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martedì 19 ottobre 2021
 
IMMIGRAZIONE
 

L'altra Lampedusa invita il Papa

26/11/2014  Il vescovo texano di El Paso e quelli messicani di Ciudad e de Las Cruces gli hanno chiesto di fare una tappa nel suo viaggio verso Filadelfia (2015), atterrando su uno dei due lati della frontiera, tra i migranti latinoamericani che aspettano di oltrepassare il confine verso il “Grande Norte” o tra chi, dall’altra parte, aspetta invano figli o parenti.

Un'immagine recente di quel che accade al confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America.  Foto Reuters.
Un'immagine recente di quel che accade al confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America. Foto Reuters.

In Vaticano è stato recapito un invito speciale per Papa Francesco, arrivato dalla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Il vescovo texano di El Paso, monsignor  Mark Joseph Seitz, insieme a quelli messicani di Ciudad, monsignor  Juárez Renato Ascensio, e de Las Cruces, monsignor  Óscar Cantú, non appena hanno sentito che il Papa sorvolerà il prossimo anno le loro diocesi, gli hanno scritto invitandolo ad atterrare nelle vicinanze, su uno dei due lati della frontiera:  a sua scelta. Non solo un pensiero dall’alto, al momento del sorvolo con l’aereo, ma proprio a terra tra i migranti latinoamericani che aspettano di oltrepassare il confine verso il “Grande Norte” o tra chi, dall’altra parte, aspetta, a volte invano, un figlio o un parente. 

L’invito è per il 22-27 settembre 2015, quando il Papa parteciperà a Filadelfia, per ora unica meta certa del viaggio, all’Incontro mondiale delle famiglie. L’idea è venuta ascoltando le parole che il Pontefice ha rivolto ai 300 delegati della pastorale per i  migranti riuniti in Vaticano il 21 settembre: «La Chiesa cattolica – ha detto il Papa – è una madre senza confini e senza frontiere». Proprio la mattina seguente, i tre vescovi si sono ritrovati per un appuntamento che da 16 anni unisce le loro diocesi: una Messa in ricordo di chi ha perso la vita tentando di entrare negli Stati Uniti, celebrata esattamente sulla frontiera, con metà dei fedeli da una parte e metà dall’altra, separati da una barriera di ferro. Terminata la celebrazione, i tre vescovi hanno preso carta e penna e spedito l’invito a visitare “l’altra Lampedusa”, dove ogni anno passano illegalmente 400mila immigrati secondo le ong, 150mila per il Governo messicano.

«Gli uffici del Papa – spiega monsignor Seitz, uno dei grandi sostenitori negli Usa della recente decisione di Obama di regolarizzare cinque milioni di immigrati irregolari e di sospendere il loro rimpatrio – mi hanno confermato di aver ricevuto l’invito, ma non hanno ancora un piano ufficiale per la visita. Se il Papa ci dirà di sì, in quel momento entreremo nel panico per organizzare la visita, ma non importa, certamente ci sarebbe una grande risposta dei fedeli della zona per accoglierlo». Secondo un report dell’ong Soleterre, durante il tragitto in Messico verso gli Stati Uniti, i migranti, spesso ragazzini, sono vittime di rapine (52%), estorsioni (33%) e sequestri (4%), oltre a chi viene ucciso o venduto nei bordelli.

Un'immagine recente di quel che accade al confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America. Foto Reuters.
Un'immagine recente di quel che accade al confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America. Foto Reuters.

«La nostra area – aggiunge monsignor Seitz – è probabilmente quella che più di ogni altra negli Stati Uniti ha la responsabilità della risposta a coloro che sono nel bisogno». Su entrambi i lati della frontiera, la Chiesa cattolica è effettivamente in prima fila. Suor Leticia Gutierrez Valderrama, per esempio, è una scalabriniana responsabile del coordinamento dei Rifugi per Migranti, case che permettono agli indocumentados, senza documenti, di riposare qualche giorno nel cammino verso il Nord. Lei vive principalmente in un rifugio a pochi chilometri dal confine statunitense: «Qualche volta – racconta – ospitiamo donne in procinto di passare la frontiera, ma soprattutto centramericane respinte dagli Stati Uniti e abbandonate al confine. Spesso hanno vissuto vari anni negli Usa, seppur illegalmente, e magari sono state fermate mentre compravano il latte al supermercato o la benzina ai distributori. In molti casi, sono distrutte perché separate dai figli piccoli, rimasti nascosti oltrefrontiera».

Come altri religiosi, da quando ha iniziato a denunciare le connivenze delle autorità messicane nel traffico dei migranti, Suor Leticia ha ricevuto minacce di morte, intimidazioni e diffamazioni. Sa che rischia la vita, come successo a María Elizabeth Macías Castro, anche lei del Movimento scalabriniano, il cui cadavere è stato abbandonato in una strada di Nuevo Laredo orrendamente mutilato. Eppure non ha mai messo di far sentire la propria voce: «Per me, la difesa dei migranti e dei poveri è annunciare il Vangelo, è vivere la mia vocazione». 

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