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mercoledì 23 settembre 2020
 
Giovedì Santo
 

«I sacerdoti vicini ai malati, medici e infermieri i santi della porta accanto»

09/04/2020  Francesco celebra la Messa “in Coena Domini” nella Basilica di San Pietro senza fedeli e ricorda i preti che «servendo hanno dato la vita» e quelli «calunniati» in riferimento al tema degli abusi: «Alcuni mi dicevano che non possono uscire da casa col clergyman, perché li insultano»

«In questi giorni sono morti più di sessanta sacerdoti qui in Italia nel servizio ai malati negli ospedali anche insieme a tanti medici e infermieri. Sono i santi della porta accanto. Sacerdoti che servendo hanno dato la vita». In una Basilica di San Pietro vuota e senza fedeli, papa Francesco celebra la Messa nella “Cena del Signore” che dà inizio al Triduo pasquale e pronuncia a braccio l’omelia.

È la prima volta che Bergoglio celebra i riti del Giovedì Santo nella Basilica di San Pietro. Sin dal primo anno di pontificato, nel 2013, infatti, ha sempre scelto un carcere o un altro luogo di sofferenza per compiere il rito della lavanda dei piedi che quest’anno non si è svolto a causa delle restrizioni sul coronavirus.

Davanti all’Altare della cattedra ci sono pochissimi fedeli: c’è l’arciprete della Basilica vaticana, il cardinale Angelo Comastri, alcune suore, i lettori e il coro. Tutti a distanza di sicurezza. È una liturgia sobria, essenziale. Il Papa indossa i paramenti bianchi. Non c’è la processione all’offertorio, né la Reposizione del Santissimo Sacramento al termine della Messa. Al canto del Gloria vengono suonate le campane che poi taceranno fino all'annunzio della Resurrezione nella notte di Pasqua.

Nell’omelia Francesco si sofferma sui tre grandi temi del Giovedì Santo: l’Eucarestia, il servizio e l’unzione sacerdotale, «realtà», dice il Papa, «che oggi viviamo in questa celebrazione».

«Ci sono sacerdoti calunniati che non possono uscire da casa perché insultati»

Nell’Eucarestia, spiega Francesco, «il Signore vuole rimanere con noi e noi diventiamo sempre tabernacolo del Signore, lo portiamo con noi al punto che lui stesso ci dice che se non mangiamo il suo Corpo e non beviamo il suo Sangue non entreremo nel regno dei cieli. È il mistero del pane e del vino, del Signore con noi e in noi».

Poi il Papa si sofferma sul servizio partendo dal gesto, raccontato nel Vangelo di Giovanni, in cui Gesù durante l’Ultima Cena lava i piedi ai sui discepoli: «Quel gesto è la condizione per entrare nel regno dei cieli», dice Bergoglio, «il Signore con lo scambio di parole che ha avuto con Pietro gli fa capire che per entrare nel Regno dei cieli dobbiamo lasciare che il Signore ci serva, sia il servo di Dio e il servo di noi. Questo è difficile da capire ma se non lascio che il Signore non sia il mio servitore, mi lavi, mi faccia crescere, mi perdoni non entrerò nel regno dei cieli».

Nel Giovedì Santo si ricorda l’istituzione del sacerdozio cristiano: «Oggi vorrei essere vicino ai sacerdoti, tutti, dal più recente ordinato fino al Papa. Tutti siamo sacerdoti, tutti siamo unti del Signore, unti per celebrare l’Eucarestia, unti per servire. Oggi», ricorda il Papa, «non è stata celebrata la Messa crismale, spero di poterlo fare prima di Pentecoste, ma non posso lasciar passare questa Messa senza ricordare i sacerdoti che offrono la vita per il Signore, che sono dei servitori».

Francesco racconta di aver «ricevuto una lettera di un sacerdote francescano, cappellano di un carcere, che racconta come vive questa Settimana Santa con i detenuti» ed elogia tutti quei sacerdoti «che vanno lontano per portare il Vangelo e muoiono lì. Nessuno sa i loro nomi, sono sacerdoti anonimi, dal parroco di campagna a chi si divide tra cinque o sette paesini di montagna». Un sacerdote, racconta ancora il Papa, «mi diceva che conosceva tutti i nomi della gente del paese, anche il nome dei cani. La vicinanza sacerdotale, bravi questi sacerdoti. Oggi li porto nel mio cuore e all’altare».

Francesco pensa anche ai «sacerdoti calunniati, alcuni mi dicevano che non possono uscire da casa con il clergyman perché li insultavano, gli dicevano cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto con la scoperta dei sacerdoti che fanno cose brutte». Ricorda i «sacerdoti peccatori che insieme ai vescovi e al Papa, tutti peccatori, non si dimenticano di chiedere perdono e imparano a perdonare perché sanno di chiedere perdono e di perdonare. Tutti siamo peccatori».

La celebrazione della Passione e la Via Crucis a San Pietro

  

Domani, Venerdì Santo, alle 18 papa Francesco presiede la celebrazione della Passione del Signore: sarà padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, a tenere l’omelia. Alle 21, sul Sagrato della basilica di San Pietro, ha luogo la Via Crucis. Il cammino della Croce, che inizia nei pressi dell’obelisco ed è segnato dalle fiaccole a terra, è condotto da due gruppi, di cinque persone ciascuno: quello della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova e quello della Direzione Sanità e Igiene del Vaticano.

Sabato Santo, alle 21 in basilica, Bergoglio presiede la Veglia pasquale nella notte santa, con il rito della Benedizione del fuoco ai piedi dell’Altare della Confessione. Viene omessa la preparazione del cero pasquale, così come l’accensione dei lumini ai fedeli. Si conserva, invece, la progressiva accensione della Basilica, fino all’illuminazione completa al canto del “Gloria”. Nel corso della cerimonia non hanno luogo i battesimi.

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Giovedì Santo, le immagini della Messa del Papa nella Basilica vuota
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