Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 24 aprile 2024
 
smartphone e solitudine
 

Come la dipendenza da smartphone può causare senso di solitudine

21/02/2023  I ragazzi sono sempre più dipendenti dai propri telefonini, ma cosa quando quando si iniziano a sentire soli? Spesso il mondo virtuale può creare una realtà parallela a quella reale che rende ancora più complicati i rapporti umani.. Parla l'esperto Fabrizio Fantoni

Da qualche tempo, più o meno dalla scorsa estate, nostro figlio Alessandro di 17 anni se ne esce ogni tanto dicendoci che si sente solo. Ce lo dice con un tono triste e anche arrabbiato. Noi non capiamo bene il perché: non è un estroverso, però lo vediamo uscire con gli amici, a volte quelli di scuola, altre volte quelli del basket. Sta tanto al telefono, fin troppo, chattando con ragazzi e ragazze. Quando gli chiediamo di spiegare meglio, Alessandro dice che non ha una persona che lo capisca davvero, con cui possa parlare bene delle cose che gli interessano. Per il resto, però, lo vediamo anche allegro e spensierato, e quindi non siamo preoccupati. Chiediamo a lei se ci può dare una mano a capire. Ci sono altri ragazzi come Alessandro? LORENZA

— Cara Lorenza, il paradosso della nostra epoca della comunicazione è l’enorme diffusione di un acuto senso di solitudine. Al punto che, si ricorderà, il Regno Unito prima e il Giappone poi hanno istituito un apposito Ministero per fronteggiare i problemi sociali legati alla solitudine. Essa riguarda anche gli adolescenti. Per alcuni di loro, come per Alessandro, non si tratta di una solitudine che nasce dalla mancanza di compagni con cui trascorrere il tempo e divertirsi. È invece il bisogno di un “migliore” amico. Una persona che ci sia sempre a condividere ogni esperienza, un interlocutore con cui potersi confrontare sui pensieri più profondi: i sogni e le paure, le certezze delle passioni e le insicurezze dell’età.

Senza abbandonare quella leggerezza che anche voi genitori notate. Per le ragazze, più abituate allo scambio verbale con le amiche, è più facile; più ardua l’impresa per i maschi. Per loro, questa persona desiderata assume spesso le forme di un partner amoroso, una ragazza ideale di cui si avverte una mancanza acuta. Ma può anche avere le sembianze del “grande amico”. Qualcuno che si possa percepire come un fratello. Un segno di questa aspirazione è come alcuni ragazzi si chiamino tra loro “fra” (fratello) o “bro” (brother, cioè fratello in inglese). Non è un’impresa facile trovare un amico così. Del resto anche un noto proverbio ricorda che è come trovare un tesoro... Tuttavia, alle difficoltà si aggiunge un certo grado di idealizzazione, per cui non si riesce mai a trovare la persona giusta.

Per questo, ragazzi come Alessandro non devono scoraggiarsi: occorre coltivare le amicizie che si hanno, approfondirle aprendosi all’ascolto degli altri, offrendo per primo quella disponibilità allo scambio più profondo che si vorrebbe ricevere. Si potrebbero fare scoperte inaspettate anche tra gli amici che già si conoscono, senza restare soltanto in attesa dell’arrivo dell’amico ideale.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo