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martedì 19 ottobre 2021
 
L'AQUILA
 

Rinata la Basilica di Collemaggio: Celestino V torna a casa

23/12/2017  Durante il sisma del 6 aprile 2009 subì crolli e danni. Tra gli interventi - finanziati da Eni con 12 milioni - il consolidamento strutturale con miglioramento sismico, la ricostruzione delle parti crollate, il restauro e la ricomposizione degli elementi architettonici e degli apparati decorativi e l'adeguamento tecnologico.

Celestino torna a casa. L’umile eremita Pietro da Morrone torna alla basilica di Collemaggio, portato a spalla, nella sua teca di vetro, da una squadra di vigili del fuoco. Gli uomini delle emergenze, i primi protagonisti negli aiuti alla città piegata dal sisma del 6 aprile 2009 furono oltre 300 le vittime, 1700 feriti, migliaia di sfollati, con danni gravissimi al patrimonio architettonico e artistico – hanno avuto l’onore, il 20 dicembre, di riconsegnare uno dei compatroni alla devozione degli aquilani. “Collemaggio per gli aquilani è Celestino, che qui vengono a venerarlo, a chiedere aiuto per la crescita nella fede e nella vita quotidiana”, dice il rettore della basilica, don Nunzio Spinelli.La chiesa viene restituita bella più che mai, luminosa e solare. Le ferite del sisma hanno lasciato tracce indelebili, ma i restauri hanno anche riportato alla luce particolari andati perduti nel corso degli anni.

Fondata per volontà proprio dell’eremita incoronato papa con il nome di Celestino V, in carica per poco più di quattro mesi nel 1294 e poi dimessosi – il “gran rifiuto” di cui parla Dante - , la Basilica è un’icona della storia dell’architettura medievale e del Quattrocento aquilano. Nei secoli è diventata anche un segno identitario per la città. “La riapertura significa la sconfitta del sisma, dice che la rovina prodotta non ha l’ultima parola. La basilica testimonia la resurrezione dell’Aquila”, dice l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi. “Risorgere non è ripristinare le cose come erano prima, ma portare una novità, segnare un passaggio in avanti nella storia ecclesiale e civile della comunità”. Il presule ricorda che Collemaggio è la chiesa dove per la prima volta è stata celebrata la Perdonanza, che ha anticipato di alcuni anni il giubileo del 1300. “Questo monaco umile, eremita, è un gigante. E io faccio il tifo perché la Perdonanza venga inserita nella lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, per la sua valenza etica universale: come hanno sottolineato i papi senza perdono non c’è giustizia e senza giustizia non c’è pace sociale”.

 

Di quale riconciliazione ha oggi bisogno la città? “Dopo il devastante “trauma”, materiale e psicologico, del terremoto, non basta “rifare” i muri, ma occorre ricostruire la città, nella mente e nel cuore degli aquilani. Il sisma produce delle faglie sociali, psicologiche, culturali, economiche, spirituali..,si tratta di ritrovare una compattezza che è stata in qualche modo spezzata. Bisogna mobilitare l’“anima” cristiana e sociale della nostra gente, per attivare anche un condiviso “umanesimo civico”, che consenta di rinvigorire i valori dell’“etica comunitaria” e delle “solidarietà municipale”. Nell’impresa della ricostruzione, il cuore della speranza deve pulsare con il ritmo della partecipazione integrata, della rigorosa legalità e della rapidità esecutiva”.

La celebrazione di inaugurazione, con l’asperisione  delle pareti del tempio e del popolo di Dio, “rappresenta un ‘evento di popolo’, oltre che un lodevole ‘attestato’ di creativa interazione tra varie soggettività: istituzionali, politiche e economiche”, sottolinea Petrocchi. I lavori di ricostruzione sono stati finanziati dall’Eni, con un investimento di 12 milioni di euro e con la messa in campo del proprio know how nei progetti complessi e nella tecnologia più avanzata. “Oltre a finanziare abbiamo dimostrato cosa può realizzare un’azienda italiana che fa opere gigantesche in giro per il mondo, con la messa in sicurezza e il restauro nei tempi previsti”, ha detto nel suo saluto Claudio Granata, responsabili Eni delle relazioni con gli azionisti.

La progettazione e la direzione dei lavori è avvenuta in collaborazione con le soprintendenze regionali e cittadina e con il supporto tecnico di tre università: L’Aquila, il Politecnico di Milano e la Sapienza di Roma. “Una positiva collaborazione pubblico privato”, ha chiosato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che ha ricordato che nella notte tra il 19 e il 20 “è passato alla Camera un emendamento che finanzia in modo permanente tutte le attività del Maxxi L’Aquila con 2 milioni di euro l’anno. Questo consentirà di avere nella città un grande centro di arte contemporanea. Un’altra delle cose dovute all’Aquila, a cui ne dobbiamo molte altre”.

“Quando due anni fa firmai il contratto dicevo all’allora amministratore delegato dell’Eni che non credevo che i tempi sarebbero stati mantenuti, e invece sì…adesso potremo anche celebrare la messa di mezzanotte. Il primo Natale”, commenta don Spinelli. Torneranno i concerti, “prima di aprile si terrà quello della banda dei carabinieri”, e le manifestazioni culturali. Ad agosto la Perdonanza verrà celebrata finalmente in basilica, dopo essere stata per due anni sul sagrato, e qualcuno spero che, in quell’occasione, possa fare una visita anche papa Francesco. Il progetto di recupero dell’edificio, concentrato in due anni, è stato fatto procedendo “dalla facciata verso il fondo della basilica secondo tre filoni: consolidamento strutturale, ricostruzione della parte che mancava e le finiture vere e proprie del restauro”, spiega Alessandra Vittorini, la soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio dell’Aquila. La memoria va al grande spicchio di cielo che si vedeva dal transetto, ai pilastri sbriciolati e a quelli imbracati. Laddove è stato necessario i pilastri sono “stati smontati, le pietre catalogate e poi riassemblate una per una.  Quello che abbiamo potuto fare è dovuto allo sforzo di tanti, perché in questi anni ci abbiamo messo testa, passione, gambe e mani”.

Durante le celebrazione gli occhi vanno alle pietre bianche delle pareti, ai pavimenti policromi e ai giochi di colore e forme, sobrietà e sontuosità. La “signora di Collemaggio”, come molti stranieri chiamato Mariagrazia Lopardi, aquilana doc e autrice di diversi volumi su Celestino, racconta che la chiesa negli anni le si è “svelata”,  narrandole “cose che non tutti conoscono”. Per esempio spiega che la figura serpentina con sette cerchi che si trova nel pavimento, sulla destra prima dell’altare, richiama il candelabro ebraico, con i sette fuochi. “Un architetto di Prato, Giannadrea Capecchi, ha scoperto che le pietre hanno forme particolari secondo una logica rigorosissima: le linee di fuga fatte passare dai centri dei cerchi hanno uno sviluppo geometrico che riporta, al millimetro, ai rapporti degli “armonici naturali” che secondo Pitagora danno forma al creato. E’ solo un esempio dei messaggi straordinari e molteplici di Collemaggio”.

Oltre all’aspetto religioso, la riapertura della basilica è anche un auspicio per la rinascita della città. Il primo cittadino, Pierluigi Biondi, dichiara che “la ricostruzione privata procede, quella pubblica più a rilento. Ci sono tante risorse e per questo motivo dall’anno nuovo istituirò una task force che si occuperà di ricostruzione pubblica: scuole, cimiteri, monumenti”. Il governo, dice Biondi, deve essere ancora attento all’Aquila “sotto l’aspetto dell’assistenza tecnica, per il personale che abbiamo, precario e no, e per alcune semplificazioni che chiediamo da tempo” soprattutto nell’assegnazione degli appalti. L’obiettivo, dice, è cercare di tornare alla normalità, dei ritmi e delle regole. Abbiamo vissuto periodo emergenziale che si è chiuso. Oggi l’Aquila è una città in transizione che cambia”. E che può farcela.

“La prossimità della inaugurazione al Natale e il ritorno di Celestino V nella sua “basilica”, moltiplicano l’esultanza di tutti e di ciascuno”, dice a conclusione della celebrazione il pastore della città. “Davvero questa è una festa corale, che ci stringe in un unico e sentito “Noi”, ecclesiale e sociale, che ci rende, ancora di più, fieri di essere aquilani!”. 

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