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Come nascono i bebè: troppi cesarei e esami prenatali

29/03/2017  Lo dice il Rapporto annuale che il Ministero della Salute ha redatto sui dati del Cedap (Certiicato Assistenza al Parto) riferiti al 2014. E nel 7,5% dei casi i bambini sono nati in ospedali "a rischio"

Un bambino su tre in Italia nasce con il parto cesareo. Un «ricorso eccessivo», secondo il Rapporto annuale che il Ministero della Salute ha redatto sui dati del Cedap (Certificato Assistenza al Parto) riferiti al 2014. E colpisce la discrepanza tra gli ospedali pubblici, dove i bambini sono nati così nel 35% dei casi e le strutture private dove il cesareo è stato praticato nel 53,6%. Il fenomeno è inoltre più frequente tra le donne italiane: il 36,8% contro il 28% delle partorienti straniere. Si calcola che circa il 30% di questi bambini avrebbe potuto venire al mondo tranquillamente in modo naturale. I motivi per cui viene fatta una scelta diversa sono tre: il timore dei medici che qualcosa vada storto, con tutto ciò che ne consegue; la richiesta esplicita delle madri ansiose verso il parto naturale; la maggiore redditività di questo tipo di parto per un ospedale. Questa terza causa è ovviamente la più grave perché configura il reato di truffa ed è anche la più diffiicile da dimostrare.


Il rapporto sottolinea inoltre come le gravidanze troppo siano spesso molto medicalizzate, forse troppo. Un dato su tutti: nel 73,3% dei casi si eseguono più delle 3 ecografie raccomandate. La media nazionale è di 5,4 ecografie, con il picco di 7 nella Basilicata e il minimo del Piemonte (3,8). Le donne straniere, con scolarità bassa e giovani sono quelle che fanno meno visite e controlli. Tra gli esami di diagnosi prenatale invasivi, la più usata è l'amniocentesi (9,2%), seguita dalla villocentesi (4%).

Anche se la maggior parte delle nascite (62,5%), avviene in strutture dove si fanno almeno 1000 parti l'anno, rimane un 7,5% di parti in strutture "a rischio" (cioè dove si eseguono meno di 500).

La fotografia scattata dall’Ufficio di statistica del ministero della Salute mostra che l’88,8% dei parti è avvenuto in ospedali pubblici ed equiparati, l’11,2% nelle cliniche private e solo lo 0,1% altrove. Inoltre la giovane età coincide spesso con la mancanza di controlli o con controlli tardivi: nel 12,6% dei casi le ragazze incinte sotto i 20 anni si fanno visitare per la prima volta dopo l’11ma settimana di gravidanza.

L’età media delle mamme che hanno partorito nel 2014 è di 32,7 anni, mentre nel caso di donne straniere si scende a 29,9 anni. Il ricorso a una tecnica di procreazione medicamente assistita è stato effettuato in media per 1,71 gravidanze ogni 100. L’età media delle donne che hanno avuto il primo figlio è superiore a 31 anni, con differenze notevoli fra Nord e Sud. Anche in questo caso la percentuale si abbassa se pariamo di mamme straniere: 28,2 anni. Buone notizie sul fronte dei  papà: più del 90% assiste al parto. Nel 2014 sono nati 493.682 bambini, 85.708 dei quali in Lombardia, prima Regione d’Italia, seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Sicilia. In Sardegna, Lazio e Valle d’Aosta sono le regioni in cui si fanno i figli più tardi, mentre in Sicilia, Campania e Puglia sono concentrate le mamme più giovani d’Italia

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