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martedì 21 maggio 2024
 
il commento
 

Contestazione al ministro Roccella: un’occasione mancata non lasciarla parlare

25/05/2023  Che errore aver tolto il diritto di parola a un autore “solo perché Ministro” come è successo al Salone del libro. Cresciuta in una famiglia radicale avrebbe potuto raccontare una storia davvero sorprendente, quasi un ponte di dialogo tra culture diverse. E la non violenza dei radicali di una volta contraddice in modo potente la prepotenza antidemocratica di chi manifesta e contesta solo per “togliere la parola” (Francesco Belletti)

Fiumi d’inchiostro e ore di dibattiti televisivi e sui social sono già stati dedicati al triste episodio della contestazione al Ministro Eugenia Roccella a Torino, al Salone del Libro, in cui un gruppo di contestatori ha impedito lo svolgimento della presentazione del libro “Una famiglia radicale”, pubblicato a ottobre 2022 dall’editore Rubbettino. Tanto si è discusso sulla legittimità della contestazione, sul diritto di parola, sul ruolo del Direttore del Salone, Nicola Lagioia, sulle modalità più o meno democratiche di esercitare il proprio dissenso…. Ma quello che è quasi totalmente mancato – e ci sembra estremamente paradossale – è qualsiasi riferimento ai contenuti del libro che doveva essere presentato da Eugenia Roccella. Eppure, a pensarci bene, è proprio il diritto di raccontare un libro che è stato calpestato – in fondo si era al Salone del Libro, di libri si doveva parlare.

Io ho avuto la fortuna di leggere il libro di Eugenia Roccella in tempi non sospetti, qualche mese fa, e la sua lettura mi aveva davvero colpito: scritto bene, equilibrato, originale in tanti piccoli elementi di vita quotidiana, un piccolo gioiello di storia familiare, saldamente inserito nella storia politica del nostro Paese. Tra l’altro un libro corale, come piacciono a me, dove la bellezza e la criticità della vita della famiglia veniva confermata, in un romanzo familiare ben lontano dagli stereotipi del Mulino Bianco o dal perbenismo della famiglia borghese, e ancora più lontano dal “sentire familiare cattolico”. Perché davvero la vicenda raccontata è una “storia radicale”, nel senso del Partito Radicale. E infatti dalle pagine del libro risaltano con forza due protagonisti, quasi due giganti: da un lato il padre di Eugenia, Franco Roccella, tra i fondatori del Partito Radicale (il libro si chiude con la sua morte); dall’altro Marco Pannella, leader carismatico che seppe portare il pensiero radicale al centro del dibattito pubblico, con strategie spregiudicate e spesso feroci – di cui anche lo stesso Franco Roccella fu vittima. E le vicende personali di Eugenia Roccella, più che essere il cuore del libro, fanno come da contrappunto alla narrazione di un periodo della storia del nostro Paese, in un intreccio tra pubblico e privato davvero ben raccontato. Inoltre – paradosso estremo – le attuali scelte politiche ed antropologiche di Eugenia Roccella sono davvero marginali, nelle 194 pagine del libro, che descrive invece proprio la parte “radicale” della sua traiettoria di vita.

Un momento della contestazione
Un momento della contestazione

Questa è l’occasione mancata al Salone di Torino: aver tolto il diritto di parola a un autore “solo perché Ministro”, che invece avrebbe potuto raccontare una storia davvero sorprendente, quasi un ponte di dialogo tra culture diverse. E la non violenza dei radicali di una volta – con Pannella maestro nel fare del proprio corpo un messaggio politico potente, con i digiuni a rischio della vita – contraddice in modo potente la prepotenza antidemocratica di chi manifesta e contesta solo per “togliere la parola” ad un avversario politico.

Il libro merita di essere letto, e meritava anche di essere presentato a Torino: contestare si poteva, ma impedire la parola è un comportamento antidemocratico, per di più davanti ad una persona, come Eugenia Roccella, che ha tentato in tutti i modi di dialogare con chi la contestava, che ha impedito alle forze dell’ordine di trasportare a forza fuori dalla sala i contestatori, che ha offerto loro il palco per un confronto, sdegnosamente rifiutato. Credo che il gruppo di contestatori sia tornato a casa contento, quella sera: “Missione compiuta, abbiamo impedito ad un Ministro di parlare, guarda quanto siamo potenti!”.  Ma dobbiamo domandarci seriamente che tipo di democrazia saprebbero costruire, a parti rovesciate: avendo il potere, saprebbero difendere il diritto di parola di chi non è d’accordo con loro?

*Direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

 
 
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