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martedì 07 febbraio 2023
 
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Credere

Contro la guerra in nome della fede di Cristo

19/01/2023  Nella Dichiarazione di Natale dei cristiani russi semplici credenti di diverse confessioni cristiane esprimono il proprio rifiuto della guerra. Spiegando le loro motivazioni a partire dalla Parola di Dio

Esiste oggi in Russia qualcosa di simile a quello che i tedeschi chiamano Zivilcourage, termine un po’ più pregnante del nostro “coraggio civile”? Dopo mesi in cui il patriarcato di Mosca ha semplicemente “sposato” la causa dell’invasione russa, è comparsa, sul sito de La Nuova Europa, una limpida testimonianza di un gruppo di cristiani che, ispirati chiaramente dal Vangelo e dalle proprie convinzioni di fede, hanno espresso il loro rifiuto della “guerra”, chiamando le cose con il loro nome, a proprio rischio e pericolo.

Credo valga la pena soffermarvisi, anche perché la Dichiarazione di Natale dei cristiani russi, pubblicata sul sito l’8 gennaio scorso, non sembra aver trovato molta risonanza sui grandi media. Quello che colpisce profondamente è la motivazione di fede che sta alla base della Dichiarazione, tanto più degna di nota in quanto non è stata scritta da intellettuali o opinionisti, ma da semplici credenti di diverse confessioni cristiane.

Mentre in Russia si passa il Natale con i tranquilli gesti della tradizione, dicono i firmatari del documento, «il nostro Paese ha portato agli ucraini la guerra in casa, e adesso per loro scaldarsi un po’ e ricaricare il cellulare è già una festa». Per questo motivo, si rivolgono «a tutti i cristiani in Russia» con alcune “tesi”. «Noi crediamo che Cristo ci invita ad amare tutti», scrivono. «Che i comandamenti divini “non uccidere” (Esodo 20,13), non vendicarti di chi ti ha fatto del male, “amate i vostri nemici” (Matteo 5,39 e 44) non si possono ignorare ma si devono incarnare nella vita personale e della società».

«Riteniamo», proseguono, «che l’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina sia un delitto contro la legge divina, e che la sua cosiddetta “motivazione morale” contraddica la dottrina cristiana, avvelenata com’è dal desiderio di elevare se stessi a spese dell’altro... Noi siamo convinti che per un cristiano sia inaccettabile partecipare alla guerra dalla parte dell’aggressore». E ancora: «Riteniamo che i crimini, immaginari o reali, degli altri Stati non possano giustificare i crimini commessi dal nostro». Difficilmente si potrebbe essere più chiari e diretti. Un atto di coraggio, nella Russia autocratica e repressiva di Vladimir Putin. Essi invitano poi ad assumersi degli impegni: «Non ritirarsi nel proprio guscio.

Affrontare i fatti che accadono seriamente e con grande responsabilità, giudicando gli eventi non dal punto di vista dei beni terreni, ma dell’insegnamento di Cristo… Pregare perché la guerra finisca… Denunciare il male e sostenere il ritiro immediato delle truppe dall’Ucraina, nonché l’interruzione della guerra… Fare resistenza non violenta alla mobilitazione. Convincere parenti e conoscenti a non prendere parte a questa guerra in nessuna forma… Offrire aiuto umanitario». L’appello è punteggiato da diversi richiami biblici e si conclude con un’ampia citazione del libro dell’Apocalisse, la visione di «cieli nuovi e terra nuova», che è una nota di speranza e di fiducia in Dio in un tempo cupo. Cari amici lettori, siamo in prossimità della Domenica della Parola e questi “semplici” credenti russi ci ricordano, con il loro appello, che il cristiano si deve lasciare alimentare dalle Sacre Scritture, confrontandosi con la realtà della vita quotidiana e portandovi il lievito della “diversità” evangelica. Mi viene una domanda: noi siamo ancora capaci di lasciarci interpellare così in profondità dalla Parola divina, correndo il “rischio” che la fede in Gesù Cristo può comportare?

 
 
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