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giovedì 09 luglio 2020
 
il Papa
 

«Preghiamo per le famiglie in crisi affamate dagli usurai»

23/04/2020  Francesco a Santa Marta: «Tante persone, con figli, non possono lavorare e non hanno da mangiare. E poi gli usurai gli prendono il poco che hanno. Preghiamo perché si convertano e perché non ci sia una pandemia sociale»

Papa Francesco celebra la Messa a Santa Marta e mette in guardia dal rischio di una “pandemia sociale” con gli usurai aguzzini delle famiglie in difficoltà: «In tante parti si sente uno degli effetti di questa pandemia: tante famiglie che hanno bisogno, fanno la fame e purtroppo li "aiuta" il gruppo degli usurai», afferma Francesco, «questa è un’altra pandemia. La pandemia sociale: famiglie di gente che ha un lavoro giornaliero, o purtroppo un lavoro in nero, che non possono lavorare e non hanno da mangiare, con figli. E poi gli usurai gli prendono il poco che hanno. Preghiamo. Preghiamo per queste famiglie, per quei tanti bambini di queste famiglie, per la dignità di queste famiglie e preghiamo anche per gli usurai: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano».

Nell’omelia, riportata da Vatican News, il Papa commenta il passo degli Atti degli Apostoli (At 5,27-33) in cui Pietro, di fronte ai rimproveri e alle minacce del sommo sacerdote che vuole proibirgli di insegnare al popolo, risponde che bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini e annuncia apertamente davanti a tutti la risurrezione di Gesù, il salvatore, che i capi religiosi hanno voluto mettere a morte. Questo brano, dice il Pontefice, «continua la storia che era incominciata con la guarigione dello storpio presso la Porta Bella del Tempio. Gli apostoli sono stati portati davanti al sinedrio, poi sono stati inviati in carcere, poi un angelo li ha liberati. E questa mattina, proprio quella mattina, dovevano uscire dal carcere per essere giudicati, ma erano stati liberati dall’angelo e predicavano nel Tempio. “In quei giorni, [il comandante e gli inservienti] condussero gli apostoli e li presentarono nel sinedrio; sono andati a prenderli nel Tempio e li hanno portati nel sinedrio. E lì, il sommo sacerdote li rimproverò: “Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? – cioè nel nome di Gesù – e voi, “ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e anche volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo”, perché gli apostoli, Pietro soprattutto, rimproverava; Pietro e Giovanni rimproveravano ai dirigenti, ai sacerdoti, di aver ucciso Gesù. E allora Pietro rispose insieme agli apostoli con quella storia: “Bisogna obbedire a Dio, noi siamo obbedienti a Dio e voi siete i colpevoli di questo”. E accusa, ma con un coraggio, con una franchezza, che uno si domanda: “Ma questo è il Pietro che ha rinnegato Gesù? Quel Pietro che aveva tanta paura, quel Pietro che era pure un codardo? Come mai è arrivato qui?”. E finisce anche dicendo: “E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo che è con noi, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono”. Qual è stata la strada di questo Pietro per arrivare a questo punto, a questo coraggio, a questa franchezza, a esporsi? Perché lui poteva arrivare a dei compromessi e dire ai sacerdoti: “Ma state tranquilli, noi andremo, parleremo un po’ con un tono più basso, non vi accuseremo mai in pubblico, ma voi lasciateci in pace”, e arrivare a dei compromessi».

«Il Signore ci insegni a chiedergli la grazia per ognuno di noi»

Nella storia, continua Bergoglio, «la Chiesa ha dovuto fare questo tante volte per salvare il popolo di Dio. E tante volte, lo ha anche fatto per salvare se stessa - ma non la Santa Chiesa – ma i dirigenti. I compromessi possono essere buoni e possono essere cattivi. Ma loro potevano uscire dal compromesso? No, Pietro ha detto: “Niente compromesso. Voi siete i colpevoli”, e con questo coraggio. E come Pietro è arrivato a questo punto? Perché era un uomo entusiasta, un uomo che amava con forza, anche un uomo timoroso, un uomo che era aperto a Dio al punto che Dio gli rivela che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, ma poco dopo – subito – si lascia cadere nella tentazione di dire a Gesù: “No, Signore, per questa strada no: andiamo per l’altra”: la redenzione senza Croce. E Gesù gli dice: “Satana”. Un Pietro che passava dalla tentazione alla grazia, un Pietro che è capace di inginocchiarsi davanti a Gesù e dire: “allontànati da me che sono peccatore”, e poi un Pietro che cerca di passarla, senza farsi vedere e per non finire in carcere rinnega Gesù. È un Pietro instabile, ma perché era molto generoso e anche molto debole. Qual è il segreto, qual è la forza che ha avuto Pietro per arrivare qui? C’è un versetto che ci aiuterà a capire questo. Prima della Passione, Gesù disse agli apostoli: “Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano”. È il momento della tentazione: “Sarete così, come il grano”. E a Pietro dice: “E io pregherò per te,«perché la tua fede non venga meno”. È questo il segreto di Pietro: la preghiera di Gesù. Gesù prega per Pietro, perché la sua fede non venga meno e possa – dice Gesù – confermare nella fede i fratelli. Gesù prega per Pietro. E questo che ha fatto Gesù con Pietro, lo fa con tutti noi. Gesù prega per noi; prega davanti al Padre. Noi siamo abituati a pregare Gesù perché ci dia questa grazia, quell’altra, ci aiuti, ma non siamo abituati a contemplare Gesù che fa vedere al Padre le piaghe, a Gesù, l’intercessore, a Gesù che prega per noi. E Pietro è stato capace di fare tutta questa strada, da codardo a coraggioso, con il dono dello Spirito Santo grazie alla preghiera di Gesù. Pensiamo un po’ a questo», ha concluso il Papa, «rivolgiamoci a Gesù, ringraziando che Lui prega per noi. Per ognuno di noi Gesù prega. Gesù è l’intercessore. Gesù ha voluto portare con sé le piaghe per farle vedere al Padre. È il prezzo della nostra salvezza. Dobbiamo avere più fiducia; più che nelle nostre preghiere, nella preghiera di Gesù. “Signore, prega per me” – “Ma io sono Dio, io posso darti …” – “Si, ma prega per me, perché Tu sei l’intercessore”. Che il Signore ci insegni a chiedergli la grazia di pregare per ognuno di noi».

Il Papa ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale con questa preghiera: «Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del tuo amore, (l’Eucaristia). Desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o Gesù, che io vengo da Te. Possa il tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, ti amo».

Prima di lasciare la Cappella dedicata allo Spirito Santo, è stata intonata l’antifona mariana Regina caeli, che si canta nel tempo di Pasqua.

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