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domenica 26 giugno 2022
 
LUTTO
 

«Ciao zio, vescovo schietto e gentile»: i nipoti ricordano monsignor Cantisani

01/07/2021  «Tutto è grazia», amava ripetere citando il curato di campagna di Bernanos, dando così forma e voce alla sua profonda fede. Era amabile. E amato. Era curioso. Ironico. Compagno di strada dei poverii. E tifosissimo della Fiorentina, lui nato in provincia di Potenza e innamorato di Catanzaro, la città di cui è stato a lungo instancabile pastore.

Si è lasciato scivolare con dolcezza nelle braccia del Signore, assaporando con gioia e serenità il momento tanto atteso dell’incontro con il Padre, il compimento di un percorso lungo e pieno d’amore per la Chiesa e per la comunità dei fedeli che ha seguito e abbracciato sempre come un padre affettuoso. Se n’è andato questa mattina, alle 9.57, nel giorno in cui si celebra il Preziosissimo Sangue di Gesù, a cui era devotissimo, monsignor Antonio Cantisani, arcivescovo emerito della diocesi di Catanzaro-Squillace. Avrebbe compiuto 95 anni il 2 novembre, ed era prossimo a festeggiare i 50 anni di episcopato.

Alla vigilia della festività della Madonna delle Grazie e nel giorno dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù: amava questa ricorrenza istituita da Pio IX, celebrata come festa universale del tutto affine a quello del Sacro Cuore, con cui aveva in comune il Vangelo della messa. Perché, spiegava monsignor Cantisani, c’è un’intima relazione tra il Cuore e il Sangue, non solo perché dal Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia, sgorgò acqua e sangue, ma anche perché il primo calice nel quale quel Sangue divino fu consacrato e vivificato, fu proprio il Cuore dei Verbo incarnato.

Chi era monsignor Antonio Cantisani? Un vescovo amato, gentile e schietto, che la città di Catanzaro – che aveva elevato a sua dimora e al quale era legato da un amore sincero e viscerale – piange con l’affetto vero che si sente per un parente caro. Un cittadino onorario di Catanzaro, riconoscimento che gli era stato conferito dal Consiglio comunale nel 2001 e di cui faceva vanto. E per domani, giorno dei funerali che saranno celebrati dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace mons. Bertolone nella Basilica dell’Immacolata alle 17, il sindaco Sergio Abramo ha annunciato il lutto cittadino.

Nato a Lauria Superiore (Potenza), diocesi di Tursi – Lagonegro, venne ordinato presbitero il 16 giugno 1949. Dopo tanti anni di parroco a Sapri, venne eletto da Papa Paolo VI alla sede arcivescovile di Rossano il 18 novembre 1971. Fu ordinato vescovo il 27 dicembre 1971 e nominato Vescovo a Cariati il 7 aprile 1979. Poi il trasferimento, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II nell’Arcidiocesi di Catanzaro e nella diocesi di Squillace il 31 luglio 1980, unificate nel 1986. Il suo motto episcopale era “Evangelizo vobis gaudium magnum”. Fu il primo Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, il primo metropolita, divenuto emerito il 31 gennaio 2003.

Dal 1985 al 1990 è stato presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana ed è stato poi confermato nell’incarico fino al 1995, quando è diventato presidente della Conferenza episcopale calabra. Nel 1990 è stato nominato anche consultore del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. E’ stato autore di innumerevoli pubblicazioni di taglio teologico, storico e spirituale, le ultime dedicate all’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.

E questo è solo una parte di quello che dicono le biografie. Ma quello che non c’è scritto nelle lunghe note e nei commiati ufficiali è che monsignor Cantisani era un fratello, uno zio e un amico amorevole e gioviale. Quello che per gli altri era, anche in maniera ossequiosa, sua Eccellenza, per noi era semplicemente “zio Tonino”. Lo zio che vi vogliamo raccontare era sorridente e sempre curioso, delle novità politiche che ci chiedeva sperando di cogliere letture inedite nel ruolo di cronisti attenti, e delle sfumature di una città che amava tanto ma che vedeva sempre più triste e ripiegata su se stessa. Era un uomo colto, zio Tonino. Ma senza l’arroganza di chi esibisce il sapere al modo degli intellettuali, quanto con la semplicità di chi condivide per crescere nella sapienza da offrire agli altri, per arrivare a Dio.

Negli  interrogativi pungenti che gettava nella rete del confronto si leggeva la voglia di dare ancora uno stimolo, un contributo per la crescita umana e spirituale di questa città che non voleva vedere persa. Zio era simpatico, aveva l’ironia delle persone colte, e nello stesso tempo era un eterno bambino, tanto nel cercare le attenzioni di chi lo circondava, quanto nello scoprire ogni giorno la meraviglia della vita in cui si faceva segno la grazia di Dio. E “tutto è grazia” ripeteva abbracciando ogni giorno che gli veniva concesso sulla terra. Con la generosità e l’umiltà che l’hanno sempre contraddistinto, zio Tonino – da vescovo e uomo di Chiesa – si è fatto sempre carico della difesa della dignità e dei diritti dei poveri e dei diseredati.

Era un grande appassionato di calcio, tifoso della Fiorentina, amava scherzare e confrontarsi con noi, nelle domeniche placide che concludevamo seduti nel suo salotto.

E si è spento circondato dai suoi preti, giovani e meno giovani che gli erano rimasti legati dopo l’esperienza episcopale, e lo hanno amato e accudito come un padre, in quelle due stanzette del seminario, nei locali dell’Arcivescovado a Catanzaro, dove aveva scelto di vivere e morire. Negli ultimi giorni, quella stanza dalle pareti candide che ha saputo accogliere e ascoltare, dare speranza e trasmettere la serenità della Fede del volere di Dio, ha continuato ad accogliere con un soffio di fiato e tanta gratitudine chi passava a salutarlo. Ha continuato a chiedere e dispensare baci, a stringere mani, scandendo un dolce addio che fa più paura a noi, che restiamo orfani di un grande uomo, una guida, una stella cometa. Ci vediamo in Paradiso, zio Tonino. Il tuo esempio, i tuoi insegnamenti, e i segni del tuo amore per noi e per Catanzaro continueranno a segnare la via, a indicare il cammino. E un giorno ci ritroveremo nella luce di Dio.

            Antonio e Maria Rita Cantisani


 

 
 
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