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lunedì 04 marzo 2024
 
diplomazia
 

Conclusa la missione di pace di Zuppi a Mosca, ora «ulteriori passi»

01/07/2023  «Un canale di dialogo è stato aperto e c'è la disponibilità a continuare il cammino e questo non era scontato», dice il vescovo di Mosca Paolo Pezzi. La Santa Sede: «I risultati della visita saranno portati alla conoscenza del Santo Padre, in vista di ulteriori passi da compiere, sia a livello umanitario che nella ricerca di percorsi per la pace»

«Un canale di dialogo è stato aperto e c'è la disponibilità a continuare il cammino e questo non era scontato». Sono le parole del vescovo cattolico di Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che riecheggiano comunque la sensazione che emerge nella Santa Sede da varie fonti e cioè che la missione del cardinale Matteo Zuppi, inviato del Papa a Mosca, abbia ottenuto il risultato di aprire una via. E infatti la Santa Sede guarda avanti e, tracciando il bilancio della missione, afferma: «I risultati della visita saranno portati alla conoscenza del Santo Padre, in vista di ulteriori passi da compiere, sia a livello umanitario che nella ricerca di percorsi per la pace».

Sono in vista «ulteriori passi», dunque. Lo dice anche la Comunità di Sant'Egidio: «È la prima missione, ci vuole tanta pazienza, la pace non si ottiene con un incontro, non siamo al supermercato dove si compra qualcosa», commenta il presidente Marco Impagliazzo.

Diverse fonti vaticane leggono nelle parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov già i primi frutti del viaggio di Zuppi. Il cardinale, che aveva tra le priorità la questione dei bambini portati in Russia, lascia Mosca e vede dal Cremlino un impegno: l'apertura di un’inchiesta per fare «verità» sui bambini «evacuati» dai territori ucraini occupati dai russi, e la possibilità per coloro che lo richiederanno di tornare in Ucraina, stando alle parole di Lavrov rilanciate dall'agenzia Tass.

«Mi auguro che lo sforzo del cardinale Zuppi possa favorire la restituzione, la liberazione di bambini ucraini deportati in Russia e rafforzare il corridoio verde, nel senso di stabilizzare questo corridoio che permette di portare grano e cereali dall'Ucraina verso l'Africa», ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mosca non fa nessun collegamento tra le parole di Lavrov sui bambini e la visita dell'inviato del Papa ma il consigliere di Putin Yuri Ushakov, che venerdì e per la seconda volta ha incontrato Zuppi, ha espresso comunque «alto apprezzamento» per la posizione «equilibrata e imparziale» del Vaticano che ha mostrato la volontà di depoliticizzare la soluzione dei problemi umanitari. «Sosteniamo questa intenzione del Papa», ha detto il consigliere.

Di fondamentale importanza anche l'incontro con il Patriarca Kirill dopo il gelo dei mesi scorsi. La Santa Sede parla di «un fruttuoso incontro con Sua Santità Kirill» con il quale il cardinale ha parlato delle «iniziative umanitarie che possano facilitare una soluzione pacifica. Non hanno discusso di un nuovo incontro» tra lo stesso Kirill e Papa Francesco, dopo quello dell'Avana nel 2016, ha chiarito il metropolita Antonij di Volokolamsk, capo del dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa russa. Antonij ha sottolineato tuttavia che si è trattato di un colloquio «molto cordiale».

«Di fronte alle oggettive difficoltà di questo tempo, dobbiamo capire cosa ci chiede il Signore. E siamo molto contenti oggi di potervi ascoltare e risolvere i problemi esistenti», ha detto Kirill dopo l’incontro con Zuppi in un comunicato diffuso dal Patriarcato. «La situazione in Ucraina è estremamente dolorosa per me personalmente. Dirigo la Chiesa ortodossa, il cui gregge si trova sia in Russia che in Ucraina, e in altri Paesi. Ed è per questo che la sofferenza del popolo ucraino e russo ferisce profondamente il mio cuore. Ecco perché, dal 2014, in tutte le nostre chiese offriamo preghiere speciali e intense per la pace in Ucraina. Usiamo e continueremo ad usare tutti i mezzi per porre fine a questo terribile conflitto il prima possibile, in modo che ci siano meno vittime possibili». Gli interlocutori – si legge nel comunicato del Patriarcato di Mosca – hanno ritenuto particolarmente importante nella situazione attuale concentrarsi sulla risoluzione delle questioni umanitarie. Inoltre, il Patriarca Kirill »ha informato l’alto rappresentante di Papa Francesco sulle persecuzioni subite da comunità, clero e fedeli della Chiesa canonica ortodossa ucraina». Le parti hanno concordato di mantenere ulteriormente i contatti, scrive il Patriarcato, e al termine dell’incontro, gli interlocutori si sono scambiati dei doni.

Il cardinale Zuppi celebra la Messa nella Cattedrale cattolica di Mosca (Ansa)

Prima di tornare in Italia, Zuppi ha celebrato la Messa con la comunità cattolica di Mosca nella Cattedrale dedicata alla Madre di Dio: «La tenerezza inizia dai bambini, dai piccoli, dai vulnerabili, dalle vittime innocenti di una violenza ingiusta, tanto più grande di loro, inaccettabile sempre ancora di più perché coinvolge chi non può difendersi. Il loro dolore, spesso nascosto nelle ferite profonde del cuore, chiede l’impegno di tutti perché trovino consolazione e protezione», ha detto nell’omelia.

Per il cardinale, «non è un sogno ingenuo, ma un impegno e un dovere umano e cristiano, indispensabile perché ci sia il futuro. Pace e giustizia si nutrono l’una dell’altra e hanno bisogno l’una dell’altra. Insegnaci, Signore, a professare come Pietro la fede in te, a amare l’unità e annunciare il Vangelo a tutti, a riconoscerti nostra salvezza da cui nessuno ci potrà mai separare per essere pietre vive della chiesa che scioglie gli uomini dall’amore per sé e li lega nel vincolo eterno dell’amore».

Il cardinale ha sottolineato che «come una madre, la Chiesa non può mai accettare la divisione tra i figli. È madre e cerca sempre la pace con pazienza e fermezza per ricomporre quello che il male ha diviso. Come una Madre la Chiesa invoca in maniera incessante il dono della pace, cercandola instancabilmente perché il dolore di ogni persona è il suo dolore».

Poi ha ricordato, quasi tracciando l'identikit della sua missione, che la Chiesa «non è ingenua: ricorda e non confonde le responsabilità, rende le avversità opportunità di amore, semina il bene per combattere il male e ristabilire la giustizia, tiene accesa la speranza nel buio delle tenebre, tesse la trama della pace e della fraternità lacerata dalla violenza, dall’odio e dalla diffidenza. È madre. Ecco è l’unico motivo della missione che viviamo in questi giorni, voluta dal successore di Pietro che non si rassegna e cerca fare di tutto perché l’attesa di pace che sale dalla terra trovi presto compimento. Ieri ho affidato questa missione alla Madre di Vladimir, perché la sua tenerezza per l’umanità ferita e sofferente ci aiuti a cercare con intelligenza e coraggio la via della pace, con creatività e fiducia».

La guerra in Ucraina è sempre nei pensieri del Papa. Dopo l’Angelus dei Santi Pietro e Paolo, venerdì è tornato a parlare di «pace, specialmente nella martoriata Ucraina. È una guerra che, toccandoci più da vicino, ci mostra come in realtà - ha detto ricevendo in Vaticano una delegazione del Patriarcato ecumenico - tutte le guerre sono solo dei disastri, dei disastri totali: per i popoli e per le famiglie, per i bambini e per gli anziani, per le persone costrette a lasciare il loro Paese, per le città e i villaggi, e per il creato, come abbiamo visto recentemente a seguito della distruzione della diga di Nova Kakhovka. Come discepoli di Cristo, non possiamo rassegnarci alla guerra, ma abbiamo il dovere di lavorare insieme per la pace».

 
 
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