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martedì 16 luglio 2024
 
pontremoli
 

"Ciatuzzu" di Catena Fiorello Galeano vince il premio "Città del libro e della famiglia 2024"

08/07/2024  Premio organizzato dal Forum della Associazioni Familiari e dal comune di Pontremoli. Il libro, edito Rizzoli, racconta la commovente storia di un bambino siciliano di fine anni Cinquanta, che, nonostante le dure prove a cui la vita lo sottopone, riesce a costruire un futuro migliore

Grande partecipazione all’evento conclusivo del Premio di narrativa “Città del Libro e della Famiglia”, organizzato dal Forum delle Associazioni Familiari e dal Comune di Pontremoli, con la collaborazione della Fondazione “Città del Libro”. Nella splendida cornice di Piazza della Repubblica a Pontremoli, la giuria, formata da esperti nel settore e presieduta dal professore Francesco Giorgino, ha scelto il libro vincitore tra i testi precedentemente selezionati per formare la sestina finale. Ad aggiudicarsi il premio è Ciatuzzu di Catena Fiorello Galeano, edito da Rizzoli, la commovente storia di un bambino siciliano di fine anni Cinquanta, che, nonostante le dure prove a cui la vita lo sottopone, riesce a costruire un futuro migliore, anche grazie alla sua tenace dedizione ai legami familiari e di paese. 

Ripubblichiamo l'intervista fatta all'autrice in occasione dell'uscita del libro.

Anche la letteratura sente la necessità di raccontare un fenomeno, il dramma dei migranti, che suscita discussioni, sospetto, sia a livello del sentire comune sia della politica, ma che va riportato alla sua essenza: il naturale desiderio degli uomini di ogni continente ed epoca storica di trovare migliori condizioni di vita. Catena Fiorello con il suo Ciatuzzu (Rizzoli) ci riporta alla fine degli anni Cinquanta in Sicilia, quando gli uomini partivano per andare a lavorare nelle miniere del Belgio. «Alle vicende dei migranti italiani, siciliani e non, sono arrivata durante la scrittura dell’altro mio romanzo, Picciridda, e mi ero ripromessa di approfondirle. Il lavoro di ricerca per scrivere Ciatuzzu è stato duplice. Da una parte la consultazione dei libri e degli studi sul lavoro nelle miniere, testi che in larga parte ho recuperato da studiosi e ricercatori siciliani, soprattutto nella zona di Caltanissetta. A questo studio è seguito il lavoro sul campo, a Charleroi, in Belgio, dove ho incontrato e intervistato i nipoti e i figli dei minatori italiani».

Anche nella famiglia di Catena Fiorello ci sono stati dei migranti: «Il mio bisnonno materno partì per l’Argentina e non tornò più e mia mamma mi racconta che per mia nonna fu un dolore terribile perché non si seppe più niente di quest’uomo. Importante ricordare le vicende di questi nostri emigranti, perché alla fine il ponte che collega le varie parti del mondo è sempre affollato e ci saranno sempre persone che partiranno dall’una e dall’altra parte». La Sicilia è il principale approdo dei barconi e delle navi delle Ong, e i siciliani sono avvezzi all’accoglienza: «La Sicilia in questo caso ha fatto anche scuola: tutti si sentono chiamati in causa dall’arrivo di quei barconi tristemente famosi. E difficilmente troverai un siciliano che non farà la sua parte, proprio perché riconosciamo negli altri che vivono queste difficoltà qualcosa che ci accomuna, per la storia che abbiamo vissuto. Anche porgere un sorriso a chi vive queste tragedie è un gesto importante. Nuzzu, la voce narrante del libro, prima è un bambino sconvolto dalla morte della madre, poi viene portato dal padre in Belgio e lì scopre che la via di fuga al suo dolore è lo studio, tanto da diventare medico. Nel mio romanzo ho voluto raccontare la possibilità che ognuno di noi dovrebbe avere di creare il proprio futuro, ma non credo che oggi gli extracomunitari che conosciamo, che sono qui sul nostro territorio, avranno le stesse possibilità del mio protagonista, perché per assurdo per loro è ancora più difficile oggi che ieri. Mi auguro davvero che ci siano delle politiche che diano a tutti l’opportunità di avere uguale dignità e che non resti soltanto uno slogan. Per questo motivo io vado spesso nelle scuole a incontrare gli studenti, è importante che i giovani sappiano e che siano solidali con chi viene da lontano».

 
 
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