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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

Consulta, aborto legale

18/06/2012  La Corte costituzionale si è pronunciata sulla legittimità dell'art. 4 della legge 194. Delusione del Movimento per la Vita

È arrivata puntuale stasera la sentenza della Corte costituzionale in merito all'attesa questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 194, che stabilisce che per l'aborto entro i primi 90 giorni «la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito può rivolgersi a un consultorio».

Come un po' era nell'aria la Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile, rigettandola, la questione sollevata del giudice tutelare di Spoleto che si era trovato a decidere dell'aborto di una minorenne senza il consenso dei genitori. Il giudice di merito, facendo riferimento a una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea che definiva l'embrione umano «soggetto da tutelarsi in maniera assoluta», si era posto il problema, girato alla Consulta per il giudizio, che il suddetto articolo 4 fosse in conflitto con alcuni principi fondamentali della Costituzione: art. 2 (tutela dei diritti inviolabili dell'uomo), art. 32 (diritto alla salute), art. 11 (cooperazione internazionale) e 117 (diritto all'assistenza sanitaria e ospedaliera). La Consulta non ha accolto la tesi dell'incostituzionalità e ha dichiarato «manifestamente inammissibile, la questione di legittimità costituzionale».

«È dal 1980 che la Corte Costituzionale riesce a non dirci, con espedienti procedurali vari, se l’aborto come disciplinato nei primi tre mesi di gravidanza è conforme alla Costituzione oppure no», ha commentato a caldo Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. «Come in almeno altri 25 casi precedenti, anche questa volta la Corte ha accuratamente evitato di entrare nel merito. Per dirla in modo semplice, alla domanda del giudice ha risposto: non posso darti una risposta né in un senso né nell’altro». Casini si è consolato dicendo che «neppure la Costituzionalità della legge 194 è stata mai dichiarata» e che solo «prima che la legge entrasse in vigore, la Corte aveva parlato», riferendosi a una sentenza del 1975 che pareva limitare i casi in cui l'aborto fosse possibile, casi poi molto estesi con la successiva legge del 1978 e in particolare con il menzionato articolo 4.

 
 
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