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lunedì 13 luglio 2020
 
Il Papa
 

«Preghiamo per chi a causa del virus è morto da solo, senza una carezza»

05/05/2020  Francesco a Santa Marta ricorda le vittime della pandemia morte in solitudine «senza neanche il funerale. Il Signore li riceva nella gloria». E ricorda gli ostacoli che ci impediscono di conoscere il Signore: «Clericalismo, ricchezza, accidia, rigidità, ideologie e spirito mondano»

Papa Francesco celebra la Messa a Santa Marta nel martedì della quarta settimana di Pasqua e nell’introduzione rivolge il suo pensiero alle vittime del coronavirus: «Preghiamo oggi per i defunti che sono morti per la pandemia. Sono morti da soli, sono morti senza la carezza dei loro cari, tanti di loro, neppure con il funerale. Il Signore li riceva nella gloria».

Nell'omelia, riportata da Vatican News, il Papa ha commentato il Vangelo odierno (Gv 10, 22-30) in cui i giudei chiedono a Gesù di dire apertamente se sia lui il Cristo. Ma il Signore risponde: “Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore”. «Questo», ha detto il Pontefice, «ci suscita un dubbio: ma io credo? E si chiede: cosa mi ferma davanti alla porta che è Gesù? “Ci sono degli atteggiamenti previi alla confessione di Gesù. Anche per noi, che siamo nel gregge di Gesù. Sono come “antipatie previe”, che non ci lasciano andare avanti nella conoscenza del Signore».

Il primo ostacolo, spiega, «è la ricchezza: “Anche tanti di noi, che siamo entrati dalla porta del Signore, poi ci fermiamo e non andiamo avanti perché siamo imprigionati nelle ricchezze. Il Signore è stato duro, con le ricchezze perché sono un impedimento per andare avanti. Ma dobbiamo cadere nel pauperismo? No. Ma non essere schiavi delle ricchezze, non vivere per le ricchezze, perché le ricchezze sono un signore, sono il signore di questo mondo e non possiamo servire due signori. E le ricchezze ci fermano. Un’altra cosa che impedisce di andare avanti nella conoscenza di Gesù, nell’appartenenza di Gesù - ha detto - è la rigidità: la rigidità di cuore. Anche la rigidità nell’interpretazione della Legge. Gesù rimprovera i farisei, i dottori della Legge per questa rigidità. Che non è fedeltà: la fedeltà è sempre un dono a Dio; la rigidità è una sicurezza per me stesso».

Francesco a questo proposito racconta un aneddoto: «una signora che aveva partecipato a un matrimonio di sabato pomeriggio gli chiese se valeva come Messa domenicale, ma le letture erano diverse e temeva di essere caduta in peccato mortale, perché forse era andata a “una Messa che non era vera, perché le Letture non erano vere”. Quella signora apparteneva a un movimento ecclesiale… Rigidità. Questo ci allontana dalla saggezza di Gesù, dalla saggezza di Gesù; ti toglie la libertà. E tanti pastori fanno crescere questa rigidità nelle anime dei fedeli, e questa rigidità non ci fa entrare dalla porta di Gesù».

«ll clericalismo è una brutta malattia che toglie la libertà della fede»

Francesco descrive un altro impedimento: l’accidia. «Quella stanchezza che “ci toglie la volontà di andare avanti” e “ti porta al tepore e ti fa tiepido. L’accidia … è un’altra cosa che ci impedisce di andar avanti».

Un altro atteggiamento brutto è il clericalismo, perché «si mette al posto di Gesù. Questo è così, così, così, e se non fai così, così, così tu non puoi entrare. Un clericalismo che toglie la libertà della fede dei credenti. È una malattia, questa; brutta, nella Chiesa: l’atteggiamento clericalista».

Un’altra cosa che ci impedisce di andare avanti nella conoscenza di Gesù «è lo spirito mondano. Quando l’osservanza della fede, la pratica della fede finisce in mondanità. E tutto è mondano. Pensiamo alla celebrazione di alcuni sacramenti in alcune parrocchie: quanta mondanità c’è lì! E non si capisce bene la grazia della presenza di Gesù«. In tutti questi atteggiamenti, l’attaccamento alle ricchezze, l’accidia, la rigidità, la mondanità, il clericalismo, le ideologie, afferma il Papa, «manca la libertà. E non si può seguire Gesù senza libertà». Certo, a volte «la libertà va oltre e uno scivola ma peggio è scivolare prima» di iniziare a camminare verso Gesù. Al termine dell’omelia il Papa ha pregato il Signore di illuminarci «per vedere dentro di noi se c’è la libertà di andare verso di Lui e diventare pecore del suo gregge».

Francesco ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica epoi ha invitato a fare la Comunione spirituale con questa preghiera: «Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te».

Prima di lasciare la Cappella dedicata allo Spirito Santo, è stata intonata l’antifona mariana Regina caeli, che si canta nel tempo pasquale.

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