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Colombia, cessate il fuoco tra Governo e Farc

23/06/2016  La storica firma oggi all'Avana, a Cuba, dopo quattro anni di trattativa e un lungo conflitto durato 50 anni che ha causato 260 mila morti, 45 mila dispersi e 7 milioni di profughi. Parla monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, presidente della Conferenza episcopale colombiana.

L'arrivo a Cuba del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per la firma del cessate-il-fuoco tra Governo colombiano e Farc. Foto Ansa.
L'arrivo a Cuba del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per la firma del cessate-il-fuoco tra Governo colombiano e Farc. Foto Ansa.

Raggiunto il “cessate­-il-­fuoco” in Colombia tra il Governo di Bogotà e le Farc. Dopo quattro anni di trattative condotte a Cuba per porre fine al sanguinoso conflitto che dura fin dagli anni Sessanta, e che ha provocato 260 mila morti, 45 mila dispersi e 7 milioni di profughi, oggi a L’Avana il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, e il comandante Farc, Timoleon Jimenez, firmano un accordo di non belligeranza.

«Abbiamo raggiunto un'intesa per un definitivo cessate­-il-­fuoco bilaterale che mette fine alle ostilità», hanno annunciato Governo e ribelli in un comunicato congiunto. Hanno annunciato di voler presenziare all'evento anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki­-moon, diversi presidenti dell’America Latina (tra cui quelli del Cile, Michelle Bachelet, e del Venezuela, Nicolas Maduro), inviati speciali dell’Unione Europa e dei Paesi che hanno collaborato ai negoziati, nonché esponenti della Chiesa colombiana. Il cessate-­il-­fuoco bilaterale rappresenta un passo chiave verso l’accordo di pace, che il presidente Santos si augura di firmare il prossimo 20 luglio.

Da sinistra: il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, il presidente cubano, Raul Castro, e il leader delle Farc, Rodrigo Londoño Echeverri, durante una sessione dei colloqui di pace, nel settembre 2015. Foto Ansa. ,
Da sinistra: il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, il presidente cubano, Raul Castro, e il leader delle Farc, Rodrigo Londoño Echeverri, durante una sessione dei colloqui di pace, nel settembre 2015. Foto Ansa. ,

«Abbiamo bisogno di un segno chiaro che la firma dell'accordo sia effettiva e non solo un atto simbolico», ha dichiarato all'agenzia di stampa Fides  monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo de Tunja e presidente della Conferenza episcopale della Colombia. «I guerriglieri devono consegnare e distruggere le armi pubblicamente», ha poi aggiunto l'arcivescovo.  «La popolazione vuole vedere immediatamente gli effetti dell’accordo».

Nella necessità del dialogo tra le parti ha sempre creduto papa Francesco. A più riprese, ai vescovi colombiani e alle autorità del Paese sudamericano, in particolare al presidente Santos, ha espresso in questi anni il suo caldo e convinto sostegno arrivando un giorno a dire: «Se firmate la pace io vorrei andare in Colombia». Ora questo desiderio può diventare una seria ipotesi di lavoro e non è escluso che il Papa visiti questa nazione già nel 2017, come sostengono alcune fonti.  Jorge Mario Bergoglio parlò del Paese e del processo di pace il 20 settembre 2015, durante la sua visita a Cuba: «In questo momento mi sento in dovere di rivolgere il mio pensiero all’amata terra di Colombia, consapevole dell’importanza cruciale del momento presente, in cui, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, i suoi figli stanno cercando di costruire una società pacifica. Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche qui in questa bella isola (di Cuba, ndr.) , per una definitiva riconciliazione. E così la lunga notte del dolore e della violenza, con la volontà di tutti i colombiani, si possa trasformare in un giorno senza tramonto di concordia, giustizia, fraternità e amore, nel rispetto delle istituzioni e del diritto nazionale e internazionale, perché la pace sia duratura. Per favore, non possiamo permetterci un altro fallimento in questo cammino di pace e riconciliazione».

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