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martedì 22 giugno 2021
 
 

«Con l'Airc ho battuto il cancro alle ovaie»

09/05/2014  G.D.F, 47 anni, di Napoli, sposata, madre di due figli, è guarita anche grazie a una cura con farmaci sperimentali abbinata alla tradizionale “chemio”.

L'11 maggio verranno distribuite in 3.600 piazze italiane 600 mila azalee per la raccolta fondi a favore della ricerca sui tumori fermminili.
L'11 maggio verranno distribuite in 3.600 piazze italiane 600 mila azalee per la raccolta fondi a favore della ricerca sui tumori fermminili.

Ha 47 anni e prima di ammalarsi di tumore all’ovaio lavorava come terapista in medicina cinese. Vive in provincia di Napoli, è sposata, ha due bambini, 12 anni e 9 anni, che non sanno nulla della sua malattia e del suo dramma, ai quali ha sempre nascosto sofferenze e angoscia. Anche oggi, che è guarita e sta bene, ai figli non vuole raccontare nulla.

Perché G.D.F. è guarita davvero dal cancro, eccome se è guarita: oggi effettua controlli ogni sei mesi, una Tac, un’ecografia, per il resto fa una vita normale, seguita di tanto in tanto dallo psicologo che l’aiuta a dimenticare la paura, a pensare al tumore in modo diverso, a curarsi, a non trascurarsi come donna, a volersi bene. Per ora continua a occuparsi dei ragazzi, ma non esclude di tornare al lavoro di terapista appena possibile. G.D.F è una paziente del dottor Sandro Pignata, il ricercatore dell’Airc che l’ha seguita all’Ospedale Pascale di Napoli. Racconta: «A 44 anni ho iniziato a sentire dolori, ma soffrendo di coliti e avendo sempre avuto un ciclo doloroso ho attribuito il mio malessere a una di queste due cose. I dolori però si sono fatti più forti e ho deciso di fare una colonscopia».

Nulla. Sino a quando, a seguito di un’ecografia, le diagnosticano il cancro. «Mi hanno operata nel gennaio 2011, esportati utero e ovaie. Poi ho iniziato la “chemio” tradizionale e insieme una cura con farmaci sperimentali: pillole che avevano il compito di inibire la formazione di vasi sanguigni, i quali avrebbero potuto alimentare le cellule tumorali. Farmaci frutto della ricerca del dottor Pignata e della sua équipe. Davano effetti collaterali, ma ho resistito, ci credevo, avevo fiducia nei ricercatori: mi sono fidata e affidata a loro». La notizia del tumore ha devastato la sua vita. «È stata tremenda, per me e per mio marito, e avrei tentato qualsiasi cosa per guarire. Però adesso è finita: anche la terapia sperimentale, resa possibile grazie alle ricerche condotte con i fondi dell’Airc, che questa mamma coraggiosa ha portato avanti per un paio d’anni, mentre si sentiva stanca, debilitata e indossava i suoi foulard attenta a non far capire nulla ai propri figli, non serve più: «Stop alla “chemio” e ai farmaci aggiuntivi. Mi bastano i controlli periodici».

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