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martedì 11 agosto 2020
 
 

Con la mamma sempre accanto

19/06/2013  Dai racconti dei ragazzi ecco il ruolo delle mamme e dei papà

Ci sono esami che non si scordano mai. Su tutti, la maturità. Per lo stress, la paura, perché sono un passaggio indimenticabile della crescita e per le aspettative di chi l’esame lo fa e a volte anche di chi ti sta intorno. Carlotta ha 20 anni e studia Ingegneria a Trento.
Lo scorso anno faceva la maturità, classica, e ancora se ne ricorda la fatica.  «E’ stato un periodo molto impegnativo
, con una full immersion finale totalizzante.
La soddisfazione finale, 100 su 100, ha premiato e ripagato la fatica». La tua mamma che ruolo ha avuto? «Mi ha aiutato particolarmente per il tema cercando di trovare le fonti e gli spunti; insegnando italiano, è dalla prima elementare che lo fa. Da un punto di vista morale, invece, ha vissuto le mie cose come fossero  sue. Si può dire che ha rivissuto la sua maturità! Totalmente. Se mi ha aiutato? Diciamo che le devo il mio tema fatto bene!».

Pietro 19 anni, diplomato Liceo Scientifico, ha invece un ricordo diverso.  «Io ho vissuto la maturità abbastanza bene benché la nostra fosse una classe particolare, “da punire” dopo che avevamo fatto dannare tutto l’anno. Diciamo che l’atteggiamento dei prof non era accogliente. Per quanto riguarda la famiglia, invece, me la sono cavata abbastanza da solo. Loro sono stati molto disponibili, soprattutto ricordo per la tesina. Ma è stata una disponibilità più psicologica che pratica. C’è poi, sicuramente, una componente caratteriale: io ho ritenuto di non avere bisogno e loro mi hanno rispettato». 

 

«La cosa peggiore di questa maturità sono i miei genitori, in confronto l’esame è un bazzecola», così racconta ridendo Carlo, 19 anni, ultimo anno di un liceo scientifico milanese, «mio padre insegna ed è espertissimo sul calcolo dei voti, dei crediti, delle medie. Passa il tempo a fare ipotesi del voto con cui potrei uscire. Genera ansia. Non  lo fa per cattiveria, pensa di essermi d’aiuto.
Entrambi, mamma e papà, hanno molte aspettative sui risultati scolastici dei loro tre figli e anche se non sono severi ci hanno sempre sostenuto nello studio. Ho sempre ripetuto le lezioni con loro e penso che per tenerli buoni dovrò farlo anche quando mancherà poco all’orale». Carlo ha già deciso si iscriverà a Giurisprudenza: E’ una facoltà senza numero chiuso quindi il voto che prenderò non avrà importanza. Punto a un bell’80. I miei genitori molto più in alto».

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