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venerdì 19 agosto 2022
 
 

Condannato per pedopornografia, primo caso in Vaticano

24/06/2018  Si conclude in due giorni il processo a monsignor Capella, ex diplomatico a Washington, e, per la prima volta, un prelato viene condannato dal Tribunale della Santa Sede. Sentenza apripista dopo la stretta di papa Francesco.

Cinque anni di reclusione e cinquemila euro di multa. Si chiude così il processo lampo nei confronti di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della nunziatura di Washington, accusato di detenzione, cessione e trasmissione di materiale  pedopornografico. Ieri monsignor Capella aveva ammesso il reato anche se lo aveva attribuito a un periodo di crisi in concomitanza con il suo spostamento a Washington. Oggi il tribunale vaticano chiude la vicenda penale (anche se non quella canonica) con la sua condanna. È la prima volta che accade perché l’altro caso, quello del polacco monsignor Jozef Wesolowski, allora nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, si chiuse con la morte del diplomatico (richiamato in Vaticano nel 2013, arrestato e processato per «detenzione di materiale pedopornografico e atti di pedofilia» nel 2015) prima che il processo entrasse nel merito. Entrambi i casi sono finiti sotto la giurisdizione vaticana grazie alla stretta voluta da papa Francesco. Stretta che si è tradotta sia nel motu proprio del 2013 – che stabilisce che cadono sotto la giurisdizione del Tribunale vaticano anche i «legati pontifici e il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede» -, che la legge numero VIII del 2013 che ha introdotto il reato di pedopornografia stabilendo sanzioni, all’articolo 10, per chi produce materiale pedopornografico e all’articolo 11 (quello utilizzato oggi dal Tribunale presieduto da Giuseppe La Torre), per chi lo detiene.

Al termine della requisitoria, e prima della sentenza, monsignor Capella ha reso la sua dichiarazione conclusiva: «Spero che questa situazione possa essere considerata un incidente di percorso nella mia vita sacerdotale che amo  ancora di più».

Intanto però l’ex diplomatico è detenuto in una cella della caserma della Gendarmeria vaticana. Se venisse istruito il processo canonico per la riduzione allo stato laicale le carte processuali passerebbero alla Congregazione per la Dottrina della fede.

 
 
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