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lunedì 22 luglio 2024
 
 

Con la lana si pulisce il mare

01/04/2011  Un originale e semplice sistema tecnologico per bonificare piccoli e grandi inquinamenti da petrolio disperso nell’acqua

L’idea iniziale, un classico ‘uovo di Colombo’, venne a Luciano Donatelli, Ceo di SignBox/RPB e Presidente dell’Unione Industriali di Biella, durante la disastrosa fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma petrolifera Deep Horizon della BP nel Golfo del Messico nell’estate 2010, che gli fece ricordare la proprietà idrorepellente della lana grezza e, contemporaneamente, la sua capacità di assorbire gli olii in quantità 10 volte superiore al proprio peso. Il Presidente dell’Unione Industriali di Biella, il distretto industriale italiano che da secoli lavora e conosce le proprietà della lana, chiese a Mauro Rossetti, Direttore Associazione Tessile e Salute di Biella, di interrompere le proprie vacanze per verificare le possibilità di sfruttare tecnologicamente quella proprietà della lana. Rossetti, fatte le prime, positive verifiche nel proprio garage e poi in laboratorio, decise di coinvolgere Mario Ploner, Amministratore Delegato di Tecnomeccanica Biellese, che sulla base delle intuizioni ed indicazioni di Donatelli e Rossetti, assieme a un team di tecnici ed ingegneri, avviò la progettazione del sistema tecnologico, diversamente dimensionato, capace di recuperare il petrolio riversato in acqua. «Tecnologie, macchine e processo – dice Luciano Donatelli – sono state brevettate in questi giorni dalla società Gruppo Creativi Associati (GCA). Abbiamo, inoltre, progettato due tipologie di interventi: una per i grandi disastri in mare ed una per i ‘piccoli’ versamenti in acque di superficie: porti, laghi, fiumi». «In pratica - aggiunge Mauro Rossetti -, siamo in grado, in modo abbastanza semplice, di recuperare con 10 tonnellate di lana sucida ben 950 tonnellate di petrolio, pari a 6.350 barili, perché la stessa lana può essere impiegata per almeno una decina di volte. Petrolio che è poi direttamente processabile in una qualsiasi raffineria. E credo che, questi numeri, già estremamente importanti, possano anche essere in futuro superati». «La nave che abbiamo disegnato per il deposito del brevetto – spiega Mario Ploner - prevede una capacità di serbatoio pari ad un milione di litri ed una stiva per lana sucida pulita adeguata per 10.000 kg. ed una seconda stiva sotto coperta per la lana esausta, che peserà circa 28.000 kg avendo una parte di idrocarburo che non si rilascia alla spremitura». Considerando la velocità del natante, progettato di 5 nodi, e la sua larghezza di circa 10 metri, in un’ora la superficie coperta sarà pari a circa un decimo di chilometro quadrato. In 10 ore, quindi, si potrebbe intervenire su di un chilometro quadrato. Supposto di avere uno spessore di 1 mm di idrocarburo sulla superficie del mare, ovvero un litro al metro quadrato, in un chilometro quadrato ci potrebbero essere un milione di litri da recuperare. In 10 ore di lavoro con 10.000 kg di lana si potrebbero, dunque, raccogliere un milione di litri di petrolio circa la metà del greggio disperso durante il recente disastro nel Golfo del Messico. «E’ bene sottolineare che la lana inizialmente impiegata – conclude Luciano Donatelli - può essere utilizzata almeno per una dozzina di operazioni consecutive, senza diminuzioni della propria capacità di assorbimento del petrolio e che alla fine diventa un ottimo combustibile facilmente utilizzabile in qualsiasi termovalorizzatore. Da ultimo, ma non meno importante, utilizzando la lana sucida di finezze elevate, ovvero che non può avere un impiego industriale, come la lana prodotta in Italia, si aiuterebbero anche gli allevatori ‘poveri’, le greggi dei quali producono reddito solo per il latte prodotto e, limitatamente, per la carne». Alcune ipotesi di costo: la lana sucida ordinaria, di qualità non appetibile per il tradizionale utilizzo tessile, vale poco, circa 1 € al kg, tenendo anche conto di raccolta e trasporto. In molti casi poi è una lana che è considerata praticamente un rifiuto, con problemi per gli allevatori e per lo smaltimento. L’investimento per dotare un’imbarcazione adeguata con le apparecchiature progettate sarà dell’ordine di 1 milione di euro. In sintesi, la nave:
- utilizza 10.000 kg di lana (10.000 €)
- raccoglie in 10 ore 6.350 barili di petrolio
- 6.350 barili a 70/80 € al barile fanno 500.000 €
- in 20 ore di lavoro può recuperare petrolio per un valore di circa 1 milione di euro, pari al costo per attrezzare la nave.

Nelle condizioni verificatesi nel Golfo del Messico è quindi ipotizzabile che l’investimento si sarebbe potuto ripagare economicamente in sole 20 ore di lavoro (30 ore considerando anche i costi di esercizio ed il personale). Prendendo in esame i disastri degli ultimi 100 anni si possono stimare i seguenti dati di versamenti di idrocarburi e conseguenti quantità teoriche di lana necessaria:
- nel 41% dei casi sono state versate tra le 100 e le 10.000 tonnellate di petrolio recuperabili utilizzando al massimo 100 tonnellate di lana;
- nel 41% dei casi sono state versate tra le 10.000 e le 100.000 tonnellate di petrolio recuperabili utilizzando al massimo 1.000 tonnellate di lana;
- nel 12% dei casi sono state versate tra le 100.000 e le 300.000 tonnellate di petrolio recuperabili utilizzando al massimo 3.000 tonnnellate di lana;
- nel 6% dei casi (per esempio il Golfo del Messico) sono state versate tra le 300.000 e 1 milione di tonnellate di petrolio, recuperabili utilizzando al massimo 10.000 tonnellate di lana.
Si tratta di quantitativi sicuramente disponibili che andrebbero ad aiutare anche l’economia di Paesi e popolazioni povere. Inoltre il vantaggio ecologico di poter recuperare dal mare tonnellate di greggio invece di farlo depositare con additivi chimici sui fondali è senza dubbio di valore inestimabile.  

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