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Corea: una Chiesa in crescita

13/08/2014  Il Paese asiatico conosce un boom di fede. "Il nostro più grande missionario è stato Giovanni Paolo II", dice il cardinale emerito di Seoul

«Il nostro più grande missionario è stato il Papa», così, nel 2000 ci diceva nel suo ufficio  il vescovo di Seoul, monsignor Nicolas Cheong Jin-Suk. «Giovanni Paolo II», spiegava il presule, «è stato qui in Corea nel 1984 e nel 1989. Da allora sono aumentati i battesimi e le vocazioni. Il primo prete sudcoreano fu ordinato nel 1845, per attendere il millesimo ci è voluto oltre un secolo. Ma fra il 1976 e il 1998 abbiamo ordinato 2.000 preti. E' un fatto senza precedenti nella Chiesa universale».
Il vescovo, che il 24 marzo del 2006 fu creato cardinale da Benedetto XVI e che è rimasto alla guida della diocesi fino al 2012, aggiunse che grazie al ruolo del cardinale Kim (scomparso nel 2009) «oggi la Chiesa sudcoreana è un simbolo della giustizia e della coscienza del Paese, tutto il popolo la stima come la più autentica autorità morale».
La Chiesa che oggi accoglie papa Francesco ha, in Asia, un rilievo confortato dai numeri, secondo solo a quello della Chiesa filippina. Su una popolazione complessiva di 50 milioni e 220 mila abitanti, i cattolici sudcoreani sono 5 milioni e 393 mila (il 10,7 per cento del totale).  I vescovi sono 35, i sacerdoti 4.261 (3.606 diocesani e 655 religiosi), 10 i diaconi permanenti, 516 i religiosi non sacerdoti, 9.016 le suore, 14.195 i catechisti, 395 i seminaristi minori e 1.489 quelli maggiori. La Chiesa si appoggia  a una rete di 1.673 parrocchie e 843 centri pastorali. Si contano anche 40 ospedali gestiti da religiosi, 9 lebbrosari, 277 orfanotrofi e 513 case per anziani e disabili.
Tra i religiosi presenti in Corea del Sud ci sono anche i Paolini, che sbarcarono nella penisola il 2 dicembre 1961 con don Paolo Marcellino. Fu lui, nel giro di pochi mesi, a progettare una stazione radio (che non fu poi possibile realizzare) e ad aprire  una tipografia e due librerie a Seoul oggi i piena attività.

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