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mercoledì 26 gennaio 2022
 
 

«Colpiscono pensionati e lavoratori dipendenti»

22/12/2014  «Il colmo di questa legge è che si propone di creare occupazione e invece rischia di lasciare per strada cinquemila persone tutte d’un colpo»

Fabrizio Benvignati, vicepresidente delegato del Patronato Acli e presidente del Ce.pa, il Centro di coordinamento dei patronati italiani, ha sulla scrivania i volantini per promuovere la raccolta di firme contro i tagli del Governo. «È stato un successo», dice, «in meno di un mese un milione e mezzo di firme».

- Benvignati, oggi i Patronati quanti sono? Quante persone ci lavorano?

«In Italia si contano circa 10 mila dipendenti e 6 mila uffici. C’è anche un gran numero di volontari. Ad esempio, nei Patronati Acli abbiamo mille dipendenti e 3 mila volontari. La nostra vocazione storica (sono nati nel 1944) è occuparci di previdenza, con tutti i servizi che girano attorno alle pensioni. Poi c’è l’assistenza ai servizi di welfare, compresi quelli locali erogati da Regioni e Comuni. Ci occupiamo di invalidità civili, infortuni e da una decina di anni delle pratiche relative ai diritti di permanenza degli immigrati».

- Quanto costa l’attività dei patronati?

«Non siamo finanziati direttamente dallo Stato: abbiamo un Fondo alimentato da una quota dei versamenti dei contributi previdenziali obbligatori di tutti i 21 milioni di lavoratori dipendenti, che insieme versano 430 milioni di euro. I lavoratori pagano un servizio poi offerto a una platea più ampia, circa 51 milioni di cittadini, che possono chiedere i servizi. Il contributo per i potenziali utenti è di circa 8 euro l’anno».

- Si era partiti da una sforbiciata di 150 milioni di euro, poi scesi a 75.

«Abbiamo un Fondo alimentato dai cittadini, è improprio parlare di tagli. Si tratta di un prelevamento. Lo Stato con la Legge di stabilità vuole prendere soldi da quel fondo per coprire un buco della fiscalità generale. Rischiano di perdere il posto di lavoro 5 mila persone. Sarebbe davvero il colmo per una legge che vuole creare occupazione. Sia chiaro, il Governo ha fatto bene a salvare i posti di lavoro a Terni e Piombino, ma si trattava di alcune centinaia di persone, qui invece rischiano di perdere il posto 5 mila persone tutte in un colpo»

 
 
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