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giovedì 19 maggio 2022
 
2 novembre
 

"Offrire una Messa in suffragio dei defunti è altissima opera di carità"

02/11/2019  La lettera ai fedeli dell'Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Monsignor Vincenzo Bertolone in occasione della Commemorazione dei defunti: "I sacerdoti spieghino l'importanza della pietà cristiana", in una società che in nome dell'efficientismo tende a rimuovere la morte.

Oggi la Chiesa commemora tutti i defunti. Nelle varie diocesi italiane sarà una giornata densa di appuntamenti religiosi con molte celebrazioni nei cimiteri cittadini dove molti fedeli si recheranno per visitare le tombe dei propri cari. E in occasione del mese di novembre l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone, ha scritto una lettera ai fedeli dal titolo “Viventi su questa terra e nell’altra vita”.

"Svegliamoci: novembre non rattrista i cristiani”, scrive il presule evidenziando che "quando visitiamo le tombe o le ceneri dei nostri cari, non possiamo persistere nelle lacrime e nel dolore. Se ci rattrista la necessità di averli perduti, ci consoli la certezza che essi sono dei battezzati e, quindi, si risveglieranno con Cristo nell'ultimo giorno”.

Quindi il mese di novembre “non può essere il mese dello sconforto, bensì il periodo della mesta gioia": “la mesta gioia di chi, mentre sta ancora sulla faccia della terra, spesso solo o isolato, percepisce che il senso di solitudine riguarda soltanto l'aspetto quantitativo della propria esistenza". Il presule, che è anche presidente della Conferenza Episcopale Calabra, nella lettera sottolinea, poi, che nella nella nostra società, definita da molti studiosi “postmoderna o addirittura del transumano – tutta incentrata sulla costante ricerca di supporti per il miglioramento della condizione umana attraverso tecnologie finalizzate a facilitare la vita, come l’eliminazione della vecchiaia e il potenziamento delle capacità intellettuali, fisiche o fisiologiche dell’uomo – sembra non ci sia più posto per la morte che inesorabilmente tronca, volenti o nolenti, la vita”.

Nella tradizione cristiana la morte era ritenuta come compimento naturale di un percorso oggi i progressi della scienza medica e la diminuzione del fattore religioso hanno “progressivamente portato ad un esilio della morte e dei suoi segni: subito dopo il decesso il defunto diventa ‘ingombrante’; per questo corpo inanimato – scrive mons. Bertolone - non c’è posto nel consorzio dei vivi, per i cortei funebri nel caotico traffico urbano; i familiari non se la sentono di vivere faccia a faccia con un morto per qualche ora, dà quasi scandalo offrire lo spettacolo della morte”.

Non è un caso – secondo l’arcivescovo calabrese - che stia prendendo piede, anche nelle nostre città, l’abitudine di “collocare le salme nelle funeral homes dove i corpi – il cui stato di decomposizione spesso è ritardato grazie a prodotti chimici – sono conservati in saloni accoglienti dove i familiari possono ricevere le visite di amici e conoscenti”. Ecco perché l’attività pastorale soprattutto di natura catechetica, “non può non tener conto di tutto questo! Al pessimismo derivato dalla nostra società, che si misura con i parametri dell’efficientismo e del materialismo, la Chiesa ha il compito di offrire una visione pasquale del transitus: Cristo è vincitore della morte e sorgente della risurrezione”. Da qui la sensibilizzazione dei sacerdoti a spiegare ai fedeli, soprattutto nelle liturgie esequiali – che sono delle vere e proprie opportunità di annuncio, alle quali prendono parte per solidarietà ai familiari del defunto anche persone poco vicine o addirittura lontane dalla vita della comunità cristiana – la necessità del suffragio per i defunti”. Ai fedeli il presule chiede, quindi, di non trascurare questo “obbligo gravissimo della pietà cristiana: offrire una Santa Messa in suffragio è altissima opera di carità”.

 
 
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