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sabato 29 gennaio 2022
 
Viaggio in Colombia
 

"Sconfiggere le tenebre dell'ingiustizia e della corruzione"

07/09/2017  Nel Parco Bolìvar la prima messa di papa Francesco in Colombia. "Come Pietro", dice Bergoglio davanti a una folla di oltre un milione e centomila persone, "dobbiamo tornare a gettare le reti, a considerarci fratelli, a non lasciare nessuno in balia delle tempeste"

Nella tenda che funge da sacrestia lo accompagna un gruppo di ragazzi disabili. Lo prendono per mano, sotto braccio, gli si stringono attorno. Hanno partecipato alla veglia in difesa della vita che ha preceduto la messa e ora sono lì, in prima fila, con i loro giubbotti rossi a fare festa a papa Francesco.

Il parco Simòn Bolìvar pullula di gente. Una folla di oltre un milione e centomila persone - quasi il doppio di quelle attese - per partecipare alla prima messa celebrata da papa Francesco in Bolivia. L’omelia, l’ultimo discorso di Bergoglio al termine del primo intenso giorno passato interamente in Colombia, è tutta sulla costruzione della pace e la promozione della vita. Parte dal Vangelo di Luca, dall’invito a Pietro di rigettare ancora le reti dopo una notte passata inutilmente a pescare. «Nel mare aperto», dice Francesco, «si confondono l’agognata fecondità del lavoro e la frustrazione per l’inutilità degli sforzi vani. Secondo un’antica interpretazione cristiana, il mare rappresenta anche l’immensità dove convivono tutti i popoli. Infine, a causa della sua agitazione e oscurità, esso evoca tutto quello che minaccia l’esistenza umana e che ha il potere di distruggerla».

Bogotà e la Colombia come il mare di Galilea, spiega Bergoglio: «Qui si trovano moltitudini che anelano a una parola di vita, che illumini con la sua luce tutti gli sforzi e mostri il senso e la bellezza dell’esistenza umana. Queste moltitudini di uomini e donne, bambini e anziani abitano una terra di inimmaginabile fecondità, che potrebbe dare frutti per tutti. Ma anche qui, come in altre parti del mondo, ci sono fitte tenebre che minacciano e distruggono la vita». Il Papa non teme di chiamarle per nome: «le tenebre dell’ingiustizia e dell’iniquità sociale; le tenebre corruttrici degli interessi personali o di gruppo, che consumano in modo egoista e sfrenato ciò che è destinato al benessere di tutti; le tenebre del mancato rispetto per la vita umana che miete quotidianamente l’esistenza di tanti innocenti, il cui sangue grida al cielo; le tenebre della sete di vendetta e di odio che macchia di sangue umano le mani di coloro che si fanno giustizia da soli; le tenebre di coloro che si rendono insensibili di fronte al dolore di tante vittime».

Ma come avvenne sul mare di Galilea, ancora oggi è Gesù che squarcia le tenebre con lo stesso invito che fece a Pietro: «Prendi il largo». Nonostante gli sforzi inutili e i tentativi falliti il comando di gettare ancora le reti arriva anche oggi, a tutti. «Noi possiamo invischiarci in discussioni interminabili, fare la conta dei tentativi falliti ed elencare gli sforzi finiti nel nulla; come Pietro, sappiamo cosa significa l’esperienza di lavorare senza nessun risultato», dice il Papa. E ricorda gli insuccessi in Colombia, quando «per un periodo di sei anni, al suo inizio, ebbe 16 presidenti e pagò caro le sue divisioni, (la “patria boba” , la “patria tonta”); anche la Chiesa in Colombia ha fatto esperienza di impegni pastorali vani e infruttuosi...».

Eppure bisogna tornare a gettare le reti. Lo ha fatto Pietro, lo hanno fatto tanti che «nella vostra Patria hanno per primi riconosciuto quello che più urge, quelli che hanno preso iniziative di pace, di vita». Un gesto che richiede responsabilità. «A Bogotá e in Colombia si trova in cammino un’immensa comunità, che è chiamata a diventare una rete robusta che raccolga tutti nell’unità, lavorando per la difesa e la cura della vita umana, particolarmente quando è più fragile e vulnerabile: nel seno materno, nell’infanzia, nella vecchiaia, nelle condizioni di disabilità e nelle situazioni di emarginazione sociale».

Non bisogna lasciare indietro nessuno, «c’è bisogno di chiamarci gli uni gli altri, di mandarci dei segni, come i pescatori, di tornare a considerarci fratelli, compagni di strada, soci di questa impresa comune che è la patria. Chiamare gli altri, tutti, perché nessuno rimanga in balìa delle tempeste».

Pietro, ricorda il Papa, «sperimenta la sua piccolezza, la grandezza della Parola e dell’azione di Gesù; Pietro conosce le proprie fragilità, il suo buttarsi in avanti e tirarsi indietro, come lo conosciamo noi, come lo conosce la storia di violenza e di divisione del vostro popolo che non sempre ci ha trovati disponibili a condividere la barca, le tempeste, le disavventure. Ma, come fece con Simone, Gesù ci invita a prendere il largo, ci spinge a condividere il rischio, a lasciare i nostri egoismi e a seguirlo; ad abbandonare paure che non vengono da Dio, che ci paralizzano e ritardano l’urgenza di essere costruttori della pace, promotori della vita».

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