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mercoledì 22 settembre 2021
 
 

Con Feltri a "Libero" torna il Patto del Nazareno?

18/05/2016  Nel cambio di guardia al quotidiano, negli ultimi mesi decisamente anti renziano, di proprietà della famiglia Angelucci c'entra anche il referendum costituzionale di ottobre. Maurizio Belpietro si era espresso per il no, Feltri aveva invitato Berlusconi a votare sì. E il Movimento 5 Stelle attacca: «Sono partite le epurazioni renziane»

C’entra il referendum costituzionale di ottobre dietro al cambio di guardia al quotidiano Libero? Secondo alcune indiscrezioni parrebbe di sì. I fatti anzitutto: Vittorio Feltri è stato scelto come nuovo direttore del quotidiano al posto di Maurizio Belpietro, che ha fatto sapere di essere stato «sollevato dall’incarico dall’editore» dopo sette anni. Feltri aveva fondato Libero nel 2000, ne era stato direttore ed editore per 9 anni, poi nel 2009 era passato al Giornale e un anno dopo era tornato a Libero come direttore editoriale, a fianco di Belpietro che era il direttore responsabile. Il 3 giugno del 2011 Feltri aveva nuovamente lasciato per il Giornale e lo scorso 3 maggio era tornato a Libero, scrivendo come primo articolo un editoriale in cui invitava Silvio Berlusconi a farsi da parte dalla scena politica. L’editore di Libero è la famiglia Angelucci, che ha interessi soprattutto nel settore farmaceutico; Antonio Angelucci siede in Parlamento ed è anche un deputato di Forza Italia.

Nel suo ultimo editoriale pubblicato su Libero mercoledì 17 maggio, Belpietro ha precisato che «l’editore ha deciso un avvicendamento alla guida del vostro quotidiano. Come in ogni giornale, l’editore è sovrano e io mi faccio da parte». L’editoriale si occupa del referendum sulla riforma costituzionale che si voterà il prossimo ottobre ed è scritto in forma di risposta a un lettore che chiede: «La posizione della direzione di Libero verso il referendum è per il sì o per il no?». Risponde Belpietro: «Non so cosa pensi la direzione di Libero, so che cosa pensa Maurizio Belpietro che fino a ieri sera di Libero era il direttore. Io sono per il No e per un motivo molto semplice: perché la riforma non è equilibrata ma pende tutta a favore di Renzi. Il premier si è fatto una Costituzione su misura, dopo essersi fatto una legge elettorale su misura, con la quale deciderà lui, capo del governo e capo del Pd, chi far sedere a Montecitorio. L' uomo è pericoloso per come gestisce il potere, per come lo occupa e per come lo usa contro gli avversari. Con in mano una Costituzione che gli assegna pieni poteri lo sarà ancora di più».

Negli ultimi mesi la linea di Libero era molto critica nei confronti del governo Renzi, con inchieste e approfondimenti sui protagonisti del caso Banca Etruria (nel quale è indagato assieme a tutto il Cda Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena), mentre sul referendum costituzionale Belpietro si era espresso per il no, mentre Feltri aveva invitato Berlusconi a schierarsi per il sì. Altre indiscrezioni parlano di un ulteriore avvicendamento tra Antonio Antonio Angelucci, parlamentare di Forza Italia ed editore di Libero, al movimento Ala di Denis Verdini che sostiene il governo di Matteo Renzi in Parlamento, soprattutto al Senato dove i numeri della maggioranza sono risicati. Se queste siano le prove per un nuovo patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi è ancora presto da dire. Intanto il Movimento 5 Stelle attacca: «Sono partite le epurazioni renziane», ha detto il deputato pentastellato Di Battista. «Libero ha fatto molte inchieste su Banca Etruria, sul papà del ministro Boschi e sulla massoneria toscana e Belpietro ha detto che le riforme renziane sono pericolose per la democrazia. Mentre guarda caso Feltri è per il sì al referendum». E Augusto Minzolini, ex giornalista e oggi parlamentare di Forza Italia, si è chiesto su Twitter: «Libero cambierà posizione sul referendum? Sarà attratto nell’area del Sì? Nell’era renziana può succedere anche questo».  

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