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domenica 21 luglio 2019
 
CIVILTà CATTOLICA
 

La Pasqua secondo Francesco

19/04/2014  La pietra e la tomba, il terremoto e il grido, il movimento e il cammino. La rivista dei Gesuiti rilegge e commenta in un editoriale le omelie della "notte santa" pronunciate fra il 2000 e il 2012, a Buenos Aires, dall’allora cardinale Bergoglio.

Il messaggio di papa Francesco è radicalmente pasquale. Lo scrive in un editoriale il numero de La Civiltà Cattolica in edicola da sabato 19 aprile . Il successore di Pietro si confronta con gli avvenimenti della storia e della cronaca, e con il loro bagaglio di sofferenza e di morte,  offrendone una lettura alla luce della risurrezione di Cristo. Non teme di accostarsi alle tante «tombe» della storia e dell’animo umano per far risuonare al loro interno l’annuncio che sta risuonando in queste ore in tutto il mondo: la morte è stata vinta.

La pietra e la tomba, il terremoto e il grido, il movimento e il cammino. Secondo la rivista dei Gesuiti, ruota intorno a questi tre binomi il cuore delle omelie pronunciate fra il 2000 e il 2012 a Buenos Aires dall’allora cardinale Bergoglio la notte di Pasqua, che generano un «cumulo di sentimenti mescolati» e, tra questi, la «paura della gioia» e la «paura della libertà».

«Il pensiero di Papa Francesco è frutto» di «un modo di pensare che è legato agli eventi, ma anche alla "carne" e ai sentimenti che accompagnano le situazioni della vita», si legge nell’editoriale della testata diretta da padre Antonio Spadaro. Il primo degli elementi evidenziati, centrale nella scena della morte e della risurrezione di Cristo, è la pietra che chiude il sepolcro, simbolo, secondo il Pontefice, «di ciò che grava sulle nostre vite come un macigno», un «verdetto che sembra finale e senza appello».

Il secondo elemento è il terremoto, che «incarna il grido dell’umanità», un «grido di morte, l’urlo dell’Inferno trionfante». Eppure, al suo interno, si afferma timidamente «una possibilità». Ed ecco, trascorso il sabato, un secondo terremoto accompagna la manifestazione della risurrezione. «Il terremoto - sottolinea l’editoriale - diventa il simbolo di uno scuotimento profondo: prima libera un grido umano di angoscia, poi permette alla voce del Signore di far risuonare la sua presenza ovunque».



«Un terzo elemento che l’allora cardinale Bergoglio poneva in risalto nella scena del mistero pasquale, è il movimento» che caratterizza tutti i personaggi e genera l’incontro, si legge ancora nell’editoriale. «È come se il Papa dicesse che se non c’è movimento non è possibile un vero incontro». Del resto il messaggio evangelico «è esso stesso in movimento».

Ma Papa Francesco sa che il movimento esteriore «è attivato dalla vita interiore. Il discernimento spirituale è, appunto, discernimento di mozioni interiori», ed è interessante il modo in cui Bergoglio «si immerge nei sentimenti dei personaggi rilevando "un cumulo di sentimenti mescolati"». In particolare, «nota nei testimoni del Risorto una reazione di paura» che è «timore della libertà», «paura della gioia» e delle incognite che le accompagnano. Pasqua, per il Papa, è invece «percepire che la pietra tombale diventa porta».

Questo può far paura, può addirittura stordire e inquietare. «Ma abbiamo bisogno di essere scossi per intraprendere un nuovo cammino». E la libertà del Vangelo è gioia, come afferma l’Evangelii gaudium. No, dunque ai «cristiani senza resurrezione». Oggi, sostiene il Papa, «abbiamo bisogno, che ci scuotano l’anima, che ci venga detto che l’idolatria del quietismo culturale e possessivo non dà vita».

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