che la Chiesa è chiamata ad affrontare. Padre f

Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger e moderatore dell’incontro, li ha sintetizzati così: «Ascolto dei piccoli e dello Spirito, la sinodalità con cui si deve procedere, la concretezza che il Papa si aspetta da questo incontro, la parresia, cioè il coraggio e l’impegno con cui ci si dedica per una causa importante, la conversione e la purificazione».

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