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lunedì 25 ottobre 2021
 
La scelta di Oslo
 

Nobel a Santos: un premio per i colombiani che invocano la pace

07/10/2016  Il presidente Juan Manuel Santos è stato scelto dal Comitato norvegese per il Nobel per il suo impegno nel cercare una soluzione al conflitto armato con i guerriglieri delle Farc che dilania il Paese da oltre mezzo secolo. Dopo 4 anni di negoziati, l'accordo di pace è stato siglato il 26 settembre, ma al referendum del 2 ottobre è stato bocciato.

(Foto Reuters: qui sopra il presidente Santos con in mano una penna ricavata da un proiettile per firmare il trattato di pace, al suo fianco il leader delle Farc Rodrigo Londoño)

Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos è il vincitore del Premio Nobel per la pace 2016. Un riconoscimento importante al grande lavoro compiuto negli ultimi quattro anni per arrivare a un accordo di pace con il movimento guerrigliero di ispirazione marxista e bolivariana delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, e mettere fine a 52 anni di conflitto.

La guerra colombiana, la più lunga nella storia dell'America latina, ha dilaniato il Paese provocando 220mila morti, 7 milioni di sfollati, 45mila desaparecidos. Dopo 4 anni di negoziati all'Avana, lo scorso 26 settembre a Cartagena de Indias il presidente Santos e il leader delle Farc Rodrigo Londoño (detto Timochenko) hanno firmato lo storico accordo di pace raggiunto. Il 2 ottobre i colombiani sono stati chiamati a decidere in un referendum se approvare o meno l'intesa. In una votazione segnata da un tasso di astensionismo pari al 60%, e con una maggioranza risicatissima, poco più del 50%, a sorpresa i colombiani hanno detto no. Un "no" non alla pace, ma all'accordo siglato. Uno choc per tutto il Paese.

Il processo di pace non si arresta, ma viene ritardato, rimesso in discussione. Le Farc, dal canto loro, hanno confermato il cessate il fuoco. Santos non si dà per vinto. E' aperto al dialogo con gli oppositori. L'assegnazione del Nobel per la pace all'indomani del referendum è una spinta simbolica forte a proseguire lungo il cammino intrapreso. Anche se, adesso, appare più in salita. E' un incoraggiamento a entrambe le parti, Governo e Farc, a rispettare la fine delle ostilità, a evitare di ricadere nella spirale della violenza, in un momento di incertezza per il Paese, a continuare a lavorare per portare a termine il processo di pace. 

L'assegnazione del premio a Santos, come ha spiegato il Comitato norvegese per il Nobel,  deve essere visto come un tributo a tutti i colombiani che non hanno mai perso la speranza in una pace possibile, che hanno combattuto per raggiungerla. E come «un tributo ai rappresentanti delle innumerevoli vittime della guerra civile».  Al popolo colombiano e, in particolare ai milioni di vittime del conflitto, il presidente ha dedicato il premio, «E' per le vittime e perché non ci sia una sola vittima in più, un solo morto in più», ha detto nel discorso di ringraziamento, «che dobbiamo riconciliarsi e unirci per portare a termine questo processo e cominciare a costruire una pace stabile e duratura». 

Santos è il secondo cittadino colombiano a ricevere un Premio Nobel, dopo lo scrittore Gabriel García Márquez, al quale fu assegnato quello per la letteratura nel 1982. Nato a Bogotà nel 1951 da una famiglia molto influente della capitale, Santos ha alle spalle studi di Economia prima a Londra (alla London School of economics), poi negli Stati Uniti (ad Harvard). Dopo aver lavorato nel giornalismo (come vicedirettore del quotidiano El tiempo, fondato dalla sua famiglia), è entrato in politica nel 1991 e ha ricoperto vari incarichi ministeriali. E' diventato presidente nel 2010 ed è stato rieletto per un secondo mandato nel 2014.

Come ministro della Difesa (durante il secondo mandato presidenziale di Uribe), dal 2006 al 2009, si trovò a operare in alcuni momenti cruciali del conflitto con le Farc, come la liberazione dell'ex candidata alla presidenza e attivista per i diritti umani Íngrid Betancourt, sequestrata dai guerriglieri nel 2002 e liberata nel 2008, dopo oltre sei anni di prigionia nella foresta colombiana. 

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No all'accordo di pace con le Farc, la Colombia sotto choc
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