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sabato 08 agosto 2020
 
Infanzia
 

«Come fermare quei gesti “imbarazzanti” del nostro bambino più piccolo?»

03/07/2020 

Sono una mamma di quattro figli di 13, 10, 8 e 3 anni. Siamo genitori presenti e attenti. Il quarto figlio mostra un comportamento che ci preoccupa. Si mette a pancia in giù, con le mani in mezzo alle gambe e si dondola. Abbiamo provato a “riprenderlo” sia con dolcezza che con severità. Abbiamo fatto finta di ignorarlo, di distrarlo e giocare insieme, ma senza successo. Abbiamo provato a parlargli, ma vuole “stare da solo”. Arriva a sudare e la cosa è molto imbarazzante. Di solito lo fa guardando i cartoni animati o per addormentarsi nel pomeriggio. A scuola non si è verificato nessun episodio di questo tipo. Siamo tutti a casa da più di un mese “causa coronavirus” e questo comportamento persiste e ci sono giorni in cui la cosa si ripete con nostro grande disappunto e disagio. Come dobbiamo comportarci? Come farlo smettere?

CARLOTTA

Cara Carlotta, forse la domanda che ci serve di più, in questo momento, non è “come farlo smettere?”, ma “perché lo fa?”. Perché il tuo bambino, in questo periodo in modo particolare, tende a trovare conforto dondolandosi e strofinandosi i genitali? Forse sei preoccupata perché interpreti il suo toccarsi come una ricerca di piacere masturbatorio. In realtà, nei bambini così piccoli, il comportamento che descrivi non è molto diverso dal mettersi in bocca un ciuccio o grattare con il dito su una superficie morbida (spesso è una copertina), tipico di molti piccoli. Rappresenta un modo con cui il bambino “si tiene in contatto con sé stesso” e si “fornisce un’occasione di autoconforto e piacevolezza” nei momenti in cui rischia di perdersi e di frammentare il senso di sé. È un comportamento che si struttura e sviluppa in modo automatico, proprio come ciucciare il dito. È vero che senza nessun genere di intervento potrebbe farsi pervasivo e occupare sempre più tempo e spazio nella sua giornata. Ma tu scrivi che il tuo bambino si comporta così quando guarda la Tv o sta per addormentarsi. Quindi questi sono i momenti in cui vanno cambiati i copioni. Non i suoi, ma i vostri. In quei momenti per lui probabilmente è più facile “perdersi” nel vuoto, staccarsi dal “qui e ora” e trovarsi “sconnesso” da tutto. La cosa che lo può aiutare è, nell’addormentarsi, avere qualcuno che lo accompagni nel sonno con qualche rituale “affettivo” (cantare una ninna nanna, raccontargli una storia). Davanti allo schermo, forse lui guarda programmi e cartoni che piacciono ai fratelli maggiori, in cui lui, invece, si perde perché poco adeguati al suo livello di comprensione e coinvolgimento. Forse servono programmi più adatti a lui, che lo coinvolgano facendolo ballare e cantare. Più in generale, penso che questo tempo di reclusione forzata abbia fatto perdere ai più piccoli le loro routine e sicurezze e loro fanno quello che possono per ritrovarsi e non sentirsi disorientati. Probabilmente il ritorno alla vita normale risolverà tutto.

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