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Con quale corpo Risorgeremo?

12/05/2022  Il nostro corpo, scrive san Paolo, risorgerà incorruttibile, glorioso, pieno di forza, spirituale

Francesco mi scrive dicendo: «In fraternità si è parlato della “risurrezione della carne”. La maggioranza ha sostenuto che alla fine del mondo il corpo risorgerà com’è oggi, io invece ero del parere che certamente, come recita il Credo, questo mio corpo risorgerà, ma non con la mia carne attuale bensì totalmente spiritualizzato. Cosa ne pensi?». Comincio con l’esprimere il mio leggero disagio verso la “biologia dell’escatologia”, paragonabile a quello sperimentato da san Bernardo il quale, a chi gli chiedeva “dettagli” su come sarà la vita eterna, faceva questo paragone: un uomo ha voluto premiare il ben operare del proprio asino con un trattamento di speciale favore. Cosa può immaginare al massimo quest’asinello? Al massimo un po’ di erba fresca, acqua da bere, una stalla calda e tranquilla. Ebbene, come Bernardo, reputo che il nostro futuro non è deducibile dal nostro presente. L’eschaton, cioè il complesso delle realtà ultime, non è a nostra disposizione nel dettaglio. Anche le Scritture ne parlano in forma figurata.

Gesù parla di Lazzaro che sta nel grembo di Abramo per parlare della vita eterna e utilizza la valle della Geenna per parlare dello stato di dannazione. Paolo, dal canto suo parla di «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano» (1Corinzi 2,9). E quando parla della risurrezione utilizza l’immagine della semina: la pianta che cresce, infatti, non è un seme proporzionalmente più grande.

Scrive l’Apostolo: «Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale» (1Corinzi 15,42-44). Pur non sapendo come saranno i nostri corpi, è certo che essi non saranno una carne sottomessa alla corruzione. Qui ci possono essere di aiuto le sfumature dell’ebraico quando parla del corpo: basar. Basar è sì corpo, ma è anche persona. Al plurale significa popolo. Basar, in breve, è l’identità personale. Per cui, trasformati, trasfigurati, saremo comunque noi stessi. Possiamo parlare di continuità nella discontinuità. Come sarà esattamente, non lo sappiamo. Sappiamo per certo, però, che dobbiamo collaborare con il gemito dello Spirito dandogli voce e carne e contribuire «aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Romani 8,23).

 
 
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