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lunedì 13 luglio 2020
 
Il Papa
 

«Preghiamo per gli studenti e gli insegnanti che devono trovare nuovi modi per fare lezione»

13/05/2020  Il pensiero di Francesco per il mondo della scuola: «Il Signore li aiuti in questo cammino, dia loro coraggio e anche un bel successo». E ricorda: «La vita cristiana è un reciproco rimanere: noi nel Signore e Lui in noi». Lunedì 18 maggio, con la ripresa delle messe con i fedeli in Italia, stop alle dirette da Santa Marta

«Preghiamo oggi per gli studenti, i ragazzi che studiano, e gli insegnanti che devono trovare nuove modalità per andare avanti nell’insegnamento: che il Signore li aiuti in questo cammino, dia loro coraggio e anche un bel successo». È questo il pensiero introduttivo di papa Francesco che ha celebrato la Messa a Santa Marta nel mercoledì della quinta settimana di Pasqua e nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria della Madonna di Fatima.

Quella di lunedì prossimo, 18 maggio, alle 7 di mattina, sarà l’ultima celebrazione «di una serie che ogni giorno, per più di due mesi, ha accompagnato milioni di persone in tutto il mondo», come scrive Andrea Tornielli in un editoriale su Vatican News. In occasione della ripresa delle messe con il popolo in Italia, papa Francesco infatti ha deciso di interrompere la diretta della messa mattutina. Il 18 maggio si festeggia il centesimo anniversario della nascita di Karol Wojtyla, e per questo Francesco celebrerà dall’altare sulla tomba del Pontefice suo predecessore, nato nel 1920, eletto Vescovo di Roma nel 1978, morto nel 2005 e canonizzato nel 2014.

Nell'omelia odierna, riportata da Vatican News, il Papa ha commentato il brano del Vangelo odierno (Gv 15, 1-8) in cui Gesù dice ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto ... Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla».

Il Signore, ha detto il Papa, «torna sul “rimanere in Lui”, e ci dice: “La vita cristiana è rimanere in me”. Rimanere. E usa qui l’immagine della vite, come i tralci rimangono nella vite. E questo ‘rimanere’ non è un rimanere passivo, un addormentarsi nel Signore: questo sarebbe forse un sonno beatifico”. Invece “questo “rimanere” è un “rimanere” attivo, e anche è un “rimanere” reciproco. Perché? Perché Lui dice: “Rimanete in me e io in voi”. Anche Lui rimane in noi, non solo noi in Lui. È un rimanere reciproco”». Questo «rimanere reciproco, ha proseguito, «è un mistero, un mistero di vita, un mistero bellissimo. È vero, i tralci senza la vite non possono fare nulla perché non arriva la linfa, hanno bisogno della linfa per crescere e per dar frutto. Ma anche l’albero, la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non vengono attaccati all’albero, alla vite. È un bisogno reciproco, è un rimanere reciproco per dar frutto. E questa è la vita cristiana: è vero, la vita cristiana è compiere i comandamenti, questo si deve fare. La vita cristiana è andare sulla strada delle beatitudini: questo si deve fare. La vita cristiana è portare avanti le opere di misericordia, come il Signore ci insegna nel Vangelo: e questo si deve fare. Ma anche di più: è questo rimanere reciproco. Noi senza Gesù non possiamo fare nulla, come i tralci senza la vite. E Lui – mi permetta il Signore di dirlo – senza di noi sembra che non possa fare nulla, perché il frutto lo dà il tralcio, non l’albero, la vite». In questo “rimanere” reciproco c’è la fecondità.

E qual è, si chiede il Papa «un po’ con audacia», il bisogno che ha l’albero della vite per dei tralci? «È avere dei frutti. Qual è il bisogno che ha Gesù di noi? La testimonianza. Quando nel Vangelo dice che noi siamo luce, dice: “Siate luce, perché gli uomini vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre”, cioè la testimonianza è la necessità che ha Gesù di noi. Dare testimonianza del suo nome, perché la fede, il Vangelo cresce per testimonianza».

«Il Signore ci aiuti a comprendere il dialogo di intimità con Lui»

Gesù «ha bisogno della nostra testimonianza perché la Chiesa cresca. E questo è il mistero reciproco del “rimanere”. Lui e il Padre e lo Spirito rimangono in noi, e noi rimaniamo in Gesù. Ci farà bene pensare e riflettere su questo: rimanere in Gesù e Gesù rimane in noi. Rimanere in Gesù per avere la linfa, la forza, per avere la giustificazione, la gratuità, per avere la fecondità. E Lui rimane in noi per darci la forza del frutto, per darci la forza della testimonianza con la quale cresce la Chiesa».

E il rapporto tra noi e Gesù «è un rapporto di intimità, un rapporto mistico, un rapporto senza parole. “Ma Padre, ma questo, che lo facciano i mistici!”. No: questo è per tutti noi. Con piccoli pensieri: “Signore, io so che Tu sei: dammi la forza e io farò quello che tu mi dirai”. Quel dialogo di intimità con il Signore. Il Signore è presente, il Signore è presente in noi, il Padre è presente in noi, lo Spirito è presente in noi; rimangono in noi. Ma io devo rimanere in Loro».

Che il Signore, è la preghiera conclusiva del Papa, «ci aiuti a capire, a sentire questa mistica del “rimanere” su cui Gesù insiste tanto. Tante volte noi, quando parliamo della vite e dei tralci, ci fermiamo alla figura, al mestiere dell’agricoltore, del Padre, che quello che porta frutto lo taglia, cioè lo pota, e quello che non porta frutto lo taglia. È vero, fa questo, ma non è tutto, no. C’è l’altro. Questo è l’aiuto: le prove, le difficoltà della vita, anche le correzioni che ci fa il Signore. Ma non fermiamoci qui. Tra la vite e i tralci c’è questo ‘rimanere’ intimo. I tralci, noi, abbiamo bisogno della linfa, e la vite ha bisogno dei frutti, della testimonianza».

Papa Francesco ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica e ha invitato a fare la Comunione spirituale con questa preghiera: «Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te».

Al termine, sono state intonate due strofe dell’Ave Maria di Fatima nel giorno della sua festa liturgica.

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