logo san paolo
giovedì 20 gennaio 2022
 
dossier
 

Lettera dal braccio della morte

06/02/2014  Pubblichiamo un testo scritto da un detenuto condannato alla pena capitale in California. «Nel braccio della morte, la saggezza e il senno del poi possono soltanto aggiungere un po’ di auto-punizione alla punizione già in essere». È possibile scrivergli attraverso il Comitato Paul Rougeau.

Il Comitato Paul Rouegau, che sostiene i detenuti nei bracci della morte, ha ricevuto da Fernando Eros Caro, condannato alla pena capitale in California, la seguente lettera che pubblichiamo volentieri.

Come Fernando, migliaia di condannati alla pena capitale in tutto il mondo hanno bisogno di sostegno e di amicizia. C’ è bisogno di persone che si attivino, mettendo a disposizione un po’ del loro tempo, per aiutarli e per arrivare all’abolizione universale della pena di morte: ormai sono una minoranza i Paesi attaccati questa macabra istituzione del passato. Visitate il sito del Comitato Paul Rougeau (www.paulrougeau.org) e contattate i suoi membri (prougeau@tiscali.it) per informazioni, chiarimenti, offerte di aiuto ed adesioni. Ed eventualmente per scrivere a Fernando.


Il braccio della morte non è il luogo ideale in cui trascorrere il resto della vita. Anni di attesa! Anni durante i quali non sai quando, e se, verrà il momento dell’esecuzione. Il momento in cui persone che ti considerano meno dell’immondizia ti pianteranno un grosso ago nel braccio. L’ultima cosa che vedrai sarà un soffitto bianco, mentre giacerai sulla schiena, chiedendoti che cosa proverai quando la prima sostanza verrà iniettata nel tuo corpo. Legato al lettino da molte cinghie, impossibilitato a muoverti, non potrai neppure grattarti se ti sentirai prudere. La bocca riarsa, solo con i tuoi pensieri, sapendo che la tua vita sta arrivando ad una fine non voluta!

Almeno, ti dirai, tutta la tempesta interiore e lo stress, e soprattutto l’attesa, finiranno! Smetterai di sperare di non essere giustiziato. Avresti mai immaginato, da giovane, di ritrovarti un giorno in una stanza della morte legalizzata dallo stato? Io sto nel braccio della morte da trent’anni e mi sono posto questa domanda tante volte, troppe per ricordarmi quante siano. Quando arrivai qui, non riuscivo ad accettare di essere stato condannato a morte. Entro poche settimane, però, cominciai a rendermi conto che questa eventualità può diventare concreta. Che la morte è una piccolissima cella in cui ti svegli ogni mattina. Non puoi lasciarla, voltarle le spalle, o chiudere gli occhi per impedirle di osservarti malignamente! Quelli che non riescono ad adattarsi alla condanna a morte, che pende su di loro come la spada di Damocle, finiscono per suicidarsi. Altri lottano con l’idea della condanna, e invecchiano prima del tempo. Ci sono tuttavia anche uomini che riescono ad affrontare bene la situazione, accettandola, non potendo fare di meglio.

So che tutti questi casi si verificano perché li constato ogni anno intorno a me. Naturalmente, nessuno sa veramente che cosa passi nella mente di un condannato a morte. Il tormento di dover aspettare un altro giorno. La libertà è solo un sogno! Sopravvivere ricordando quando potevi camminare lungo una strada, senza indossare catene, e senza il timore che qualcuno ti spari! Che ti spari una guardia carceraria che non si farebbe nessun problema a toglierti la vita!

Tutti questi pensieri, emozioni, dubbi, paure, limitazioni, sono frammischiate in una fredda realtà che ti congela in una condizione stagnante di limbo.
Non contano eventuali buoni proposti che puoi aver fatto nella tua vita. Non hanno più alcuna importanza quando finisci nel braccio della morte. La società ti considera, in qualità di condannato a morte, come un mostro, per la cui vita non merita preoccuparsi. Come ho detto, il braccio della morte non è un luogo in cui trascorrere il resto della vita. Specialmente se ritieni di valere qualcosa.

Scrivo tutto questo per esperienza diretta. Tanta esperienza! L’esperienza porta saggezza, e molto senno del poi riguardo a ciò che avremmo dovuto fare. Nel braccio della morte, però, la saggezza e il senno del poi possono soltanto aggiungere un po’ di auto-punizione alla punizione già in essere.

Fernando Eros Caro, dal braccio della morte di San Quentin - California

Multimedia
La battaglia di Helen contro il boia
Correlati
I vostri commenti
8

Stai visualizzando  dei 8 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo