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martedì 28 giugno 2022
 
Coronavirus
 

Esposto in Procura dei parenti degli anziani morti al Trivulzio: «Disastro sanitario»

16/06/2020  Oltre 150 famigliari di 60 degenti morti al Pat danno vita all'associazione Felicita: «Chiediamo giustizia per i nostri cari e ci opponiamo all’introduzione di un eventuale scudo penale. Bisogna stabilire la responsabilità di quello che è accaduto»

Il sit-in dei familiari delle vittime davanti ai cancelli del Trivulzio il 22 maggio scorso (Ansa)
Il sit-in dei familiari delle vittime davanti ai cancelli del Trivulzio il 22 maggio scorso (Ansa)

I parenti degli anziani morti al Pio Albergo Trivulzio (Pat) di Milano vogliono vederci chiaro. Venerdì scorso hanno incontrato il Prefetto, Renato Saccone, per chiedergli di poter tornare a visitare i propri cari all'interno della struttura. Martedì mattina con una conferenza stampa in streaming hanno annunciato di aver presentato in Procura (che già indaga per epidemia e omicidio colposi) un esposto collettivo per tutelare i loro congiunti morti al Pat durante la fase acuta della pandemia di Covid-19 che ha flagellato la Lombardia.

Al Pat, la “Baggina” dei milanesi, che comprende anche l’istituto “Principessa Jolanda” e il “Frisia” di Merate, in provincia di Lecco, tra gennaio e aprile ci sono stati complessivamente 405 morti. Di questi, 300 solo al Trivulzio, con un tasso di mortalità, rispetto a ospiti e pazienti presenti, che varia dal 18 al 28%, a seconda delle strutture.

«La sede giudiziaria è la sede consona per stabilire la responsabilità per i fatti accaduti e a tal riguardo ci opponiamo all’introduzione di un eventuale scudo penale», spiega Alessandro Azzoni, Presidente del comitato “Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio”, nato spontaneamente il 16 aprile scorso, e che ora è divenuto Associazione Felicita e che rappresenta circa 150 tra familiari e personale sanitario del Pat ed è assistita, per quanto riguarda le iniziative in sede penale, dallo studio legale LSM&Associati e, nella sua fase costitutiva, dall’avvocato Marco Petrassi, dello studio legale SZA.

L’esposto presentato in Procura, spiegano, ha già raccolto l’adesione di oltre 140 famigliari di circa 60 degenti della struttura per offrire all’autorità inquirente il quadro complessivo delle evidenze raccolte in questi due mesi dal comitato Verità e Giustizia. Le firme saranno depositate nei prossimi giorni mentre l’esposto, sottolineano, «offre in generale un’articolata riflessione sulla portata in sede penale dei fatti accaduti, e ipotizza la sussistenza di ulteriori gravi delitti rispetto a quelli attualmente al vaglio degli inquirenti. In particolare, con l’atto l’Associazione sottopone alla Procura una prima valutazione sulla sussistenza del delitto di disastro sanitario, con il concorso determinante delle gravi carenze organizzative del Pat, già manifestatesi nelle settimane precedenti la pandemia».

Inoltre, con riferimento ai ritardi e ai divieti nella distribuzione e nell’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, l’Associazione chiede agli inquirenti di «valutare la configurabilità del delitto di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. I familiari delle vittime riuniti nell’Associazione chiedono alla Procura di valutare la sussistenza di profili di responsabilità, sia all’interno sia all’esterno della struttura, per la tragedia consumatasi al Pat».

Dalle informazioni non ufficiali raccolte da inizio marzo fino a fine aprile, spiegano dall’Associazione, «erano circa 200 gli anziani deceduti su 1.000 degenti, circa 200 erano quelli positivi al Covid-19, il personale era fortemente sotto organico con turni massacranti, su 1.100 operatori sanitari quasi 300 erano a casa malati».

«Abbiamo seguito tutte le indicazioni necessarie»

Finora sono più di 50 le testimonianze di parenti di anziani morti o che si sono ammalati al Pio Albergo Trivulzio, raccolte nell'inchiesta della Procura milanese per epidemia e omicidio colposi e che vede indagato anche il direttore generale Giuseppe Calicchio. Nell'indagine inquirenti e investigatori, oltre ad incamerare denunce e deposizioni di familiari, operatori, sindacalisti, stanno ricostruendo l'iter delle delibere e disposizioni della Regione e dell'Ats e del loro recepimento nelle singole Rsa, anche sul fronte dell'uso delle mascherine. A fine aprile i militari della Guardia di finanza hanno effettuato sequestri, perquisizioni e acquisizioni di documenti nelle strutture che fanno riferimento al Pat e negli uffici della Regione Lombardia.

Sulla gestione e lo spostamento dei pazienti nei vari reparti «c’è sempre stata attenzione», venivano seguite «le indicazioni operative che si sono succedute via via» e «dal momento in cui si è potuto eseguire i tamponi è ovviamente stata garantita maggiormente la sicurezza, ma l’assistenza è sempre stata data con professionalità», ha replicato il virologo Fabrizio Pregliasco, supervisore scientifico del Trivulzio. Pregliasco ha chiarito che «fin da subito sono state adottate le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità» e la struttura ha seguito le normative «nazionali e regionali».

Il 5 maggio scorso il portavoce del Comitato Azzoni è stato ascoltato dalla Commissione di verifica di ATS, costituita dalla Regione, mentre quattro giorni dopo, il 9, ha incontrato proprio Pregliasco, ponendogli una serie di domande riguardanti la struttura del Pat, il controllo del contagio, la gestione del rischio e l’accesso alle informazioni per favorire la massima trasparenza. «Non abbiamo mai ricevuto risposte scritte, come promesso», denunciano i familiari. Che il 22 maggio si sono dati appuntamento davanti ai cancelli del Trivulzio per un sit-in silenzioso, con un fiore e la foto degli anziani morti tra quelle mura nell’infuriare della pandemia.

 
 
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