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giovedì 24 giugno 2021
 
 

Convegno ecclesiale: da Cafarnao a Firenze, un giorno con Gesù

09/11/2015  Valeva per la Galilea duemila anni fa, vale per l'Italia di oggi: come attingere dal Signore senso, forza e speranza. Fede e vita quotidiana, fede e storia, fede e cultura. Domande (e risposte) sempre attuali. Un libro del biblista francesco padre Giulio Michelini, edito dalle Edizioni San Paolo.

Un’icona evangelica sarà il filo rosso del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: la giornata di Gesù a Cafarnao raccontata nelle pagine di Marco, dove Cristo «rende l’uomo più uomo, compiendo delle azioni che continuano a interpellare ancora oggi la Chiesa e i credenti: prega, guarisce, perdona, entra in contatto e in relazione viva con le persone». Gesti, scelte, azioni che il biblista e teologo padre Giulio Michelini, frate minore nato a Milano e trapiantato per missione a Perugia, approfondisce nel volume “Un giorno con Gesù. La giornata di Cafarnao nel Vangelo di Marco” (edizioni San Paolo), in cui propone una puntuale attualizzazione del brano. Svelando che le esperienze vissute sulle sponde del lago di Galilea somigliano a preoccupazioni, attese, speranze che abitano l’esistenza personale e il contesto ecclesiale del terzo millennio, chiamato dal 9 al 13 novembre – attraverso 2.500 delegati, in maggioranza laici – a riflettere sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

«Se non è custodito da Cristo, l’uomo perde molto della sua umanità», rileva padre Michelini, docente di Nuovo Testamento all’Istituto teologico di Assisi e membro della giunta preparatoria del Convegno (www.firenze2015.it): il quinto dopo quelli tenuti a Roma (1976), Loreto (’85), Palermo (’95), Verona (2006), a cadenza decennale. «A Cafarnao il Signore dimostra nella preghiera, in una casa, per le strade, che è venuto proprio per liberare l’uomo dai suoi demoni, dalle realtà che lo rendono schiavo. Quali? Il potere, il denaro, la dipendenza da sostanze, le relazioni occasionali ed effimere, solo per fare alcuni esempi. Cristo non toglie nulla all’umanità, anzi: la fede permette all’uomo di essere più uomo». E solo la propria umanità rinnovata può costruire «un’alleanza autentica con l’Altro, con la A maiuscola, e con gli altri».

Purtroppo è sotto gli occhi di tutti la disumanizzazione in atto nei rapporti interpersonali, le scissioni profonde a livello individuale e nel tessuto sociale: fenomeni che hanno radici e motivazioni «nei grandi cambiamenti avvenuti forse troppo velocemente: hanno comportato nel modo di vivere e nelle relazioni nuovi modi di concepire l’uomo senza punti di riferimento, sganciato del tutto da Dio e dalla creazione», osserva padre Michelini, e insiste: «Assistiamo a un disorientamento e una sofferenza delle relazioni, quando sono impostate in modo vessatorio, violento, non rispettoso dell’altro». In questo contesto ferito appare cruciale «riportare l’uomo al centro: vertice della creazione al sesto giorno, ma anche con Dio al settimo giorno. La Rivelazione giudaico-cristiana dice nel testo biblico che l’uomo non si capisce se non al settimo giorno, nell’incontro con Dio». Incontro che si fa contatto, carezza, guarigione, vicinanza: questo è lo stile di Gesù, narrato nelle pagine evangeliche e “concentrato” in maniera paradigmatica nella giornata di Cafarnao. Sulle orme del Maestro, il cristiano è sollecitato a una «solidarietà che non può essere vissuta a distanza», rimarca padre Giulio. Le occasioni per incarnare questa Parola sono molteplici, «in una società provata dalla crisi economica e dai flussi migratori, che ci sfidano a uscire dalle false sicurezze e a testimoniare concretamente la nostra fede. Il nostro non è un Dio che fa isolare in casa, costruire muri e barriere contro gli altri per “proteggersi” dal nemico, straniero o diverso che sia. Al contrario, Gesù insegna con la sua vita che lo straniero ha il volto del samaritano che viene a soccorrerci».

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