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venerdì 17 settembre 2021
 
l'anniversario
 

Quando la mafia uccise il procuratore Pietro Scaglione, mio nonno

05/05/2021  Il nipote, che porta lo stesso nome del Procuratore di Palermo assassinato dalla mafia con l'agente Antonio Lorusso il 5 maggio 1971, cinquant'anni fa, ricorda la figura del giudice. Uomo di legge. Uomo giusto. Persona di cuore.

Accadde cinquant'anni fa. Il 5 maggio del 1971, in via dei Cipressi, nella periferia occidentale di Palermo, mentre si recava nel vicino Cimitero dei Cappuccini dove era sepolta la moglie Concetta, il Procuratore della Repubblica Pietro Scaglione fu assassinato con il fedele agente Antonio Lorusso.Non era solo un onesto servitore dello Stato. Era mio nonno. Di cui porto il nome. 

L'anniversario di uno dei primi delitti eccellenti della Sicilia è stato ricordato, tra gli altri, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha definito il procuratore Scaglione “magistrato integerrimo, dotato di eccezionali capacità professionali e di assoluto rigore civile”. Secondo Mattarella “Il ricordo dell'impegno civile e dell'esemplare coerenza dimostrati da questi due autentici servitori dello Stato costituisce l'occasione per riaffermare l'impegno delle forze politiche e sociali nella difesa delle Istituzioni e dei cittadini dalla prevaricazione della delinquenza organizzata, le cui strategie minano la vita democratica del Paese".

In occasione del cinquantesimo anniversario del delitto di Via Cipressi, il Comune di Palermo ha intitolato l’Atrio e due aule di Palazzo Gravina (sede di uffici per la formazione del personale) a Scaglione e Lorusso. In particolare, nella delibera del sindaco Leoluca Orlando si è evidenziato il coraggio di entrambe le vittime e il duplice impegno del procuratore Scaglione nell’antimafia e nell’impegno umanitario, in particolare per i familiari dei detenuti.

Il Procuratore Scaglione, infatti,  svolse con impegno e dedizione, la funzione di Presidente del Consiglio di Patronato per l’assistenza alle famiglie dei detenuti ed ai soggetti liberati dal carcere, promuovendo, tra l’altro, la costruzione di un asilo nido; per queste attività sociali, gli fu conferito dal Ministero della Giustizia il Diploma di primo grado al merito della redenzione sociale, con facoltà di fregiarsi della relativa medaglia d’oro.

Nella sua lunga carriera di giudice e pubblico ministero, Pietro Scaglione si occupò dei più gravi misteri siciliani per accertarne la verità e assicurarne i colpevoli alla giustizia, impegnandosi anche attivamente in difesa dell’autonomia della magistratura dal potere esecutivo.

In particolare, con riferimento alla strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947, il Pubblico ministero Pietro Scaglione, nel 1953, come rivelò per prima Famiglia Cristiana nel 2010, definì l’uccisione dei contadini come un “delitto infame, ripugnante e abominevole” e accreditò come principali moventi:  la “ difesa del latifondo e dei latifondisti”; la lotta “ ad oltranza” contro il comunismo che Salvatore Giuliano “ mostrò sempre di odiare e di osteggiare”; la volontà da parte degli autori di accreditarsi come “ i debellatori del comunismo”, per poi ottenere l’amnistia; la volontà di “ usurpazione dei poteri di polizia devoluti allo Stato”; la “ punizione” contro i contadini che occupavano le terre.

Negli anni Cinquanta, il Sostituto Procuratore Generale Pietro Scaglione si occupò degli assassini di alcuni coraggiosi sindacalisti, da Placido Rizzotto a Salvatore Carnevale. Nella requisitoria del 1956 sull’omicidio del sindacalista socialista Salvatore Carnevale, il pubblico ministero Scaglione esaltò la figura della vittima e le lotte contadine, parlò di “ febbre della terra” e scrisse che l’attività di Carnevale era temuta da coloro che avevano interesse al mantenimento del sistema latifondista.

I principali alleati nella lotta di Francesca Serio, “madre coraggio” del sindacalista socialista Turiddu Carnevale, furono il Pubblico Ministero Pietro Scaglione, gli avvocati  Nino Sorgi e  Francesco Taormina (difensori dei contadini che occupavano le terre) e il partigiano socialista  Sandro Pertini (futuro Presidente della Repubblica). A difendere i campieri accusati del delitto Carnevale, invece, fu un altro futuro Presidente della Repubblica, l’avvocato democristiano Giovanni Leone.

Il Procuratore Scaglione promosse anche numerose inchieste a carico di politici e di amministratori - come risulta dagli atti giudiziari, dalle sentenze e dalla testimonianza del giornalista Mario Francese (ucciso dalla mafia nel 1979), il quale scrisse: “Pietro Scaglione fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli nelle pubbliche amministrazioni. E’ il tempo in cui la linea Scaglione portò ad una serie di procedimenti per peculato o per interesse privato in atti di ufficio nei confronti di amministratori comunali e di enti pubblici” (Mario Francese, Il giudice degli anni più caldi, ne il Giornale di Sicilia, 6 maggio 1971, p. 3). 

Pietro Scaglione e Antonio Lorusso furono riconosciuti con decreti ministeriali come “vittime della mafia e del dovere”. Tra le specifiche causali del delitto, lo scrittore Pier Paolo Pasolini collegò l’uccisione di Scaglione con la scomparsa del giornalista del quotidiano L’Ora Mauro De Mauro e con l’omicidio del Presidente dell’Eni Enrico Mattei (impegnato in una politica filoaraba e terzomondista).

Alcuni storici e collaboratori di giustizia, infine, inserirono il delitto Scaglione nella Strategia della tensione e ipotizzarono collegamenti con il Golpe Borghese e con il caso De Mauro.

 
 
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