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martedì 06 dicembre 2022
 
IL COMMENTO
 

«Il cardinale Zuppi, uomo di profezia: la Chiesa ha bisogno di lui»

27/05/2022  Don Virginio Colmegna presidente della Casa della carità a Milano l'ha conosciuto quand'era già arcivescovo di Bologna. «Conosco il suo cammino di attenzione a quella rilettura della Chiesa povera e dei poveri», dice del neo presidente della Cei

Lui unisce un'attenzione agli ultimi, ai poveri, ai fragili. L'idea di una Chiesa in uscita povera e dei poveri. Ecco perché quando Il Papa ha nominato il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Don Virginio Colmegna, presidente  della Casa della Carità a Milano ha gioito. 

Come ha reagito alla nomina?

«Ho reagito con grande gioia perché conosco il suo cammino di attenzione a quella rilettura della Chiesa povera e dei poveri, che ha importanti riferimenti conciliari in un altro arcivescovo bolognese come Giacomo Lercaro, oltre a essere in profonda sintonia con tutto il messaggio di Papa Francesco. Ho grande stima per questo impegno di profezia semplice di cui c’è un gran bisogno. La sua essenzialità, così carica e ricca di contenuti, mi ha sempre sorpreso e conquistato».

Quando l'ha conosciuto?

«Ho avuto modo di incontrarlo e conoscerlo quando è diventato arcivescovo di Bologna. Lo invitammo a un convegno delle Reti della carità sul tema della povertà e da allora è nato un legame che ci ha visti insieme in diverse altre iniziative. Abbiamo scoperto una comunanza nella capacità di cogliere quella dimensione spirituale che c’è nel rapporto tra Parola e testimonianza. Del resto, avviammo Reti della carità proprio perché come persone di fede impegnate nel sociale ci sentimmo interrogati dalla frase di Papa Francesco: “La Chiesa non è una ONG”. E il cardinal Zuppi ci ha sempre aiutati a riflettere sul non perdere mai di vista il senso e il significato del valore evangelico eccedente la gestione operativa».
 

Don Virginio Colmegna presidente della Casa della Carità a Milano
Don Virginio Colmegna presidente della Casa della Carità a Milano

Cosa vi lega?

«Avverto sintonia con quanto portiamo avanti in Casa della carità, ispirati al magistero del cardinal Martini, per un cammino di Chiesa che si riconverte nelle fragilità e nelle povertà dove dobbiamo stare attenti a non farci travolgere dalla concretezza del fare. Bisogna operare con competenza e sapienza, senza mai smarrire il livello motivazionale, che per noi credenti è il dono che ci ha fatto Gesù ovvero la sua Kenosi, lo svuotamento del “Da ricco che era, si fece povero”. Dal cardinal Zuppi colgo questa sollecitazione spirituale molto forte verso esperienze di carità da travasare dentro una pastorale di profezia e di legame con la Parola proprio per non essere assorbiti dalla gestione».

Si attende da lui una presidenza politica, ovvero incisiva sulla società e sull'economia italiana?

«Penso che la sua presidenza non sarà politica, ma profondamente evangelica. Credo che i suoi interventi saranno così urgenti e puntuali, che si riveleranno delle proposte capaci di incidere sui processi sociali, culturali e politici senza però entrare nel cosiddetto politichese. Scorgo qui qualcosa di La Pira nella capacità di seminare il dibattito pubblico con la vivacità della Parola. C’è poi forse bisogno di scuotere un po’ anche il cammino della Chiesa italiana, per indirizzarla verso quella “Chiesa in uscita” che sempre Papa Francesco ci ha spronati a essere, assumendo quella capacità di attrarre al Vangelo con il linguaggio della speranza, della carità e della fraternità».

 
 
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