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PAGINE DI STORIA
 

Ciampi e papa Wojtyla, un'amicizia sincera e fuori dagli schemi

16/09/2016  L’affinità tra i due andava oltre la cordialità istituzionale con la simpatica “complicità” di donna Franca. «Ci chiamiamo tutti e due Carlo», gli disse Wojtyla. E il presidente ricordava: «Io non gli ho mai baciato la mano, noi ci si abbracciava e si parlava al di fuori di ogni protocollo»

Molti italiani ricordano il messaggio, commosso al di là della cordialità istituzionale, con cui il presidente Ciampi con un messaggio televisivo rese omaggio a Giovanni Paolo II pochi minuti dopo la sua morte, la sera del 2 aprile del 2005. «Si ricordi che lei è stato eletto il giorno della Madonna di Fatima, il giorno dell’attentato contro di me e ha giurato fedeltà al suo Paese il giorno del mio compleanno. Ci chiamiamo Carlo tutti e due!», gli disse Wojtyla.

Erano nati nello stesso anno, 1920, ma al di là della coincidenza di date c’era un’affinità generazionale che sfociò in un’amicizia vera, sincera e discreta tra l’inquilino laico del Colle, cattolico praticante, e il Vescovo di Roma. Papa Francesco non a caso ha ricordato questa «sincera amicizia» nel telegramma di cordoglio alla signora Franca e ai figli dell’ex presidente della Repubblica. «La vostra amicizia è stata un segno per il mondo», gli disse papa Benedetto XVI mentre il 3 maggio del 2005 Ciampi, primo capo di Stato in visita al nuovo papa, si accomodava alla scrivania della biblioteca papale.

Ciampi e il Papa si sarebbero dovuti incontrare al Quirinale il 29 aprile 2005, giorno di Santa Caterina patrona d’Italia, ma il pontefice scomparve la sera del 2 e allora fu Ciampi a rendergli omaggio in Vaticano per ringraziarlo, disse nel messaggio di cordoglio, per la forza «coinvolgente delle sue esortazioni alla giustizia e alla fratellanza, per l’ardore con cui, attraverso lo sguardo, il gesto, il tono della voce, prima ancora che con la parola, riusciva a penetrare le coscienze, a suscitare entusiasmo, a mobilitare l’umana solidarietà».

Molti gli incontri istituzionali ma anche quelli riservati senza telecamere e fotografi, da Castel Gandolfo alle salette dell’aeroporto di Ciampino. Parlavano spesso di famiglia, nuovi media, le sfide del futuro per i giovani. Il Papa spesso invitata il presidente il 4 novembre per san Carlo o il 18 maggio, compleanno del papa e anniversario dell'insediamento del presidente.  Prima per la colazione del mattino, poi, quando peggiorarono le condizioni di salute del Pontefice, per il lunch. Verso la fine, si sentivano comunque per telefono. Colazioni e pranzi, raccontava Ciampi «erano contrassegnati dall'immediatezza dei rapporti: si parlava al di fuori di ogni protocollo». E spiegò: «Io non gli ho mai baciato la mano, noi ci si abbracciava».

Quando donna Franca disse: «Santità, non si strapazzi!»

Testimone di questo rapporto privilegiato fu donna Franca, assai amata dal Papa polacco soprattutto dopo che lei, salutandolo in Vaticano in occasione della prima udienza privata il 19 ottobre 1999, gli disse: “Santità la prego, non si strapazzi!”.

Nel libro Da Livorno al Quirinale, storia di un italiano, il presidente Ciampi racconta come nacque questa amicizia. Nel primo incontro con Giovanni Paolo II, da premier, nel 1993, Ciampi si commosse, ma siccome era solo non se ne accorse nessuno. Dopo questo primo incontro, non ci furono occasioni di vicinanza, e l'amicizia con papa Wojtyla, raccontava il presidente, nacque proprio dopo l'udienza concessa dal papa a Ciampi, divenuto presidente della Repubblica, accompagnato dalla consorte, nel '99. Della sua amicizia con Giovanni Paolo II il presidente Ciampi parlò anche all'indomani della morte del papa slavo: «Ho perso un amico - disse - un fratello maggiore, in questi ultimi anni è diventato, per me e per Franca, un punto di riferimento insostituibile, è stato un padre per tutti noi, ma per me è stato anche un amico personale».

Tra i motivi di questo legame personale, Ciampi indicava anche quello «generazionale»: «evidentemente l'aver vissuto una guerra mondiale, l'essere stati testimoni di tanto orrore e di tanto dolore, ha creato fin da subito un legame di tipo generazionale oltre che culturale. Piango, piango insieme a tutti gli italiani ma il ricordo di questo papa ci accompagnerà per sempre».  

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