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Comincia il conclave

12/03/2013 

Preceduti dalla croce e seguiti dal libro dei Vangeli al canto delle litanie dei Santi, i 115 cardinali elettori fanno il loro ingresso in cappella Sistina. Qui, dopo aver cantato tutti insieme il Veni Creator, prima tutti insieme e poi uno per volta pronunciano il giuramento prescritto dalla Costituzione Universi dominici gregis: “E io…, cardinale …., prometto, mi obbligo e giuro”. E ponendo le mani sul Vangelo aggiungono: “Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano”. Dopo che l’ultimo cardinale ha prestato giuramento il maestro delle cerimonie, monsignor Guido Marini, intima l’extra omnes e coloro che non partecipano al Conclave, a eccezione dello stesso monsignor Marini e del cardinale Prosper Grech, lasciano la Cappella sistina.

Intanto la commissione per il sigillo (ne fanno parte rappresentanti della Gendarmeria, il comandante delle Guardie  svizzere, un notaio) provvede a sigillare le circa trenta porte e aperture attorno alla Cappella. Al termine della meditazione – che è una esortazione sulla necessità che, nell’elezione del Pontefice, agiscano con retta intenzione cercando di compiere unicamente la volontà di Dio e mirando al bene di tutta la Chiesa - , anche il cardinale Grech e il maestro di cerimonia escono dalla Sistina. Vengono chiuse le ultime porte e poste le guardie a tutti gli ingressi della cappella. È a questo punto che i cardinali decideranno se procedere alla prima votazione. Se gli elettori decidono di votare le operazioni dovrebbero concludersi verso le sette, sette e mezza. Nel Conclave del 2005, la prima fumata sera del primo giorno avvenne però alle 20.04. Nel caso in cui non si proceda alla votazione non ci saranno fumate.

Carità, unità della Chiesa, sacrificio per il gregge affidato. Il cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio, nell’omelia della messa Pro Eligendo Romano Pontifice concelebrata insieme a 180 cardinali, ha tracciato i binari lungo i quali si muoverà il prossimo successore di Pietro. Il porporato, che non entra in Conclave avendo già superato gli 80 anni, ha commentato le letture, proclamate in inglese, italiano, latino e spagnolo, tratte dal Libro del profeta Isaia, dalla prima lettera di san Paolo agli Efesini e dal Vangelo secondo Giovanni.

La Parola di Dio, ha detto il decano, «possa aiutarci a comprendere meglio la missione che Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi Successori». All'inizio dell'omelia ha ringraziato il Signore per il dono di Benedetto XVI sottolineando «l'amorosa assistenza che il Signore sempre riserva alla sua Santa Chiesa ed in particolare per il luminoso Pontificato che ci ha concesso con la vita e le opere del 265esimo Successore di Pietro». A queste parole un lungo e commosso applauso è partito dai fedeli che hanno gremito la Basilica vaticana.

Poi Sodano si è soffermato a lungo sul dono della carità. «Gesù», ha detto, «è venuto al mondo per rendere presente l’amore del Padre verso gli uomini.Questa missione è stata poi affidata da Cristo ai Pastori della sua Chiesa. È una missione che impegna ogni sacerdote e vescovo, ma impegna ancor di più il Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale». E ancora: «È questo amore che spinge i Pastori della Chiesa a svolgere la loro missione di servizio agli uomini d’ogni tempo, dal servizio caritativo più immediato fino al servizio più alto, quello di offrire agli uomini la luce del Vangelo e la forza della grazia».

Ma ai 180 cardinali concelebranti, entrati nella Basilica vaticana in processione pochi minuti prima dell'orario programmato delle dieci, il decano ha ricordato ancora, con le parole di Paolo, il «forte appello all’unità ecclesiale: "Vi esorto dunque a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace"».

L'unità della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, ha ammonito Sodano, può essere realizzata solo con l'apporto di tutti: «San Paolo», ha detto, «ci insegna che tutti noi dobbiamo collaborare ad edificare l'unità della Chiesa, poiché per realizzarla è necessaria la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia di ogni membro». Poi, parlando più specificamente della missione del Papa, il decano del Sacro Collegio ha ricordato «l’atteggiamento fondamentale dell’amore». Ma non un amore qualsiasi, bensì «quello che spinge a offrire la propria vita per i fratelli. Un servizio verso la Chiesa e l’umanità intera», che promuove «senza sosta la giustizia e la pace».

Alla fine tutto il collegio cardinalizio disposto attorno all’altare ha pregato Dio perché doni alla Chiesa «un pontefice a te accetto per santità di vita e interamente consacrato al servizio del tuo popolo». La celebrazione è durata quasi due ore.

Alla messa ha partecipato tra i prelati di Curia anche monsignor Georg Gaenswein, il fedele segretario del Papa emerito Benedetto XVI, che il 28 febbraio aveva seguito Ratzinger a Castel Gandolfo e non era più apparso in pubblico da quel giorno. In quanto Prefetto della Casa Pontificia, il neo arcivescovo Gaenswein entrerà oggi in Conclave per assistere al giuramento dei 115 cardinali elettori, poi uscirà dalla Cappella Sistina per rientrarvi subito dopo l'elezione del nuovo Pontefice per accompagnarlo poi alla Loggia delle Benedizioni e seguirlo da allora in tutti gli impegni pubblici in Vaticano, a Roma e in Italia.

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