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mercoledì 02 dicembre 2020
 
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«Contro gli insulti sul web, privilegiamo il dialogo»

19/04/2016  Parla il pedagogista Michele Aglieri, sul caso di Bianca Balti, bersagliata di commenti cattivi dopo aver postato su facebook l'immagine della sua bambina.

L’insulto sul web è uno sport nazionale sempre più praticato. Ne ha in questi giorni fatto le spese la modella Bianca Balti, che dopo aver postato su facebook le foto del primo compleanno della sua bambina, si è vista bersagliare la bacheca di considerazione dai toni spietati sulla presunta “bruttezza” della piccola. Per quale motivo la rete ospita così frequentemente l’acredine e la violenza verbale, svelando così un nostro lato cattivo? Lo abbiamo chiesto a Michele Aglieri, docente di Pedagogia all’Università Cattolica di Milano e docente di Media education all’Istituto superiore di Scienza religiosa di Crema-Cremona- Lodi, e autore del libro edito da San paolo Media e dintorni. 

«Il web non è di per se stesso cattivo», dichiara l’esperto, « ma favorisce la manifestazione di ciò che siamo, svelando tutto il bello e il brutto delle persone.  Dalla sua offre l’illusione dell’anonimato e ci permette di esprimere quello che sentiamo senza che nessuno ci guardi. Se da un lato crediamo di nasconderci, dall’altro in un certo senso la rete ci mette a nudo, fa scoprire molte cose su di noi.  Nel caso in questione mi sento però di aggiungere che la responsabilità va in una certa misura condivisa poiché  bisognerebbe fare attenzione quando si postano immagini dei propri figli, nella consapevolezza che esporli mediaticamente li sottopone a eventuali attacchi».

Esiste secondo lei un antidoto?
«Occorrerebbe investire di più sull’educazione specifica ai media, invitando gli utenti a un uso più competente. Un’educazione che si sta cercando di fare tra i ragazzi nelle scuole, con il moltiplicarsi di incontri specifici sul tema, ma che va estesa anche agli insegnanti e alle famiglie. Spesso si scopre che i primi a non saper  gestire l’uso dei social network sono i genitori, che così non sono in grado di accompagnare i figli  in questo processo.   Ottimi luoghi in cui portare avanti corsi di questo tipo sono le associazioni e gli oratori ».     

Di fronte a certi impulsi di eccessiva veemenza come dobbiamo porci se vogliamo auto-educarci?
«In una parola sola io dico che per non lasciarci fagocitare dall’onda degli insulti occorre fare l’adulto.  Ovvero rifiutare questo tipo di comunicazione e cercare di dialogare, pretendere da noi stessi di essere persone  che vogliono produrre buoni contenuti,  e non cedere alla tentazione della rissa».

 
 
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