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lunedì 13 luglio 2020
 
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L'arcivescovo di Palermo: «Gesto atroce, a qualcuno i poveri danno fastidio»

11/03/2017  Mons. Corrado Lorefice sul clochard bruciato vivo a Palermo: «È terribile, i poveri ad alcuni possono dare problemi, anche fastidio, ma non è assolutamente ipotizzabile un atto scellerato del genere»

Mons. Corrado Lorefice con Biagio Conte
Mons. Corrado Lorefice con Biagio Conte

«È terribile, perché se un uomo è capace di fare un gesto di questo genere vuol dire che il cuore realmente sta diventando di pietra, un cuore che si indurisce, che perde se stesso, che perde la propria identità, e su questo io non posso che esprimere la mia indignazione». È sgomento l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel commentare l’atroce delitto di Marcello Cimino, il clochard di 45 anni che nella notte tra venerdì e sabato è stato bruciato vivo mentre dormiva sotto il portico della Missione San Francesco in Piazza dei Cappuccini a Palermo. Un video mostra un uomo che getta un secchio di benzina sull'uomo e poi gli dà fuoco. Cimino era spostato ed aveva due figlie, ma da un po' di tempo aveva lasciato la sua casa. Chi lo conosce lo descrive come una persona gentile, che non faceva male a nessuno. La polizia, coordinata dal pm Maria Forti che ha disposto l'autopsia, al momento ipotizza il reato di omicidio volontario.

«È un gesto», la riflessione di mons. Lorefice a Radio Vaticana, «che si consuma anche nei confronti di gente che comunque porta dentro un disagio, il segno di una povertà non solo materiale. I poveri ad alcuni possono dare problemi, anche fastidio, ma non è assolutamente ipotizzabile un atto scellerato del genere».

Lorefice si è soffermato anche sulla situazione dei senzatetto in città: «Ci sono clochard che sono “nostri”, nel senso che sono del luogo e altri che vengono da fuori, sono stranieri», ha spiegato. «A Palermo abbiamo tante realtà. Penso soprattutto alla realtà di Biagio Conte che ospita più di mille persone. Abbiamo strutture della Caritas dove possiamo ospitare, ma noi sappiamo che i clochard non sempre accettano. Per esempio, l’uomo ucciso stanotte tutti i giorni andava alla mensa dei Frati cappuccini a pranzo e poi alla sera andava al “Boccone del povero” per la cena, però non voleva assolutamente essere ospitato in una struttura. La situazione è quella di una città che sempre di più, quando succedono queste cose, dovrebbe non riuscire a trovare una giustificazione. Se non si riesce a rispettare neanche la libertà personale di chi sceglie di stare in mezzo alla strada, non possiamo assolutamente pensare di essere arrivati, anzi, dobbiamo fare di tutto, lavorare su una cultura della non violenza. A vedere anche le immagini il cuore si strappa: è impensabile che un uomo sia capace di fare un gesto così efferato. Noi tutti siamo sempre di più interpellati a ripensare alla nostra vita in altri termini, a ripensarla dai più fragili. Questa è una cosa che sento come vescovo: una città degli uomini non può che ripensarsi a partire dai più fragili».

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