Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
giovedì 13 giugno 2024
 
 

Corea: riprendere gli aiuti verso Nord

22/06/2010  La Conferenza episcopale della Corea del Sud chiede di non abbandonare i nordcoreani. Una situazione drammatica che non si registra da decenni.

Occorrono aiuti umanitari e nuovo dialogo con il Nord. Il presidente della Conferenza episcopale della Corea, il vescovo di Cheju, Peter Kang U-il, spiega, in occasione della Giornata di preghiera per la riconciliazione e l'unità del popolo coreano, promossa dalla Chiesa cattolica che “gli aiuti umanitari al Nord possono rappresentare un canale per attenuare l'atmosfera di tensione che c'è oggi fra Nord e Sud Corea”.

    Il vescovo sottolinea la “preoccupazione per l'imminente catastrofe umanitaria al Nord” e per “il rischio della guerra, che sarebbe una immane tragedia”. La Chiesa ha chiesto ufficialmente al Governo di riprendere gli aiuti umanitari verso il Nord: “La Caritas della Corea non può fare nulla e tutte le sue attività verso il Nord sono bloccate. È una situazione che non si registrava da decenni. La nostra preoccupazione è salvare i civili innocenti e i gruppi più vulnerabili, come i bambini, che subiscono le drammatiche conseguenze del blocco degli aiuti”.

    Per i vescovi le tensioni politiche e i venti di guerra, dopo l'affondamento di una corvetta sudcoreana, non devono penalizzare la popolazione. Sottolineano che bisogna con urgenza “fermare questa spirale che si autoalimenta, e individuare nuove strade e nuovi mezzi per riattivare il dialogo”. Seconbdo il presidente della Conferenza episcopale “il dialogo diretto con il Nord è molto difficile per la tensione che si è creata nel Governo e nella società” e inoltre “quello del Nord è un interlocutore che non risponde a canoni convenzionali. Per questo è fondamentale il dialogo indiretto, tramite altri Paesi, come la Cina, che possono avere un’influenza determinante su Pyongyang”.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo