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martedì 28 giugno 2022
 
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Il Papa: «Non ci si sposa per essere cattolici con l'etichetta»

22/06/2022  Papa Francesco apre il X incontro mondiale delle famiglie e chiede di camminare nella speranza che Dio è sempre vicino e che, nelle difficoltà, nelle prove, nella gioia non si è da soli

Non è il palco di Sanremo, ma quello dell’aula Nervi che vede Amadeus condurre la serata inaugurale dell’incontro mondiale delle famiglie. Lo fa con la moglie Giovanna Civitiello, specificando che «siamo qui come famiglia» e salutando i duemila delegati delle Conferenze episcopali arrivati da tutto il mondo e i 4.500 presenti, in totale, nell’aula.

Il Volo apre l’incontro/festa con una versione internazionale di Grande grande amore. Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone sono qui con le loro famiglie, con il nonno, i fratelli, i genitori e il papà di uno di loro che «ci guarda dall’alto». Con il ritmo che lo caratterizza Amadeus passa la linea a Kiev, parrocchia dell’Assunzione, per una testimonianza da una famiglia alle prese con la guerra. E poi ancora a Roma con il nipote di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, la coppia  beatificata da Giovanni Paolo II.

Il Papa fa il suo ingresso in un clima di festa, salutato dal cardinale Kevin Farrell che gli presenta «queste famiglie che non sono perfette, ma normali, con le difficoltà e le sofferenze tipiche del nostro tempo». Gli presenta le cinque famiglie che sono sul palco e che «hanno accolto l’invito di donare al mondo la testimonianza del proprio cammino umano e spirituale. Alcune famiglie romane, una famiglia dalla martoriata Ucraina e una famiglia dal Congo». E ricorda che di questa realtà «la Chiesa desidera prendersi cura, con coraggio, misericordia e premura di madre. Perché, come Lei ci esorta, Santo Padre, la Chiesa possa essere per tutti una “casa della tenerezza”, casa dell’Amore di un Padre che, con pazienza, attende e allarga le braccia ai figli che lo cercano con sincerità e umiltà».

Papa Francesco, in sedia a rotelle, ascolta le testimonianze e risponde indicando cinque passi concreti che le famiglie possono compiere. «Le vostre testimonianze hanno fatto da “amplificatori”: avete dato voce all’esperienza di tante altre famiglie nel mondo, che, come voi, vivono le medesime gioie, inquietudini, sofferenze e speranze», dice il Pontefice. E parla, innanzitutto di fare «“Un passo in più” verso il matrimonio» prendendo in considerazione le parole di Luigi e Serena che hanno raccontato le loro cadute.

Il Papa pensa a quanto dolore c'è nelle parole «Non abbiamo trovato una comunità che ci sostenesse a braccia aperte per quel che siamo». Questo deve far riflettere tutti sull'accoglienza e sul sostegno. Ma anche, dice il Papa «mi ha molto consolato quando avete spiegato il motivo che vi ha spinto a far battezzare i vostri figli. Avete detto una frase molto bella: “Nonostante gli sforzi umani più nobili, noi non ci bastiamo”». Questo è «il significato dei sacramenti del Battesimo e del Matrimonio: sono l’aiuto concreto che Dio ci dona per non lasciarci soli, perché “noi non ci bastiamo”». Francesco ribadisce che «il matrimonio non è una formalità da adempiere. Non ci si sposa per essere cattolici “con l’etichetta”, per obbedire a una regola, o perché lo dice la Chiesa; ci si sposa perché si vuole fondare il matrimonio sull’amore di Cristo, che è saldo come una roccia».

Il secondo è «“Un passo in più” per abbracciare la croce». Come hanno fatto Roberto e Maria Anselma che hanno raccontato la storia «commovente della vostra famiglia e in particolare di Chiara», messa a dura prova dalla malattia e dalla morte. «Non siete persone abbattute, disperate e arrabbiate con la vita. Anzi! Si percepiscono in voi una grande serenità e una grande fede. Avete detto: “La serenità di Chiara ci ha aperto una finestra sull’eternità”. Vedere come lei ha vissuto la prova della malattia vi ha aiutato ad alzare lo sguardo e a non rimanere prigionieri del dolore, ma ad aprirvi a qualcosa di più grande: i disegni misteriosi di Dio, l’eternità, il Cielo». Quella di Chiara è stata «una vita donata alla sua famiglia, alla Chiesa e al mondo intero. Sempre abbiamo bisogno di esempi grandi a cui guardare: che Chiara sia d’ispirazione nel nostro cammino di santità, e che il Signore sostenga e renda feconda ogni croce che le famiglie si trovano a portare».

E ancora «“Un passo in più” verso il perdono» come hanno fatto Paul e Germaine, che si erano separati, ma poi hanno trovato il coraggio di perdonarsi e di tornare insieme. «Non avete voluto addolcire la realtà con un po’ di zucchero!», ha detto Francesco: «Avete chiamato per nome tutte le cause della crisi: la mancanza di sincerità, l’infedeltà, l’uso sbagliato dei soldi, gli idoli del potere e della carriera, il rancore crescente e l’indurimento del cuore. Mentre voi parlavate, penso che tutti noi abbiamo rivissuto l’esperienza di dolore provata di fronte a situazioni simili di famiglie divise». Una storia che trasmette speranza, dice il Papa. perché «il desiderio che c’è nel fondo del cuore di ognuno è che l’amore non finisca, che la storia costruita insieme con la persona amata non s’interrompa, che i frutti che essa ha generato non vadano dispersi. Tutti hanno questo desiderio. Nessuno desidera un amore a “breve scadenza” o a “tempo determinato”. E per questo si soffre molto quando le mancanze, le negligenze e i peccati umani fanno naufragare un matrimonio». Ma poi anche «“Un passo in più” verso l’accoglienza», come hanno raccontato Iryna e Sofia, arrivate da Kiev e accolte da Pietro ed Erika, che insieme ai tanti figli di cui uno con disabilità, hanno aperto le porte anche a questa mamma con sua figlia. «In famiglia si vive una dinamica di accoglienza», spiega il Papa, «perché anzitutto i coniugi si sono accolti l’un l’altro, come si sono detti a vicenda il giorno delle nozze: “Io accolgo te”. E poi, mettendo al mondo i figli, hanno accolto la vita di nuove creature. E mentre nei contesti anonimi chi e più debole viene spesso rigettato, nelle famiglie, invece, è naturale accoglierlo: un figlio con disabilità, una persona anziana bisognosa di cure, un parente in difficolta che non ha nessuno... Questo dà speranza».

E, infine, il quinto «"passo in più” verso la fratellanza». Il Pontefice ringrazia Zakia, la moglie di Luca Attanasio, per aver raccontato cosa ha costruito insieme con suo marito e che «rimane vivo. La vostra storia è nata e si è basata sulla condivisione di ideali molto alti, che tu hai descritto cosi: "Abbiamo basato la nostra famiglia sull'amore autentico, con rispetto, solidarietà e dialogo tra le nostre culture". E niente di tutto questo e andato perso, nemmeno dopo la tragica morte di Luca. Non solo, infatti, l’esempio e l’eredità spirituale di Luca rimangono vivi e parlano alle coscienze di molti, ma anche l’organizzazione che Zakia ha fondato, in un certo senso, porta avanti la sua missione. Anzi, possiamo dire che la missione diplomatica di Luca è diventata ora una “missione di pace” di tutta la famiglia».

Testimonianze, ha concluso il Papa che ci portano a guardarci dentro per capire cosa il Signore ci chiede. «Vi propongo di farvi questa domanda: qual è la parola che il Signore vuole dire con la nostra vita alle persone che incontriamo? Quale “passo in più” chiede oggi alla nostra famiglia?» perché si possa trasformare il mondo, per affrontare le fatiche e le gioie della vita con gli occhi puntati al cielo, «guardando sempre dal tetto in su», come dicevano i coniugi Beltrame Quattrocchi ai loro figli.

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