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giovedì 28 maggio 2020
 
Covid-19
 

Quel crocifisso che prende su di sé il nostro dolore

30/03/2020  Piazza San Pietro, venerdì 27 marzo, l'incontro straordinario di preghiera contro il coronavirus: la pioggia che si trasformava in pianto su quell’immagine non può non farci pensare... Le riflessioni del teologo don Pino Lorizio

C’è un’immagine che mi ha particolarmente colpito, al di là delle suggestioni che l’evento ha prodotto e diffuso: è quella del crocifisso miracoloso, che si ritiene danneggiato dalla pioggia scrosciante che si è abbattuta su piazza San Pietro venerdì. Sembrava lacrimare. I cultori di arte si dicono indignati, per il danno ad un’opera di enorme portata culturale, ma il senso simbolico ed allegorico della vicenda è più profondo e significativo. Al di là del danno, che speriamo irrilevante e comunque rimediabile della scultura, la pioggia che si trasformava in pianto su quell’immagine non può non farci pensare.

La domanda di fondo che molti pongono nel corso di questa catastrofe è perché Dio non intervenga e il suo silenzio sia così assordante per tutti noi. Eppure, quel crocifisso, segnato dalle lacrime della pioggia, parla e, se non lo ascoltiamo, rischiamo di non cogliere un messaggio fondamentale per il nostro oggi.

Certo la peste di Camus (con buona pace di padre Paneloux) non era un castigo divino, come non lo è l’attuale pandemia. Sarebbe un Dio crudele ed ingiusto quello che colpisce, indistintamente colpevoli e innocenti e addirittura le persone più fragili come noi anziani. La ribellione e l’ateismo sarebbero pienamente giustificati, se così fosse. Ma non è così. Gesù di fronte ai disastri del suo tempo (Lc 13,1-5) interpella gli interlocutori, che vorrebbero attribuirli a una colpa dei galilei uccisi da Pilato o di quanti sono morti per il crollo della torre di Siloe, e risponde che loro non erano più colpevoli dei sopravvissuti e che, se non ci convertiremo, subiremo la stessa sorte. L’unico appello che possiamo cogliere dagli eventi è quello alla conversione, ossia ad uscirne rinnovati nel cuore e nella mente.

Neppure possiamo, né dobbiamo, tacere, assumendo atteggiamenti fideistici e devozionistici. P. Paneloux rifiuta l’intervento del medico e si affida solo alla sua fede: atteggiamento disastroso, che sarebbe letale per tutti noi. Abbiamo le risorse, che sono doni di Dio, della nostra intelligenza e della nostra volontà, le prime per ricercare e produrre rimedi, tramite la chimica e la biologia, a un virus biologico, per ora irraggiungibile e occulto, le seconda per attivare comportamenti etici di rispetto delle norme e solidarietà. Nel nostro Paese si registrano da un lato comportamenti irresponsabili, dall’altro esposizioni veramente eroiche a questo riguardo.

La risposta di Dio al dolore del mondo è il Crocifisso, che piange e si lascia danneggiare dalla pioggia per dire che è con noi. E l’immagine ci interpella ancor di più se pensiamo che “Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo” (Blaise Pascal). Il suo stato agonico (che significa di battaglia fra la vita e la morte) è la nostra agonia in questi giorni di silenzio e dolore.

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