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mercoledì 15 luglio 2020
 
 

Cism e Usmi: «Il collasso delle paritarie non conviene allo Stato»

23/05/2020  Mentre le famiglie sono scese in 16 piazze d'Italia per chiedere la riapertura delle scuole a settembre (foto), le due Conferenze dei Religiosi (CISM) e delle Religiose (USMI) in Italia hanno proclamato e vissuto insieme due giorni di sciopero virtuale per ribadire che «La scuola paritaria non è sussidiaria, ma co-essenziale alla scuola statale».

Padre Luigi Gaetani, presidente Cism
Padre Luigi Gaetani, presidente Cism

Due giorni di sciopero (il 19 e il 20 maggio), eccezionale come tutto in questo periodo “virtuale”, in questo tempo di pandemia. Voluto e proclamato da CISM (Conferenza italiana superiori maggiori) ed USMI (Unione delle Superiore Maggiori d’Italia), molto partecipato da Nord a Sud dello Stivale. Perché la rete delle scuole pubbliche paritarie cattoliche arriva dappertutto e completa l'offerta delle scuole statali. «Uno sciopero che nasce da un'emergenza: delle famiglie, del nostro Paese e degli Istituti che gestiscono le scuole pubbliche paritarie» spiega padre Luigi Gaetani, presidente CISM. «Nato dopo una convocazione straordinaria di tutti i Superiori Maggiori, 325 sono coloro che hanno partecipato a nome di tante congregazioni, in cui ci siamo ascoltati per un intero pomeriggio. Da questa esperienza sinodale è emersa la sofferenza di tantissime scuole: il 30 percento delle scuole paritarie, soprattutto quelle cattoliche che hanno rette molto basse, abbassate ulteriormente in questo periodo, non ce la fanno». Un periodo di fatiche costellato, però, anche da tante storie di generosità: «Famiglie che hanno contribuito per sé e per altre, per esempio». Scuole, le paritarie, che pagano il prezzo del pregiudizio: «Alla radice c'è un'idea che va sanata: le scuole pubbliche paritarie non sono scuole d'élite, di chi ha soldi; spesso, invece, abitano territori di periferia e sono veramente a favore della povera gente; garanzia di qualità e di istruzione di tanti ragazzi che andrebbero incontro alla malavita e alla dispersione scolastica».

Madre M. Yvonne Reungoat, presidente USMI
Madre M. Yvonne Reungoat, presidente USMI

Ecco allora la scelta: «Di un gesto forte e simbolico. Facciamo uno sciopero e lo abbiamo dichiarato online, scendendo idealmente in un'immensa piazza virtuale, raggiungendo nelle giornate del 19 e del 20 maggio 200mila contatti» afferma Madre M. Yvonne Reungoat, presidente USMI. «Scopo? Non certo sospendere la didattica, ma essere una coscienza critica e civile che facesse emergere il senso e il significato della scuola pubblica paritaria, del “libero Stato, libera scuola”. Con un confronto sulla scuola pubblica paritaria con le sue specificità: luogo di umanizzazione, sorrisi, sguardi e bellezza. Uno spazio pubblico di bellezza, di formazione integrale delle personalità, di apprendimento per elaborare cultura».

Ecco allora due giorni: «Di grande creatività con migliaia di scuole coinvolte da Nord a Sud: visto che su 12mila scuole paritarie 8mila sono cattoliche» precisa Padre Luigi. «E migliaia di partecipanti, con iniziative didattiche molteplici. Per esempio, Bari ha creato una piattaforma per mettere in rete tutte le scuole della città con un dibattito pubblico da mattina a sera. O le iniziative delle scuole dell'infanzia, dove ancor più si rintraccia uno spazio di umanizzazione. Ne è uscita una narrazione entusiasmante: come la composizione di canzoni rap dei ragazzi delle superiori a partire dallo slogan #noisiamoinvisibili». E un grande rumore: «Questo volevamo e questo abbiamo ottenuto. Fare rumore per dire che anche noi ci siamo e siamo parte integrante di questo Paese» affermano all'unisono. Un altro aspetto scottante riguarda poi la reputazione: «In Italia ci sono la scuola pubblica statale e quella pubblica paritaria. Eppure noi siamo considerati una scuola di serie B» sottolinea padre Luigi. «Per i fondi destinati, ma anche per il trattamento che ricevono i nostri docenti. È importante che il Governo prenda atto di questo e riconosca che la scuola pubblica paritaria non è solo sussidiaria, ma coessenziale, come fa emergere la legge 62 del 2000. È importante che lo Stato riconosca il diritto a una differenza culturale che è principio di integrazione. La bellezza del nostro Paese deriva dalla molteplicità culturale, dalla sintesi della multi- culturalità per costruire l’interculturalità. Infine, deve intervenire a favore delle famiglie. Le famiglie non ce la fanno a pagare due volte la libertà di istruzione: la prima nelle tasse devolute allo Stato; la seconda con le rette e questo non è giusto, soprattutto quando la scuola pubblica paritaria non è privata, d'élite ma pubblica appunto. Non la scuola dei ricchi ma della gente, del popolo». Per quanto riguarda la proposta della CEI di donare l'Otto per mille, padre Luigi riconosce che «È una proposta simbolica, generosa, provocatoria. La Chiesa così ha fatto un gesto per dire “Diamoci una mano vicendevolmente, per amore verso il nostro Paese e la nostra gente”. La scuola statale ha bisogno della scuola paritaria. Se chiude c'è un collasso della scuola, che economicamente non conviene allo Stato».

Rispetto ai 135milioni destinati alle scuole pubbliche paritarie nel decreto Rilancio, invece, commenta: «È segno di buona volontà e principio di un dialogo possibile, ma briciole rispetto a un comparto che mette insieme 12mila sedi scolastiche, 180mila docenti e personale e 900mila studenti. C'è una convenienza a sostenere la scuola pubblica paritaria con un costo del 2,5 miliardi di euro rispetto al collasso della scuola pubblica paritaria che costerebbe allo Stato più di 5miliardi di euro. Noi gestori ci siamo indebitati per garantire questo servizio al Paese e adesso ci aspettiamo un aiuto. Non possiamo condannare a una eutanasia questo avamposto culturale che ha fatto la differenza nel nostro Paese». Una differenza dettata da un progetto educativo specifico, come spiega Madre Yvonne: «Un progetto elaborato e condiviso da tutta la comunità educante con la stessa visione globale e antropologica di bambini, ragazzi e giovani. Che tiene conto di un intero ambiente educativo, della qualità delle relazioni, delle relazioni nella diversità (uomo donna, generazionali, religiose); le scuole paritarie pubbliche cattoliche vivono l'esperienza di creare una comunità che ha la stessa visione educativa, perché condivisa, visione che permette ai giovani di fare un'esperienza che li renderà i cittadini capaci di relazioni aperte , con un senso di responsabilità per costruire la società di domani. La base del futuro della società è l'educazione, affidata in primo luogo alle famiglie; condivisa poi con la scuola. Nella relazione tra la famiglia e la scuola, se si crea una visione educativa condivisa, si aiuta a formare personalità più armoniche e armoniose. Con convinzioni e criteri, con una identità chiara in vista della costruzione della società di oggi e di domani. Nelle nostre scuole si vive questa condivisone; in un ambiente dove si respira l'apertura interculturale, religiosa. Con un'identità chiara, ma aperta al pluralismo; è la forza di un progetto educativo che viene dalla convergenza di queste energie».

Un modello da perseguire mentre si cercano strade nuove: «Non so quale sarà il futuro; si capisce di certo che la scelta di mandare i genitori al lavoro è economica, seppur necessaria. Però certamente anche lasciare i figli a casa è una grossa responsabilità. Rischiamo che si sentano abbandonati anche se le scuole continuano la didattica in modo virtuale, ma non ha la stessa valenza, lo stesso impatto della vita sociale nella scuola. Io non ho la soluzione, ma certamente è un problema che diventa anche educativo e che avrà le sue conseguenze sui giovani e sulle famiglie. Si dovranno cercare vie per il futuro; si deve ripensare a tanti elementi della convivenza in tutte i gradi di scuola. Una difficoltà dettata da una crisi che ha sorpreso tutti». E dove gli zero- sei sono stati i più dimenticati tra i dimenticati: «Tutti sono stati dimenticati. Quella degli “zero- sei” è un'età molto importante, vulnerabile e bisognosa della relazione umana; questa vulnerabilità richiede un'attenzione particolare. È uno scenario inedito che chiede creatività e tanta volontà, grande passione nel cercare le soluzioni migliori. Da queste soluzioni dipenderà tanta parte del futuro del Paese e di questa generazione che rischia di essere segnata dall'ansia. Nonostante il tempo trascorso in più insieme con i genitori. La società intera deve sentire questa responsabilità. Se non si tiene conto di questa globalità si rischia di rispondere all'emergenza senza lungimiranza. È un momento complesso, ma può essere un'opportunità perché risveglia l'attenzione e la ricerca di nuove soluzioni. Ma richiede sinergia e larga condivisione tra tutti i partner (famiglia, scuola e società). La scuola paritaria pubblica con le sue comunità educanti può rappresentare un modello di agire. Proporre e provocare vie nuove da offrire a tutta la comunità».

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