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giovedì 13 agosto 2020
 
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Don Aldo Buonaiuto: «La lettera dell'anziano moribondo nella prigione dorata è autentica, vi racconto la sua storia»

24/04/2020  La bellissima lettera ai figli di un moribondo di Covid-19 che ha commosso l'Italia è di un avvocato, ammiratore di don Oreste Benzi, il primo a parlare delle case di riposo come "prigioni dorate"

«Ricevo tantissime lettere da parte di medici, infermieri e pazienti in questo periodo drammatico. Quella dell’anziano di 85 anni affetto da coronavirus, avvocato, che scrive ai familiari prima di morire mi è stata inviata dalle figlie perché nella missiva cita don Oreste Benzi e il concetto di “prigioni dorate”, una provocazione che don Benzi ripeteva spesso non in senso dispregiativo verso gli ospizi e le case-famiglia ma perché riteneva che anziani, bambini, disabili dovessero essere accuditi, per quanto possibile, nel calore di una famiglia, di una casa amica».

Don Aldo Buonaiuto, sacerdote dal 1998, è il fondatore del quotidiano digitale Interris.it, dove ha pubblicato la lettera, da anni è impegnato nel contrasto alla tratta e coordinatore del servizio anti sette dell’Associazione Comunità Papa Giovani XXIII fondata da don Oreste Benzi. Di recente ha pubblicato il libro Gli artigiani del diavolo. Come le sette e i santoni manipolano l'Occidente (Rubbettino).

Don Aldo ha vissuto accanto a don Benzi per diversi anni prima della morte, avvenuta il 2 novembre 2007. A novembre scorso si è chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione. La lettera ha suscitato molta commozione: «La maggior parte delle persone», spiega il sacerdote, «si è commossa perché fa riflettere sulla realtà dell’assistenza agli anziani, un problema che riguarda non solo l’Italia ma tutta l’Europa e che il Covid-19 ha fatto risaltare ancora di più in queste settimane drammatiche dove purtroppo sono morti tantissimi anziani in condizioni drammatiche». L’anziano, citando don Benzi, parla di “prigione dorata” dove non gli è mancato nulla se non, scrive rivolgendosi ai nipoti, “le vostre carezze”: «Non a caso il nostro Fondatore parlava di affido familiare dell’anziano», ricorda don Aldo.

«La società deve modificarsi per far posto all’anziano nella famiglia»

Don Oreste Benzi, che nelle sue denuncia era molto franco, lo scrisse nel libro Non posso tacere che raccoglie le lettere dei lettori che il “prete degli ultimi” riceveva sul Corriere Cesenate: «La società deve modificarsi per far posto all’anziano nella famiglia. Invece di investire miliardi per emarginare dobbiamo trovare altre soluzioni, e ci sono: per esempio l’affido familiare dell’anziano». E aggiungeva rispondendo a due persone, Fabrizio e Lucia, che gli avevano scritto: «Agli anziani dobbiamo dare le risposte di cui essi hanno bisogno, non le risposte che fanno comodo a noi. Gli anziani hanno bisogno di stare vicini ai nipotini e i nipotini hanno bisogno di stare con i nonni. L’anziano nel disegno di Dio è parte integrante e insostituibile della famiglia. La parola di Dio afferma categoricamente che i figli hanno il dovere di tenere con sé i genitori anche se perdono la testa. Il ricovero degli anziani è il cuore e la casa dei figli. Dio ha creato la famiglia. Gli uomini hanno inventato i ricoveri, le Rsa. (…) Dire che sono necessari e utili i ricoveri o le Rsa per conciliare le esigenze dei bambini che vogliono vedere i cartoni animati e dell’anziano che vorrebbe rivedere i film di quarant’anni fa, è irridere e deridere l’anziano. Che amarezza! Se poi c’è proprio questo problema basterebbe acquistare un apparecchio televisivo in più. Portare questi esempi per relegare gli anziani in prigioni d’oro, ma sempre prigioni, suscita sdegno e giusta indignazione».

«Questa persona che ha scritto la lettera», sottolinea don Aldo, «è stata molta rispettosa e non è stato violento nella sua denuncia, tutt’altro. Ha raccontato la sua vicenda, le gioie della vita accanto alla moglie, l’amarezza dell’ultimo periodo fino al contagio del virus». Non suona come un atto d’accusa molto forte nei confronti degli ospizi? «La maggior parte delle persone che lavorano nelle Rsa e in questi istituti compiono il loro dovere con grande sacrificio e dedizione», risponde don Aldo, «però non possiamo ignorare anche i casi di cronaca che emergono come quello della settimana scorsa a Palermo dove la Guardia di Finanza ha sequestrato una casa di riposo arrestando sei donne accusate a vario titolo di maltrattamenti ai danni degli anziani ospiti. Il problema di come, in alcune strutture, vengono trattate queste persone esiste e purtroppo ci sono alcuni operatori che non dimostrano di avere un’etica robusta per lavorare in un ambito così delicato e complesso».

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