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domenica 24 ottobre 2021
 
 

Come sostenere i genitori

18/05/2011  La collana di testi divulgativi Genitori, no problem! è dedicata alle famiglie impegnate nel difficile compito di crescere i figli.

Ormai da più fronti, l’attuale clima culturale viene associato, e spesso identificato, con la ripetizione estenuante di un “ritornello”, entrato di buon grado nel linguaggio e nell’immaginario comune: il problema di carattere sociale e morale, molto avvertito negli ultimi 10 anni, che viene spesso sintetizzato con l’espressione emergenza educativa.
Secondo numerosi esperti, le cui competenze teoriche e pratiche si distribuiscono su molteplici versanti disciplinari (psicologia, pedagogia, sociologia, teologia, filosofia, economia, etc.), la nostra società è, nella sua interezza, interpellata a far fronte a questa “sfida complessa”, non più rinviabile, e alla quale neanche la Chiesa italiana ha pensato bene di sottrarsi, scegliendo, piuttosto, di dedicare a tale appello l’intera cura pastorale del prossimo decennio.

Per diversi anni, tuttavia, soprattutto in Italia e in Europa, ci si è ben guardati dal trattare la tematica dell’educazione in modo adeguato e attento, così come avrebbe ampiamente meritato. Eppure, secondo i dati raccolti nel 2007 dall’équipe di esperti che ha lavorato al progetto di ricerca condotto in Italia e intitolato Sussidiarietà ed educazione, risulta che ben il 61% delle famiglie considera oggi l’educazione la prima emergenza nazionale, e che anche un buon 35% la fa rientrare tra i primi e più urgenti provvedimenti che la riflessione culturale, in genere, e lo Stato italiano, in particolare, dovrebbero avere molto a cuore e non trascurare.

Nelle sue fasi iniziali, il dibattito culturale, sorto per affrontare e circoscrivere una tale “emergenza”, è esploso e si è poi pian piano strutturato attorno a questioni più propriamente tecniche e di gestione, istituzionali e organizzative, ponendo in secondo piano la valenza educativa e culturale delle principali agenzie formative, quali la famiglia, la scuola, la parrocchia o il variegato mondo delle associazioni. In un secondo momento, tuttavia, hanno cominciato a raccogliere via via sempre più interesse e consenso numerosi convegni, studi e rapporti scientifici basati sul ripensamento dello stesso sistema scolastico e, soprattutto, del sistema dei processi educativi e formativi globalmente intesi.

Possiamo, dunque, ipotizzare che questo rinnovato interesse per le problematiche educative abbia, tra le sue radici più profonde, una serie composita di fattori strutturali, strettamente connessi alle più appariscenti trasformazioni socio-culturali registrate negli ultimi tre o quattro decenni all’interno della società occidentale industrializzata.
Trasformazioni che, di fronte al succedersi di situazioni ed eventi sempre meno controllabili dalle stesse istituzioni (è sufficiente riportare alla memoria i gravi episodi del bullismo a scuola o lo sconsiderato utilizzo dei media da parte dei bambini e degli adolescenti), non riescono più a contenere quel reiterato e convincente appello che denuncia l’emergenza di “tornare a educare”.

  1. A tal riguardo, una tra le emergenze più a lungo segnalate negli anni scorsi (come purtroppo ancora oggi), appare, senza ombra di dubbio, il disagio diffuso che connota la condizione di vita dei giovani italiani (ma non solo), e che si esprime nelle forme più variegate, e spesso ritenute impensabili: dall’urgente “ricerca di senso” da applicare alla propria esistenza, al continuo desiderio di affermare la propria identità, di cui, però, non si è ancora certi e totalmente padroni; dal lamentare la totale assenza di certezze, sia affettive sia economiche e professionali, all’aggrapparsi alle rischiose forme, vecchie e nuove, di dipendenza. E queste, solo per riportarne alcune.
  2. Sulla stessa linea di problematicità, e di conseguente denuncia sociale, si colloca l’articolato fenomeno dell’immigrazione. Di fatto, esso abbraccia buona parte dei Paesi occidentali, tra cui anche l’Italia, e, per via dell’inevitabile “incontro-scontro” fra le culture chiamate in causa (quella del Paese ospitante e quella del Paese di provenienza delle persone immigrate), richiede un ripensamento radicale delle “pratiche educative”, soprattutto nei modi in cui erano concepite fino a non molto tempo fa. Ciò allo scopo di ampliare l’orizzonte qualitativo delle relazioni interpersonali e, così facendo, avviare i necessari processi di integrazione sociale.
  3. Anche il mondo della scuola e della formazione professionale si affaccia nel “torbido stagno“ dell’emergenza educativa.
    Innanzitutto perché l’Italia non è pienamente al passo con la maggior parte degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, in vista del 2010: il tasso di dispersione scolastica (19,3%), per esempio, si mantiene ancora al di sopra del limite consentito, attestato attorno al 10% dalla strategia di Lisbona; o, ancora, la percentuale di giovani (tra i 20 e i 24 anni) che hanno portato a termine il ciclo dell’istruzione secondaria superiore (75,5%) è al di sotto dei risultati previsti e sperati (85% entro il 2010), e inferiore anche rispetto ai punteggi medi ottenuti dagli altri Paesi membri dell’Unione europea (77,8%) .
    In seconda battuta, perché nel nostro Paese continua a crescere in modo esponenziale il fenomeno del bullismo (anche nella sua versione cyber, più legata a un utilizzo inappropriato e disfunzionale dei più avanzati mezzi di comunicazione tecnologica, come il cellulare, il Pc, l’iPad, la trama dei Social Network, etc.), che coinvolge (tra bulli e vittime) circa il 35% degli alunni della scuola secondaria di primo grado, e ben il 20% dei giovani della scuola secondaria di secondo grado.
    Se, per comprendere alcune delle cause che generano questa fastidiosa piaga del nostro sistema formativo, ci si pone dal punto di vista della famiglia, ne emerge che quasi il 58% delle madri e dei padri intervistati attribuisce la responsabilità principale di tale smisurata diffusione al tipo di educazione ricevuta in famiglia; che il 51,4% rinvia a problemi di natura relazionale, il 32,7% lo motiva col fatto che i bambini e i ragazzi vengono troppo esposti alla crudeltà e alla cupa violenza delle scene viste in Tv, al punto che desiderano imitarle, e che, infine, il 24%dei genitori crede che il bullo sia un “soggetto” prepotente e aggressivo per natura.
  4. Infine, non bisogna dimenticare gli effetti sociali che scaturiscono dalle attuali modalità di utilizzo e gestione dei new media e delle piattaforme dei Social Network (per esempio: Facebook, Twitter, My Space, Second Life, etc.).
    Il procedere inarrestabile dell’evoluzione tecnologica e la sempre più incalzante diffusione sia dei mezzi, sia dei siti di incontro sociale, stanno determinando nuove modalità, sempre più virtuali, per fare conoscenza e per stringere legami con gli individui, e, soprattutto, stanno introducendo cambiamenti non indifferenti nei processi di costruzione dell’identità personale. Ormai, non è più così sconosciuta la formula dell’identità emergente, spesso adoperata nei contesti comunicativi e commerciali, che dipinge l’identità costruita sul web come caratterizzata da un’ambigua e pericolosa fluidità.

Nessuno intende demonizzare questi nuovi aspetti legati alla comunicazione interpersonale e di gruppo, e, soprattutto, i mezzi destinati a tali scopi. Anzi, ne riconosciamo sicuramente lo speciale valore innovativo per la nostra civiltà. Tuttavia, ciò che occorre progettare seriamente è proprio la correttezza dell’approccio e della fruizione a essi stessi.

Tenendo conto di quanto finora detto, non stupirà, allora, scoprire che, secondo Terenzi e Ribolzi, il disagio giovanile, la dispersione scolastica e il successo formativo sono strettamente legati alla qualità delle relazioni familiari e delle reti sociali primarie, oltre che a fattori di tipo individuale e al clima vissuto a scuola.
Da tali risultati, dunque, emerge con estrema nitidezza il ruolo fondamentale che la famiglia (nelle figure della madre e del padre) svolge ancora oggi nello sviluppo dell’identità personale del bambino e, in seguito, dell’adolescente e del giovane adulto. Un soggetto in formazione, infatti, ha assoluto bisogno di rapportarsi costantemente con figure educative “adulte”, presenti e affidabili; in altre parole, necessita di essere accudito, accolto, accompagnato e amato in tutte le tappe che segnano la sua crescita. Solo in questo modo, si sentirà riconosciuto come individuo e svilupperà un buon livello di autostima, un ingrediente fondamentale alla riuscita scolastica, personale e professionale.

Eppure, nonostante sia stata ufficialmente dichiarata come un’istituzione in piena “crisi”, la famiglia continua a svolgere un compito fondamentale nell’educazione delle nuove generazioni. Non ci stiamo riferendo a un superficiale luogo comune, quanto piuttosto a una serie di dati emersi con decisione nel decimo rapporto sulla famiglia in Italia curato dal Cisf: infatti, ben il 93% degli italiani considera la famiglia ancora “molto importante”, e circa il 92% dello stesso campione nazionale afferma che un bambino, per crescere sano, felice ed equilibrato, ha bisogno di una famiglia composta da un padre e una madre. Risultati, dunque, che sembrano superare ogni attesa e aprire un varco di speranza inaudito. Ma la triste “fotografia” della famiglia attuale in Italia segnala, purtroppo, sempre meno matrimoni, più separazioni e divorzi, e bambini costretti a subire, loro malgrado, le scelte compiute dai genitori.

Lo “zoccolo duro”, però, resta. Ci sono numerose famiglie che credono ancora saldamente nei valori familiari, nella solidità dei rapporti di coppia e nella costruzione di un legame affettuoso e significativo con i figli. Da questo nutrito gruppo non vogliamo escludere nessuno. Neanche, e forse soprattutto, coloro (sia genitori sia figli) che hanno subìto ferite di una certa entità, causate da una separazione, da un divorzio, da un allontanamento, da un lutto o altro, ma che condividono con le altre famiglie lo stesso orizzonte valoriale.

Ed è considerando tutte le famiglie italiane che vivono nel complesso e disparato contesto culturale contemporaneo, cioè a tutti i genitori frequentemente in ansia e in difficoltà perché alle prese con l’educazione quotidiana dei propri figli, che la casa editrice San Paolo ha pensato di ideare una collana di 12 volumi, divulgativi, pratici ed economici, intitolata Genitori, no problem! Un progetto editoriale innovativo che nasce per rispondere, nelle sue linee generali, proprio al tema dell’emergenza educativa. Proviamo a osservarla da vicino.

Il titolo affibbiato a questa piccola collana, seppur simpaticamente ambizioso, rivela un preciso e duplice intento educativo: quello, cioè, da un lato, di provare a intercettare le difficoltà e i disagi più comuni incontrati dai genitori nel momento in cui si confrontano in concreto, e quotidianamente, con le scelte educative da attuare nel rapporto con i figli, e, dall’altro lato, quello di tentare di accogliere queste richieste di aiuto, per comprenderle e fornire loro una possibile risposta, pratica, limpida e diretta.

Secondo quali modalità operative è stato poi tradotto questo duplice obiettivo educativo? In primo luogo, immaginando di rivolgere le domande più frequenti dei genitori a un gruppo di validi esperti (e fidati collaboratori di “Famiglia Oggi”). In secondo luogo, domandando, proprio a questi professionisti, uno “sforzo” non indifferente: rispondere agli interrogativi dei genitori utilizzando un linguaggio accogliente, sintonizzato sulle loro difficoltà, scorrevole, semplice, chiaro, mai banale, efficace, dinamico, ricco di suggerimenti concreti, e, soprattutto, altamente preciso e professionale. Per garantire un risultato così ambizioso (ma, a nostro avviso, necessario), abbiamo cercato di “inquadrare” i contenuti della collana all’interno di una solida “cornice” di riferimento. Essa, infatti, si sorregge su due specifici modelli teorici:

  1. il primo mette d’accordo la maggior parte degli studiosi, accanto a psicologi, pediatri, educatori e insegnanti: un’armonica ed equilibrata relazione genitore/bambino promuove il sano sviluppo, fisico e mentale, della persona. Per intenderci, il legame che i bambini costruiscono con i genitori è fondamentale e prezioso, perché pone le basi del futuro “edificio” della persona, che farà capo all’adolescente, al giovane e poi all’adulto11. Ecco le ragioni per le quali i genitori dovrebbero sempre garantire un ambiente familiare accogliente, pieno di fiducia e disponibilità emotiva, pronto ad affrontare le gioie tanto quanto le difficoltà che la vita può offrire. In sintesi, la famiglia gioca la parte più importante nell’educazione e nella formazione del figlio: attraverso tante piccole azioni, alcune delle quali apparentemente insignificanti, legate al quotidiano, al vivere insieme, al dare testimonianza, forma il soggetto come persona;
  2. Il secondo parte da un’idea ben definita di “stile educativo”: ogni singola persona ha in sé tutte le risorse e le potenzialità necessarie per realizzare sé stessa. Il percorso e il contesto di crescita di ogni bambino deve essere caratterizzato dalla libertà e dalla responsabilità. Da questo punto di vista il ruolo dei genitori è essenziale: essi dovranno aprirsi all’accettazione incondizionata del figlio, saper riconoscere le sue emozioni, accoglierle, essere capaci di rispondere ai loro bisogni e avviarli all’autonomia e all’indipendenza13. Con l’idea che il bambino/ragazzo possa sempre contare su di loro, in ogni momento14. Solo in questo modo i figli potranno procedere sereni verso l’età adulta.

Una volta chiarite le traiettorie teoriche, siamo passati alla scelta delle tematiche e all’impostazione di ogni singolo volume. Per ciò che riguarda le tematiche, abbiamo prediletto, come già ricordato, gli interrogativi più comuni dei genitori in merito al modo in cui affrontare e gestire, nel corso della crescita, il sonno dei bambini e degli adolescenti, il rapporto tra fratelli e sorelle, il modo in cui educare a una sana ed equilibrata alimentazione nell’infanzia, il corretto e appropriato utilizzo dei mezzi di comunicazione; inoltre, l’acquisizione delle regole e il rispetto in famiglia e in gruppo, l’igiene personale e la cura di sé, l’ingresso nel mondo della scuola e gli impegni e i traguardi che ne conseguono, il dialogo e il conflitto in adolescenza; infine, il distacco dall’ambiente familiare e la maturazione dell’autonomia nei bambini e preadolescenti, l’attenzione smisurata alle tendenze dettate dalla moda, l’alimentazione nell’età adolescenziale e oltre, lo sport e il tempo libero.

Ogni singolo volume si compone, in linea di massima, di 7/10 capitoletti, articolati nel modo seguente:

  1. all’inizio, un box presenta una situazione tipica “non corretta” (narrata alla stregua di un dialogo tipico con le “solite frasi” che i genitori dicono inutilmente ai figli e con cui ottengono poco o nulla);
  2. subito dopo, si apre la trattazione vera e propria dell’argomento/ problema individuato dall’autore (e già segnalato nel box), che prova a mettere in luce i comportamenti non ottimali nelle relazioni, a spiegarne gli effetti non sempre positivi sul comportamento dei figli e a suggerire come impostare una nuova modalità di relazione educativa;
  3. alla fine, un altro box presenta la stessa situazione raccontata all’inizio che si risolve nella maniera “ottimale” o più appropriata (cioè, come dire la stessa cosa raccontata dal primo box ai figli e farsi ascoltare). La collana è stata da poco inaugurata con l’uscita dei primi quattro volumi (marzo 2011), di cui riportiamo una breve descrizione del contenuto, corredata dalle immagini di copertina:

  1. Dormire come un bambino. Come aiutare lo sviluppo naturale del sonno dei vostri figli (di Alessandra Devoto). Numerosi genitori, rivolgendosi ai pediatri o ad altri esperti, spesso domandano come mai alcuni bambini si svegliano nel cuore della notte e altri dormono senza creare problemi. Una questione a cui si propone di rispondere questo testo, accanto a tante altre, guidando i genitori a capire come accompagnare lo sviluppo naturale del sonno dei propri figli, sin dai primi mesi di vita;
  2. Un amore di fratello. Come sopravvivere a gelosia e rivalità (di Dolores Rollo). Il legame tra fratelli rappresenta qualcosa di unico, che concilia in sé caratteristiche opposte: rivalità e complicità, odio e amore profondo, complementarietà e reciprocità. Per i genitori affrontare i rapporti quotidiani tra i figli, è un compito molto difficile. L’autrice ci guida, con competenza e serenità, a capire la ricchezza dei rapporti fraterni;
  3. Cosa mangio oggi? Impariamo a mangiare tutto e in modo sano (di Mario Becciu e Anna Rita Colasanti). Gli autori si propongono di aiutare i genitori ad acquisire conoscenze sia in relazione al mondo degli alimenti e delle sostanze nutritive sia al mondo delle emozioni e degli affetti, che consentano di agire con maggior competenza in un ambito di estrema importanza per lo sviluppo psico-fisico dei figli, agendo con creatività e fantasia;
  4. Media e dintorni. Utilizzo intelligente in tempi multimediali (di Michele Aglieri e Alessandra Carenzio). Questo volume intende fornire ai genitori degli strumenti di lettura del territorio dei media, attraverso una riflessione più ragionata capace di mediare le reazioni poco utili sul lungo periodo. Favorisce la costruzione di un vocabolario in grado di operare un avvicinamento tra il mondo dei nativi digitali – i figli – e il mondo degli immigrati digitali – tutti quelli che, come i genitori, hanno dovuto abituarsi alla presenza delle nuove tecnologie.

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