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Bagnasco: "C'è un popolo di onesti contro mafia, sfruttamento povertà, bullismo..."

30/09/2015  Il cardinale Angelo Bagnasco apre i lavori del Consiglio permanente della Cei con una disamina dei problemi del Paese sui quali intervenire. La Chiesa in prima fila nell'educazione all'attenzione all'altro e alla difesa degli ultimi, nell'accoglienza ai profughi e nel sostegno alle famiglie.

«Violenze, soppressione di vite umane, corruzione, un potere mafioso sempre più arrogante e sfidante, il malaffare, la vergogna del caporalato, la speculazione sui poveri, la prevaricazione verso chi non può difendersi, il bullismo fisico o cibernetico, il traffico di droghe sempre più sofisticate, il rifiuto del diverso, la piaga tollerata e “intoccabile” del gioco d’azzardo». Sono tanti i fatti di cronaca che ci mettono in allarme, ma questo «non deve farci dimenticare il popolo degli onesti, popolo grande, maggioritario, che porta avanti non solo la propria esistenza con dignità, ma anche le proprie famiglie e la vita della Nazione. Senza questo popolo, nessuna legge o programmazione potrebbe avere risultati. A questa moltitudine rendiamo onore e vorremmo che sentisse la nostra vicinanza di Pastori e di cittadini, unita alla gratitudine e all’incoraggiamento a non cedere mai alla sfiducia e ai cattivi esempi». Il cardinale Angelo Bagnasco parla a Firenze dove, tra poco più di un mese, si apriranno i lavori del V convegno ecclesiale della Chiesa italiana.

 Aprendo il Consiglio permanente della Cei, che si chiuderà il 2 ottobre, il presidente dei vescovi italiani ricorda gli appuntamenti che segneranno il cammino della Chiesa nel prossimo futuro, dal Sinodo sulla famiglia all'apertura dell'Anno della misericordia, alla Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia, al Coongresso eucaristico a Genova. E, in vista di questi appuntamenti, richiama l'impegno della Chiesa in favore delle persone. Persone che, come ha sottolineando il cardinale Bagnasco citando la recente visita di Papa Francesco a Cuba e negli Usa, hanno bisogno di casa, lavoro e terra.

Nella lunga prolusione, il cardinale si sofferma soprattutto sul problema dei profughi: «Di fronte a persone che per fuggire alla disperazione rischiano la vita», ha detto Bagnasco, «non si può né stare a guardare con fastidio – come l’Europa ha fatto per anni – né fare i sofisti. La coscienza umana esige di intervenire: è quanto ha fatto l’Italia fin dalla prima ora, e continua con impegno, generosità, al meglio del possibile. Nessuno può dar lezione o muovere rimproveri: in prima linea sulle coste l’Italia c’era, a differenza di altri. Ora l’onda di piena si allarga poiché, come ho detto in altre sedi, il Sud del mondo si è messo in marcia e non è disposto a fermarsi. Sembra essere giunta l’ora della concertazione: vogliamo sperare che tale processo non si fermi e sia nel segno di una gratuità senza calcoli. Così come speriamo che – senza bisogno di barriere – si progetti un futuro sicuro, produttivo e sereno per tutti, per chi ospita come per chi arriva».

La Chiesa italiana è pronta a fare la sua parte. Per questo, rispondendo all'invito di papa Francesco, le diocesi stanno verificando le disponibilità concrete per accogliere i migranti. Il Consiglio permanente, in questi giorni, cercherà, come ha spiegato il presidente della Cei, «le vie più sicure e praticabili per corrispondere all’appello del Papa, facendo anche una mappa dei migranti che già sono ospitati nelle strutture ecclesiali o sono accompagnati dai nostri volontari in enti non diocesani. E – nella responsabilità dei singoli Vescovi – prenderemo in attento esame le norme civili, alle quali attenerci in vista di una accoglienza più capillare».

Tenendo presente che il fenomeno della migrazione « richiede di intervenire su un triplice fronte: l’oggi, il domani e i Paesi di provenienza. A chi ha fame bisogna, innanzitutto, dar da mangiare con urgenti interventi. Le comunità cristiane lo sanno e operano con trasparenza, lontane da qualunque basso interesse, seguendo le normative delle Prefetture. Del resto, da ben prima dell’onda migratoria, sono impegnate sulla frontiera della povertà nostrana che non sembra avere termine. Il secondo fronte è quello di un futuro di dignità, poiché non si può vivere perennemente da assistiti: ciò richiede condivisione della stessa lingua, lavoro e casa. Infine, la Comunità internazionale deve concretamente intervenire favorendo lo sviluppo dei Paesi di provenienza, perché nessuno sia costretto a fuggire da guerra, persecuzione e miseria. Tale impegno necessita di risorse ingenti, tempi lunghi e volontà politiche certe. La sfida è grande, ma ineludibile: chi credesse di porvi rimedio attraverso improbabili scorciatoie, sbaglierebbe sul piano etico e sarebbe miope su quello politico».    

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