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Il mondo (forse) si sveglia, ma a Genova il petrolio corre in mare

23/04/2016  Il 22 aprile, 175 Paesi hanno firmato l'accordo sul clima raggiunto a dicembre a Parigi per contrastare l'aumento della temperatura e duunque a tutela di aria, terra, acqua e persone. A Genova, intanto, una diga creata nel torrente Polcevera per contenere il greggio fuoriuscito da una tubatura di un oleodotto ha ceduto a causa delle piogge. I lavori di bonifica.

Il greggio a Pegli. Foto Ansa. In alto: la rottura della diga di contenimento costruita giorni fa nel torrente Polcevera. Foto: Ansa.
Il greggio a Pegli. Foto Ansa. In alto: la rottura della diga di contenimento costruita giorni fa nel torrente Polcevera. Foto: Ansa.

Genova trema proprio mentre il mondo pareva poter finalmente respirare, almeno un po'. Una diga sul torrente Polcevera, creata per contenere il greggio fuoriuscito da una tubatura dell'oleodotto Iplom domenica scorsa, ha ceduto a causa dell'innalzamento del livello del corso d'acqua dovuto alle piogge. «Speriamo che reggano le panne oceaniche», ha detto l'assessore comunale alla Protezione civile Gianni Crivello, secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa. Un altro argine è stato aperto dai tecnici per evitare che il livello d'acqua nel torrente si innalzasse ulteriormente. Ora il rischio è che altro greggio possa arrivare in mare.

«La situazione è complicata, non sappiamo quanto greggio potrà finire al largo. La Capitaneria di porto è riunita per l'emergenza ed ha dichiarato lo stato di emergenza locale», ha altresì affermato  l'assessore Crivello. Per la pioggia battente, in Liguria è stata proclamata l'allerta gialla (la più bassa). Con la proclamazione dello stato di emergenza locale si possono prendere iniziative a difesa delle spiagge che potrebbero essere investite dalle chiazze di idrocarburi. Mobilitati battelli e gommoni per recuperare il greggio finito in mare che finora risulta esser già finito sulla spiaggia di Pegli ed essere comparso anche nel mare di Ponente, nel Savonese.

New York, 21 aprile 2016. John Kerry, Segretario di Stato degli Stati Uniti, firma allo'Onu l'accordo sul clima per conto degli Usa con la nipotina in braccio. Foto Reuters.
New York, 21 aprile 2016. John Kerry, Segretario di Stato degli Stati Uniti, firma allo'Onu l'accordo sul clima per conto degli Usa con la nipotina in braccio. Foto Reuters.

Queste notizie turbano ed allarmano all'indomani della firma (avvenuta ieri, a New York) dell'accordo sul clima raggiunto lo scorso dicembre, a Parigi, per fermare il riscaldamento del Pianeta. A siglare l'impegno davanti al segretario generale Ban Ki-moon, un numero record di 175 Paesi. Il primo è stato il presidente francese Francois Hollande; per l'Italia ha firmato il premier Matteo Renzi . Il segretario di Stato americano John Kerry ha firmato con la nipotina in braccio: «Un messaggio di speranza per le future generazioni».. Alla cerimonia è intervenuto anche il messaggero delle Nazioni Unite per il clima, Leonardo di Caprio.

«E' una corsa contro il tempo, la finestra per mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto i 2 gradi, e ancora di più contenerlo entro 1,5 gradi, si sta rapidamente chiudendo», ha detto tra l'altro Ban Ki-moon, aprendo la cerimonia. E richiamando due record: uno positivo (i 175 Paesi decisi ad aderire al trattato), uno negativo, rappresentato dalle temperature globali, dallo scioglimento dei ghiacci e dal livello di carbonio nell'atmosfera. «Per questo - ha concluso il Segretario gneale delle Nazioni Unite - chiedo a tutti i Paesi di firmare velocemente l'accordo di Parigi, in modo che possa entrare in vigore il più presto possibile».

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