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sabato 21 maggio 2022
 
 

Concordato: 30 anni di accordi Stato-Chiesa

16/02/2014  Dopo il Concordato del 1929, il 18 febbraio 1984 si firma la revisione. Un accordo che rispetta le autonomie di Stato e Chiesa, ma che dice anche della particolare collaborazione delle due istituzioni per il bene del Paese.

Un accordo figlio della Costituzione e del Concilio Vaticano II. Il 18 febbraio 1984 a Roma, quando il presidente del Consiglio Bettino Craxi e il segretario di Stato vaticano cardinale Agostino Casaroli firmavano il nuovo accordo tra Stato e Santa Sede che modificava il Concordato del 1929, si apriva una nuova fase nei rapporti tra Stato e Chiesa.
L'intesa giungeva al termine di ben diciassette anni di negoziati con il sì del Partito comunista di Berlinguer. «Il mondo cattolico colse nell'articolo 2 sulla libertà della Chiesa la grande novità e, in qualche modo, il senso profondo dell'opera di revisione e nel testo si percepiscono i riferimenti alla Costituzione, ma anche l'eco evidente degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, in particolare di quel paragrafo 76 della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo "Gaudium et spes", nel quale si afferma che la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra», ha dichiarato il segretario di Stato monsignor Piero Parolin ricordando i 30 anni dell’avvenimento.
Era la fine di un’epoca in cui la Chiesa doveva “strappare” spazi di libertà da regimi totalitari. Un accordo in cui entra, come contraente, anche la Conferenza episcopale italiana, con quello spazio, dato alle Chiese locali, proprio del Concilio. Con la revisione del 1984 cade l’affermazione di uno Stato confessionale e si mette fine all’ingerenza dello Stato nella nomina dei vescovi cattolici. Tra le altre materie normate, in questo accordo più snello del vecchio Concordato, anche il sostegno al clero con il sistema fiscale dell’otto per mille e la presenza dei cappellani in carceri e ospedali. Una sorta di accordo quadro che è servito anche da modello per altre intese con le confessioni religiose presenti in Italia. A cominciare dalla Chiesa valdese e metodista con la quale Craxi firmò l’intesa il 21 febbraio dello stesso anno. Nel 1987 un'analoga Intesa fu raggiunta con l'Unione delle comunità ebraiche in Italia e ben cinque nuovi accordi sono stati siglati con l’ultima legislatura di Enrico Letta.
«L'Accordo concordatario del 1984 è un "ponte" per il concreto dispiegarsi dei rapporti fra Stato e Chiesa», ha spiegato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. «Un accordo nel quale», sottolinea ancora il vescovo rispondendo anche a quanti contestano l’attuale disciplina dell’otto per mille, «la materia degli enti e dei beni ecclesiastici nonché del sostentamento del clero occupa indubbiamente un posto di preminente rilievo. Questo rilievo, già riconosciuto nella sistemazione lateranense, non può sorprendere se si considera l’importanza che la materia assume nell’effettività dell’esperienza per il concreto dispiegarsi dei rapporti fra Stato e Chiesa. La comunità ecclesiale e la società civile si incontrano infatti non di rado proprio in occasione delle molteplici attività svolte dagli enti ecclesiastici, che operando a cavallo tra i due ordinamenti rappresentano una sorta di “ponte” gettato a congiungerli. Ne deriva l’opportunità di una regolamentazione bilateralmente concordata e di una prassi attuativa che, pur nel rispetto della distinzione degli ordini, possa riconoscere e valorizzare il ruolo e il contributo specifico degli enti della Chiesa nello Stato sociale, in ambiti decisivi come ad esempio quello dell’educazione, della sanità, dell’assistenza agli ultimi. Analoghe considerazioni possono valere (anche) per la materia del sostentamento del clero, tenuto conto in particolare del valore sociale delle molteplici attività svolte dai nostri sacerdoti e dalle ricadute che essa comporta sull’utilizzazione delle risorse devolute dai contribuenti mediante la scelta dell’8 per mille». In sostanza, dopo 30 anni, il Concordato mostra ancora tutta la sua attualità e, conclude monsignor Galantino, «pur nella riconosciuta distinzione delle competenze, esprime uno spirito di reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese. Cosa che sta a cuore sia allo Stato che alla Chiesa».

 
 
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