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Il vescovo di Locri benedice i rami d'ulivo in carcere: «Vi sono vicino»

05/04/2020  Mons. Francesco Oliva, nel rispetto di tutte le regole anti contagio, ha scelto di iniziare la Settimana Santa tra i detenuti: «La vostra sofferenza è ancora maggiore, perché dentro queste mura è più pesante il timore dell’epidemia non solo per voi, ma anche per i vostri cari»

Il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, 69 anni
Il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, 69 anni

Lo scorso anno, per la Pasqua, il vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva, aveva invitato i detenuti della locale casa circondariale, a “guardare oltre il male commesso” perché il male commesso “non può essere l’ultima parola sulla vostra vita. Si può ricominciare”. E anche per questa Pasqua il presule non dimentica i detenuti. Nella mattinata della Domenica delle Palme, mons. Oliva ha voluto iniziare le celebrazioni della Settimana Santa proprio da qui, dalla Casa Circondariale di Locri.

Nel pieno rispetto delle normative decretate dal Governo, il vescovo della Locride ha benedetto, in un locale del penitenziario, i ramoscelli di ulivo per poi essere consegnati ai detenuti che non hanno potuto partecipare al rito ma solo ritirare in Cappella, dopo la benedizione, i ramoscelli benedetti. Con il vescovo il cappellano del carcere, don Francesco Rutigliano, che, insieme alla direttrice Patrizia Delfino e al corpo della polizia penitenziaria e dell’intero personale si sono prodigati per la realizzazione di questa iniziativa, nella “durezza del tempo che stiamo vivendo, dove muri invisibile separano le nostre relazioni umani e sociali”, ha detto don Francesco aggiungendo che dallo stesso tempo “ricaviamo una lezione esemplare che deve indurci a riflettere sulla sacralità delle vita e del valore degli altri, in relazione a noi”.

La presenza del Vescovo, in questo “luogo di sofferenza”, nella Domenica delle Palme, è la stessa “presenza della Chiesa. Non si poteva negare - aggiunge il cappellano - la speranza a chi vive di sola speranza e di grandi sogni! In questi luoghi, ogni respiro, ogni attimo, ogni parola è intrisa di desiderio di perdono e di voglia di riscatto. Ogni presenza materna è per loro, una mano tesa, verso chi ci crede di farcela, se al giudizio e alla vedetta, sa ritrovarsi di fronte: tenerezza e coraggio che invoglia a crederci ancora”. Il vescovo si è rammaricato con i detenuti di non aver avuto la possibilità salutare “uno per uno come ero abituato, per le restrizioni dovute al contagio del coronavirus”. “Anch’io come voi avverto il peso dell’essere costretti a stare al chiuso”, ha scritto in un messaggio: “lo faccio perché questo giova a contenere il contagio ed a tutela della salute propria e altrui. La salute va sempre tutelata, ovunque ci si trovi, anche qui, anche a costo di grandi sacrifici. Per voi le restrizioni sono di maggior peso. La vostra sofferenza è ancora maggiore, perché dentro queste mura è più pesante il timore dell’epidemia non solo per voi, ma anche per i vostri cari”.

Da qui l’invito a non lasciarsi “prendere dallo scoraggiamento. Passerà questo pandemia. Non sentitevi soli”. Il vescovo ha chiesto di compiere per la Pasqua “un gesto di pietà”: “avendo fra le vostre mani una croce o davanti al Crocifisso dite: ‘Grazie, Signore, che ti sei offerto per me. La tua morte mi guarisce dalle ferite del male, ti chiedo perdono di tutto ciò che ho fatto, donami la tua pace’. Se fate questo atto di pentimento sincero, anche se il cappellano non potesse raggiungervi tutti in questa settimana, potete ottenere la pace ed il perdono che desiderate ed appena possibile farete la confessione”.

Il dono di un organetto e un tamburello per promuovere corsi di musica

Mons. Oliva ha anche voluto portare un regalo ai detenuti, o meglio, esaudire una loro richiesta. Al presule erano stati richiesti due strumenti molto diffusi in Calabria per accompagnare la tarantella, uno dei canti e balli più diffusi: l’organetto e il tamburello. Strumenti utili nella casa circondariale per percorsi formativi e per promuovere corsi di musica, molto diffusi da qualche anno a questa parte con il coinvolgimento di esperti volontari per favorire, come spiega la diocesi, la collaborazione, “creare sana aggregazione e armonia di relazioni umane”.

Mons. Oliva ogni anno si reca in carcere per la Messa in “Caena Domini” e per fare la lavanda dei piedi ai detenuti il Giovedì Santo. Quest'anno non sarà possibile ma Oliva sarà nuovamente presso la Casa Circondariale mercoled prossimoì: in quella occasione - con le dovute precauzioni e limitazioni previste dalle ordinanze ministeriali - farà un giro tra i reparti e rivolgerà un augurio personale ad ogni detenuto che incontrerà nelle celle per “riaffermare che la speranza della Pasqua è gloria del Risorto! Ogni confine di morte, di paura, di solitudine è riscattato dalla vittoria della vita, liberata da ogni tipo di sconfitta e di morte”. Il vescovo Oliva in questi giorni ha voluto anche benedire i cellulari e tutti gli strumenti di comunicazione sociale che, in questi giorni caratterizzati dallo slogan #iorestoacasa, si stanno rivelando di grandissima utilità, ma anche strumenti di evangelizzazione. “Chiedo al Signore – ha detto - una benedizione su quanti se ne avvalgono in modo appropriato e corretto, soprattutto in questo tempo condizionato gravemente dalle restrizioni di prevenzione del contagio da coronavirus. Benedico gli strumenti della comunicazione sociale e quanti se ne avvalgono. Benedico i medici, il personale sanitario, i ricercatori e gli scienziati, i docenti e gli studenti, che attraverso un cellulare ed un Ipad, un computer, comunicano a distanza, lavorano, risolvono tanti problemi e trovano soluzioni tecniche a molti problemi del nostro tempo”.

E anche quest’anno la diocesi di Locri ha fatto dono a tutte le diocesi italiane dell’essenza del bergamotto. La fragranza, riposta in un’ampolla, di questo agrume particolare che viene prodotto soltanto in una fascia di cento chilometri, nella provincia reggina servirà per profumare l’olio del Crisma il prossimo Giovedì Santo.

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