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venerdì 20 maggio 2022
 
 

Roma, la stagione del sangue

05/01/2012  L'assassinio del commerciante cinese e della sua figlioletta di 6 mesi chiude una stagione in cui la cattiva politica ha speculato sulla parola "sicurezza".

L'assassinio a Roma del commerciante cinese Zhou Zheng, 31 anni, e della sua figlioletta di 6 mesi, è il sigillo crudele ma in sé perfetto a un gigantesco fallimento che non è tanto (certo, non solo) di uno schieramento politico o di una maggioranza di governo, ma di una certa Italia aggressiva e inconcludente, feroce nei modi e incapace a tutto. L'Italia, insomma, che ha prevalso negli ultimi anni.


     Chi ha un minimo di memoria ricorderà una altrettanto crudele: quella della signora Giovanna Reggiani, 47 anni, scomparsa il 1 novembre 2007, a Roma appunto, dopo essere stata aggredita da un rumeno. Su quell'omicidio, il centrodestra nazionale e la destra romana costruirono una campagna elettorale per portare Gianni Alemanno sulla poltrona di sindaco. La Roma amministrata da Veltroni veniva dipinta come una città preda della malavita e della violenza di stranieri senza controllo. 

     Citiamone uno per tutti, Maurizio Gasparri che, a pochi giorni dalle elezioni romane (aprile 2008), così si esprimeva: “La Roma di Prodi, Rutelli e Veltroni è il regno del terrore e dello stupro. Bisogna rimettere ordine in Italia e nella capitale. Allontanare subito clandestini e rom... la politica voluta anche da Rutelli, vice presidente del governo dell’indulto, ha ridotto Roma a un luogo da incubo. Battere il terrore alimentato dalla sinistra è la prima emergenza democratica. Basta con la resa al crimine”. 

     Una campagna elettorale del tutto indifferente alla realtà dei fatti. Gli stupri, per dire: a Roma erano in calo, se pure di poco, dai 166 del secondo trimestre 2006 ai 154 appunto dello stesso periodo 2007, e per l'80% commessi non da sconosciuti per strada ma da persone della stessa cerchia della vittima. O l'indulto del 2006: tutte le ricerche hanno dimostrato che i detenuti che ne avevano approfittato aveva dei tassi di "recidiva" (cioè il ritorno al crimine) inferiori alla media. 

     Ma ovviamente nulla di tutto questo importava. Avremmo poi avuto le ronde, il "pacchetto sicurezza" del ministro Maroni (agosto 2009), un'assurda politica della Giustizia che ha moltiplicato i reati e i detenuti mentre da due decenni quasi tutte le categorie di delitto mostrano dati in calo. Nel frattempo si tagliavano i fondi alla Forze dell'Ordine e al bilancio della Giustizia. 

     I risultati sono sotto gli occhi di tutti. A Roma ci sono stati 33 omicidi nel 2011, una strage mai vista prima. Nel Paese le carceri scoppiano (65.200 detenuti in 206 penitenziari che, a norma, dovrebbero accoglierne 45.600) e il suicidio si diffonde tra i detenuti (64 nel 2011, per il 60% detenuti in attesa di giudizio, con 1.137 tentati suicidi) e le guardie (8 nel 2011) come un virus. Però, bisogna ammetterlo, siamo passati al digitale terrestre e abbiamo stabilito che Ruby era proprio la nipote di Mubarak. Che soddisfazione.

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